Dove si impara l'animazione in Italia, da Urbino alla Scuola del Fumetto di Milano
Accanto al Centro Sperimentale esiste una rete di scuole pubbliche e private che formano gli animatori italiani. Una mappa ragionata per orientarsi tra istituti d'arte, accademie e corsi professionali.

Fino agli anni Ottanta la risposta era quasi sempre la stessa: l'animazione si imparava in uno studio. Si entrava come ripassatore o intercalatore, si osservavano i più esperti, si cresceva consegna dopo consegna. Oggi il panorama è molto più articolato, e un giovane che vuole lavorare nell'animazione 2D può scegliere tra percorsi diversi, ciascuno con caratteristiche proprie.
Urbino, la scuola degli autori
Un caso particolare è quello di Urbino. L'istituto d'arte della città, noto come Scuola del Libro, ha avuto per decenni un indirizzo legato all'illustrazione e al cinema d'animazione, e da lì sono passati diversi autori che hanno segnato l'animazione d'autore italiana, tra cui Gianluigi Toccafondo e Simone Massi.
Il modello di Urbino è sempre stato più artistico che industriale. L'attenzione andava al disegno, alla sperimentazione con i materiali, alla ricerca di un linguaggio personale. Non sorprende che i suoi allievi più noti siano diventati autori di cortometraggi dallo stile inconfondibile, piuttosto che animatori di serie televisive.
Milano e la Scuola del Fumetto
Milano, storica capitale dell'animazione pubblicitaria italiana, ospita diverse realtà formative private. Tra le più note c'è la Scuola del Fumetto, che accanto ai corsi di fumetto e illustrazione propone percorsi dedicati all'animazione. L'impostazione è professionale: gli studenti imparano le tecniche e i software usati negli studi, con docenti che lavorano nel settore.
Nella stessa città operano altre scuole private e istituti di design che includono l'animazione nei loro programmi, oltre ai corsi delle accademie di belle arti. La vicinanza con studi di produzione, agenzie pubblicitarie e case editrici offre agli studenti occasioni di contatto con il mondo del lavoro.
Le accademie di belle arti
Negli ultimi decenni molte accademie di belle arti italiane hanno attivato corsi di primo e secondo livello in cinema d'animazione o in discipline affini. È un cambiamento importante, perché porta l'animazione dentro il sistema dell'alta formazione artistica pubblica, con titoli di studio riconosciuti.
L'impostazione varia molto da un'accademia all'altra. Alcune puntano sulla sperimentazione e sull'animazione d'autore, altre sono più orientate alla produzione professionale. In molti casi i corsi nascono dall'impegno di singoli docenti provenienti dal mondo dell'animazione, che hanno costruito percorsi con risorse spesso limitate.
Le scuole internazionali e i corsi brevi
Accanto alle istituzioni italiane esistono scuole con sedi in più città, come la Scuola Internazionale di Comics, che propongono corsi di animazione insieme a quelli di fumetto e illustrazione. Ci sono poi corsi brevi, workshop intensivi, masterclass organizzate da festival e associazioni, che permettono di approfondire tecniche specifiche o di aggiornarsi.
Molti giovani completano la formazione all'estero, in scuole francesi, belghe, britanniche o tedesche con una lunga tradizione nell'animazione. È una scelta che arricchisce il bagaglio professionale ma che contribuisce anche alla fuga di talenti verso industrie più strutturate.
Come scegliere
Per orientarsi conviene partire da una domanda concreta: che tipo di animatore si vuole diventare. Chi sogna di realizzare cortometraggi d'autore troverà più adatte le scuole con un'impostazione artistica, dove si sperimentano tecniche e linguaggi. Chi punta a lavorare nelle serie televisive o nei lungometraggi dovrà cercare percorsi che insegnino i flussi produttivi, i software standard dell'industria e il lavoro di squadra.
Altri criteri utili sono la presenza di docenti attivi nel settore, la qualità dei lavori degli ex allievi, i rapporti con studi e festival, la possibilità di realizzare un film di diploma. Visitare le scuole, guardare i cortometraggi degli studenti e parlare con chi le ha frequentate resta il modo migliore per capire quale sia il percorso giusto.
La varietà dell'offerta è il segno di un settore che è cresciuto. Il mestiere non si impara più solo a bottega, anche se l'esperienza sul campo resta insostituibile.


