Caroline Leaf, la regista che animava con la sabbia e con le dita
Sabbia su vetro retroilluminato, pittura rimodellata fotogramma per fotogramma, pellicola graffiata. Il cinema di Caroline Leaf è fatto di immagini che si trasformano.

In The Street, del 1976, una famiglia ebrea di Montréal veglia la nonna morente in un piccolo appartamento. Le stanze si aprono e si chiudono, i volti si dissolvono l'uno nell'altro, la macchina da presa sembra muoversi liberamente attraverso spazi che non esistono. Non ci sono stacchi di montaggio nel senso consueto: ogni immagine nasce dalla precedente, modellata nella pittura con le dita. È il film più noto di Caroline Leaf, e uno dei più ammirati nella storia dell'animazione d'autore.
Una scoperta all'università
Caroline Leaf nacque a Seattle nel 1946. Studiava arte al Radcliffe College, allora legato a Harvard, quando seguì un corso di animazione. Non sapendo disegnare nel modo richiesto dall'animazione tradizionale, cercò un'altra strada. Sparse della sabbia su un vetro illuminato dal basso e cominciò a spostarla con le dita, fotografando ogni piccolo cambiamento.
Da quell'esperimento nacque Sand or Peter and the Wolf, del 1969, il suo primo film. La sabbia, controluce, crea sagome nere su fondo luminoso, con contorni morbidi e granulosi. Ogni immagine distrugge la precedente: non c'è un archivio di disegni, solo una superficie che si trasforma continuamente.
Al National Film Board
All'inizio degli anni Settanta Leaf si trasferì in Canada e cominciò a lavorare per il National Film Board, l'istituzione che Norman McLaren aveva reso un punto di riferimento per l'animazione sperimentale. Lì realizzò The Owl Who Married a Goose, del 1974, tratto da una leggenda inuit, in sabbia, con le voci di donne inuit che recitano in lingua originale.
The Street, del 1976, adatta un racconto di Mordecai Richler. Per realizzarlo Leaf usò pittura ad acqua, mescolata con glicerina per rallentarne l'essiccazione, stesa su una lastra di vetro. Dipingeva un'immagine, la fotografava, poi la modificava con le dita e con il pennello per ottenere quella successiva. Il film fu candidato all'Oscar e ottenne numerosi premi nei festival.
L'anno dopo tornò alla sabbia con La metamorfosi del signor Samsa, da Kafka. La trasformazione di Gregor Samsa in insetto è perfetta per una tecnica che vive di metamorfosi: il corpo si deforma, si allunga, si ripiega, e la stanza cambia con lui.
Graffiare la pellicola
Negli anni Ottanta Leaf alternò lavori di animazione e documentari dal vero. Il ritorno più importante all'animazione è Two Sisters, del 1990. Per questo film incise direttamente le immagini sull'emulsione di una pellicola a colori di grande formato, graffiando via gli strati di colore per far emergere la luce. Il racconto, cupo e claustrofobico, segue due sorelle che vivono isolate su un'isola, una delle quali è una scrittrice con il volto sfigurato, finché l'arrivo di un estraneo rompe il loro equilibrio.
La tecnica, che richiama i lavori di McLaren, ha qui una funzione drammatica. I colori brillanti su fondo nero rendono la casa delle sorelle un luogo chiuso e allucinato.
Animazione sotto la macchina da presa
Il cinema di Leaf appartiene alla famiglia delle tecniche dirette sotto la macchina da presa, in cui l'immagine viene modificata davanti all'obiettivo senza disegni separati. È un metodo che non permette correzioni: se un passaggio non riesce, bisogna ricominciare dall'inizio della scena. Richiede quindi una pianificazione molto precisa e insieme una grande disponibilità all'imprevisto.
Leaf ha insegnato in diverse scuole, condividendo il suo metodo con molti studenti, e dalla fine degli anni Novanta si è dedicata sempre più alla pittura, stabilendosi a Londra.
Il suo lavoro ha avuto una grande influenza su generazioni di animatori indipendenti che usano sabbia, pittura su vetro e tecniche miste, e ha contribuito a far conoscere queste tecniche al di fuori dei festival. Guardare oggi The Street significa vedere un cinema in cui il racconto e il materiale sono una cosa sola: la memoria di un bambino, confusa e affettuosa, prende la forma di un colore che continua a scorrere.


