Serie animate italiane per il mondo, come si produce pensando all'estero

Coproduzioni, vendite internazionali, adattamenti linguistici. Molte serie animate italiane nascono già pensate per un pubblico globale. Ecco come funziona e quali sono i rischi.

Illustrazione per l’articolo: Serie animate italiane per il mondo, come si produce pensando all'estero
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Una serie animata per bambini costa molto. Ogni episodio richiede mesi di lavoro di decine di persone, e una stagione completa può impegnare uno studio per anni. Nessun mercato nazionale delle dimensioni di quello italiano è in grado, da solo, di ripagare questi costi. Per questo la maggior parte delle serie animate prodotte in Italia nasce con lo sguardo rivolto all'estero, fin dalla prima riga del progetto.

Una storia lunga

La vocazione internazionale dell'animazione italiana non è recente. Già negli anni Settanta e Ottanta personaggi come Calimero vennero sviluppati in collaborazione con studi giapponesi, e Il fiuto di Sherlock Holmes nacque da un'idea italiana realizzata con Tokyo Movie Shinsha. La Linea di Osvaldo Cavandoli, senza dialoghi comprensibili, girò il mondo proprio perché non aveva bisogno di traduzione.

Dagli anni Novanta in poi la produzione seriale italiana si è strutturata, con studi capaci di sviluppare progetti originali e di venderli sui mercati internazionali. Il caso più noto è Winx Club di Rainbow, trasmesso in moltissimi paesi. Ma molte altre serie, meno conosciute dal grande pubblico italiano, hanno avuto una buona circolazione all'estero, spesso grazie alle coproduzioni.

Il meccanismo della coproduzione

Una coproduzione internazionale permette di dividere i costi tra più partner, ciascuno dei quali porta finanziamenti dal proprio paese: contributi pubblici, investimenti di emittenti televisive, crediti d'imposta. In cambio ogni coproduttore ottiene diritti di sfruttamento sul proprio territorio e una quota dei ricavi internazionali.

Per gli studi italiani i partner più frequenti sono francesi, tedeschi, spagnoli, belgi, irlandesi, canadesi. Le coproduzioni europee possono contare anche su programmi di sostegno comunitari, che incentivano la collaborazione tra paesi diversi. Il lavoro di produzione viene spesso suddiviso: lo sviluppo e la preproduzione in un paese, l'animazione in un altro, la postproduzione in un terzo.

Pensare globale

Produrre per il mercato internazionale ha conseguenze sul contenuto. Le storie devono essere comprensibili in culture diverse, i personaggi devono evitare riferimenti troppo locali, l'umorismo deve funzionare anche dopo il doppiaggio. Spesso le serie vengono scritte direttamente in inglese o pensate per essere facilmente adattate.

Questo approccio ha vantaggi evidenti, ma anche un rischio. Le serie rischiano di perdere identità, diventando prodotti generici che potrebbero essere stati realizzati ovunque. Trovare un equilibrio tra universalità e specificità culturale è una delle sfide principali per i produttori italiani.

I mercati e le fiere

Le serie animate si vendono soprattutto nelle grandi fiere internazionali dell'audiovisivo, dove produttori e distributori incontrano i responsabili degli acquisti delle emittenti e delle piattaforme di tutto il mondo. Mercati come quelli di Cannes o il Mifa di Annecy sono appuntamenti fissi. Anche Cartoons on the Bay, in Italia, svolge una funzione di vetrina.

Negli ultimi anni le piattaforme di streaming hanno cambiato in parte il quadro. Offrono la possibilità di raggiungere un pubblico globale con un solo accordo, ma impongono anche condizioni diverse, a volte meno favorevoli per i produttori in termini di diritti.

Le sfide

Il sistema italiano ha punti di forza riconosciuti: creatività, tradizione grafica, competenze tecniche. Ma soffre di una frammentazione degli studi, di risorse finanziarie limitate e di una dipendenza forte da pochi committenti nazionali. Le misure di sostegno pubblico, come il credito d'imposta, hanno migliorato la competitività, ma la concorrenza internazionale è molto forte.

Il futuro della produzione seriale italiana dipenderà dalla capacità di creare proprietà intellettuali originali, controllarne i diritti e costruire relazioni stabili con partner esteri. Le serie che hanno avuto successo dimostrano che è possibile, a patto di avere un'idea forte e la struttura per portarla lontano.

serie animatecoproduzionimercato internazionaledistribuzioneindustria

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta