Signe Baumane, l'autrice lettone che anima la depressione e il matrimonio
Con Rocks in My Pockets e My Love Affair with Marriage, Signe Baumane ha portato nel lungometraggio animato una voce personale, ironica e senza filtri.

Quanto pesano le pietre nelle tasche? In Rocks in My Pockets, del 2014, la domanda non è metaforica. Signe Baumane racconta le donne della sua famiglia, la nonna, le zie, le cugine, e la depressione che sembra trasmettersi da una generazione all'altra, fino a lei stessa. La voce narrante è la sua, con un forte accento lettone e un tono ironico che rende sopportabile il racconto di tentativi di suicidio, ricoveri e silenzi familiari.
Dalla Lettonia a New York
Signe Baumane nacque in Lettonia nel 1964, quando il paese faceva parte dell'Unione Sovietica. Studiò filosofia all'Università statale di Mosca e, tornata a Riga, cominciò a lavorare nell'animazione in uno studio locale e come illustratrice di libri per l'infanzia.
Alla metà degli anni Novanta si trasferì a New York. Per alcuni anni lavorò come assistente di Bill Plympton, colorando e preparando i suoi disegni. Questa esperienza le mostrò un modello di produzione indipendente, basato sul lavoro personale e sulla distribuzione diretta.
Cortometraggi senza tabù
Nei primi anni americani Baumane realizzò numerosi cortometraggi, spesso dedicati alla sessualità, raccontata con un umorismo diretto e un disegno volutamente semplice. La serie Teat Beat of Sex, composta da brevi episodi, affronta in modo ironico le esperienze e le fantasie di una donna, con un tono confidenziale e un ritmo da monologo comico.
Il suo stile grafico è riconoscibile: linee sottili e nervose, personaggi dalle forme allungate, metamorfosi improvvise in cui i corpi diventano animali, piante, oggetti. La voce narrante è quasi sempre in primo piano, e l'animazione la accompagna con immagini che commentano e contraddicono.
Rocks in My Pockets
Il primo lungometraggio, Rocks in My Pockets, fu realizzato con un piccolo gruppo di collaboratori e finanziato anche attraverso campagne di raccolta fondi. La tecnica combina il disegno a mano con fondali tridimensionali in cartapesta, costruiti e fotografati, sui quali sono inseriti i personaggi disegnati. L'effetto è quello di un teatrino di carta, materico e fragile.
Il film racconta la storia della nonna Anna, una donna istruita costretta a vivere isolata in una foresta con un marito autoritario, e poi le storie delle sue discendenti, fino all'autrice. Il tema della malattia mentale è trattato senza retorica, con una franchezza rara nell'animazione. Il film è stato presentato in numerosi festival internazionali e ha ottenuto riconoscimenti.
My Love Affair with Marriage
Il secondo lungometraggio, My Love Affair with Marriage, uscito nel 2022, segue una giovane donna lettone dall'infanzia all'età adulta, attraverso i matrimoni e le delusioni sentimentali. Il film esplora come la cultura, le canzoni, le favole e la biologia influenzino le aspettative di una donna sull'amore. Una sorta di coro di sirene canta, con ironia, le regole che la società impone.
Anche qui la tecnica mescola disegno e scenografie fisiche, e la biologia diventa uno spettacolo animato: ormoni e neuroni sono personaggi che spiegano allo spettatore che cosa succede nel corpo della protagonista. Il film è stato coprodotto tra Stati Uniti, Lettonia e Lussemburgo.
Una voce in prima persona
Baumane appartiene a una generazione di autrici che hanno portato nell'animazione la forma del racconto autobiografico, spesso associato al fumetto e al documentario. Il suo contributo sta nella capacità di trasformare esperienze private, anche dolorose, in racconti comici e poetici, e nella scelta di non nascondere il proprio punto di vista.
Il suo percorso produttivo è altrettanto significativo. Lavorando con budget ridotti, con l'aiuto di collaboratori e del pubblico, ha realizzato due lungometraggi d'autore in un'epoca in cui l'animazione per adulti fatica a trovare finanziamenti. In questo senso, Baumane ha raccolto l'eredità di Plympton e l'ha portata verso temi più intimi, dimostrando che il lungometraggio animato può essere anche una forma di autobiografia.


