I fondali dipinti degli anime, dai colori a tempera di Kazuo Oga al digitale
Nell'animazione giapponese i fondali non sono semplici scenografie. Storia, tecniche e protagonisti di un mestiere che ha dato agli anime gran parte della loro identità visiva.

Si può riconoscere un film di Miyazaki da un'erba spettinata dal vento, un fosso pieno d'acqua limpida, una nuvola gonfia sopra una risaia. Nessuno di questi elementi si muove. Sono dipinti, e chi li ha realizzati raramente compare nelle interviste. Eppure nell'animazione giapponese i fondali, chiamati haikei, hanno un peso enorme, spesso più che in altre tradizioni.
Perché i fondali contano tanto
L'animazione limitata, nata con la televisione negli anni Sessanta, ha imposto ai personaggi un numero ridotto di disegni. Per compensare, i fondali sono diventati ricchi, dettagliati, carichi di atmosfera. Una lunga carrellata su un paesaggio dipinto costa molto meno di un personaggio che corre, ma comunica luogo, ora, stagione, emozione.
Il reparto artistico è guidato dal bijutsu kantoku, il direttore artistico, che stabilisce lo stile e dipinge le tavole di riferimento. I pittori di fondali, partendo dai layout degli animatori, realizzano i singoli sfondi di ogni inquadratura.
La tecnica tradizionale
Per decenni i fondali sono stati dipinti a mano su carta con colori a tempera opachi, chiamati in Giappone poster color. Si stendono rapidamente, coprono bene, permettono sfumature e correzioni. I pittori lavoravano con pennelli di diverse misure, a volte con aerografo per cieli e luci. Ogni fondale doveva rispettare esattamente la composizione del layout, con spazi pensati per i personaggi che si sarebbero sovrapposti.
Alcuni maestri
La storia dei fondali giapponesi è fatta di nomi poco conosciuti dal grande pubblico.
- Shichirō Kobayashi fondò lo studio Kobayashi Production, che formò molti pittori. Fu direttore artistico di Il castello di Cagliostro e di Angel's Egg di Oshii, ed è noto per atmosfere cupe e poetiche.
- Kazuo Oga, formatosi proprio da Kobayashi, è il direttore artistico di Il mio vicino Totoro, Pom Poko e altri film Ghibli. Le sue foreste verdi e umide sono diventate un'icona.
- Nizō Yamamoto ha firmato i fondali di Laputa e La tomba delle lucciole, con cieli e città di grande intensità.
- Hiromasa Ogura ha lavorato con Oshii su Patlabor e Ghost in the Shell, creando città grigie, piovose, realistiche.
Ognuno di loro ha un modo diverso di vedere la natura e la città, e questo contribuisce in modo decisivo all'identità dei film.
Il passaggio al digitale
Dagli anni Duemila la maggior parte dei fondali viene dipinta direttamente al computer, con programmi come Photoshop, oppure dipinta a mano e poi rielaborata digitalmente. Il digitale consente di correggere, separare in livelli, aggiungere effetti di luce in composizione.
Alcuni autori hanno fatto del digitale una cifra stilistica. I film di Makoto Shinkai partono spesso da fotografie di luoghi reali, poi ridipinte e arricchite di luce, riflessi, nuvole. Questa estetica, molto riconoscibile, ha influenzato un'intera generazione di serie televisive.
Ghibli e alcuni altri studi hanno continuato a dipingere molti fondali a mano anche in epoca digitale, scansionandoli poi per la composizione.
Il rapporto con i personaggi
Uno dei problemi tipici dell'anime è il contrasto tra fondali molto dettagliati e personaggi disegnati con linee semplici e colori piatti. Alcuni registi lo accettano come parte dello stile. Altri lavorano per armonizzare i due livelli, con colori dei personaggi adattati alla luce della scena o fondali più semplificati.
Le mostre dedicate ai pittori di fondali, che in Giappone hanno attirato un pubblico numeroso, mostrano quanto questo mestiere sia apprezzato. Viste da vicino, quelle tavole a tempera sono quadri a tutti gli effetti. Nel film durano pochi secondi, coperte dai personaggi, eppure sono loro a dirci dove siamo.


