Enzo D'Alò e Lanterna Magica, il lungometraggio animato italiano rinasce a Torino
Negli anni Novanta il regista Enzo D'Alò e lo studio torinese Lanterna Magica riportarono l'Italia nel cinema d'animazione per famiglie. Una filmografia costruita sui libri.

A metà degli anni Novanta il cinema d'animazione italiano per il grande pubblico era praticamente scomparso dalle sale. I bambini andavano a vedere i film americani, la televisione trasmetteva serie giapponesi e statunitensi, e l'idea di un lungometraggio animato prodotto in Italia sembrava appartenere al passato. Fu in questo contesto che Enzo D'Alò, regista nato a Napoli e cresciuto professionalmente a Torino, presentò La freccia azzurra, nel 1996.
Lo studio torinese
Il film fu realizzato con Lanterna Magica, studio torinese che diventò per alcuni anni il punto di riferimento per la produzione di lungometraggi in Italia. Torino offriva un ambiente favorevole: una tradizione cinematografica antica, la presenza di istituzioni culturali attente all'animazione, una comunità di disegnatori e tecnici che si stava formando.
Lanterna Magica dimostrò che era possibile organizzare in Italia una produzione di lungometraggio con standard professionali, coinvolgendo decine di artisti e collaborando con partner europei. Lo studio fu una scuola per molti animatori che avrebbero poi lavorato in altre realtà.
Una filmografia letteraria
Il tratto più caratteristico di D'Alò è il rapporto con la letteratura. La freccia azzurra è tratto da Gianni Rodari, e porta la firma musicale di Paolo Conte. Il successo maggiore arriva nel 1998 con La gabbianella e il gatto, dal romanzo di Luis Sepúlveda, che conquista il pubblico delle famiglie e diventa uno dei film d'animazione italiani più visti di sempre.
Seguono Momo alla conquista del tempo, tratto dal romanzo di Michael Ende, e Opopomoz, una storia natalizia ambientata a Napoli. Nel 2012 D'Alò affronta il testo più impegnativo della letteratura italiana per ragazzi, Pinocchio, con il design dei personaggi affidato a Lorenzo Mattotti e le musiche di Lucio Dalla.
Uno stile riconoscibile
I film di D'Alò condividono alcune caratteristiche. Il segno è morbido, i colori caldi, l'animazione tradizionale curata. La regia privilegia l'emozione e la chiarezza del racconto rispetto agli effetti spettacolari. I temi sono quelli della letteratura per l'infanzia di qualità: l'amicizia tra diversi, il rispetto, la responsabilità, il valore del tempo.
C'è anche una forte componente musicale. D'Alò ha lavorato con cantautori e compositori italiani, costruendo colonne sonore che hanno contribuito all'identità dei film. È una scelta che lo distingue dai modelli americani e lo avvicina a una tradizione europea in cui la musica d'autore dialoga con l'immagine.
La televisione
Accanto ai lungometraggi D'Alò ha lavorato anche per la televisione, con serie destinate ai più piccoli come Pipì Pupù e Rosmarina. Il passaggio tra cinema e serialità televisiva è tipico di molti autori europei, che alternano progetti di lunga durata e lavori più sostenibili economicamente.
Un'importanza storica
Il contributo di D'Alò all'animazione italiana è stato decisivo per una ragione semplice: ha riportato il pubblico in sala davanti a un film animato italiano. Dopo decenni in cui il lungometraggio sembrava un'impresa impossibile, La gabbianella e il gatto ha mostrato che esisteva un mercato per storie italiane raccontate con il disegno.
Questo successo ha aperto la strada ad altre produzioni, ha incoraggiato investimenti, ha dato fiducia a una nuova generazione di animatori. Non tutto ciò che è venuto dopo ha avuto la stessa fortuna, ma il precedente era stato creato.
Ripercorrere oggi la sua filmografia significa riconoscere una coerenza rara. D'Alò ha scelto di adattare libri importanti, di rispettarne lo spirito, di rivolgersi alle famiglie senza semplificazioni eccessive. È un cinema gentile, a volte considerato troppo prudente, ma che ha saputo costruire un rapporto duraturo con il suo pubblico.


