Lo sciopero Disney del 1941, quando gli animatori incrociarono le braccia
Nella primavera del 1941 centinaia di dipendenti della Disney scesero in strada davanti allo studio di Burbank. Una vertenza sindacale che cambiò l'animazione americana.

I cartelli mostravano Topolino, Pluto e i sette nani. Uno ritraeva un animatore con la scritta che chiedeva un salario dignitoso. Altri prendevano in giro direttamente il padrone. Il 29 maggio 1941, davanti ai cancelli del nuovo studio Disney di Burbank, si formò un picchetto che per settimane avrebbe diviso lo studio più celebre del mondo. Fu uno dei conflitti di lavoro più significativi della storia di Hollywood.
Dietro la favola
All'esterno lo studio Disney appariva come una comunità felice. Walt chiedeva di essere chiamato per nome, organizzava corsi e attività, presentava il lavoro come una missione artistica. All'interno la situazione era più complessa.
Gli stipendi variavano moltissimo fra i ruoli. Gli animatori più affermati guadagnavano bene, mentre assistenti, intercalatori e soprattutto le lavoratrici dei reparti di inchiostrazione e coloritura ricevevano paghe molto più basse. Nei titoli di testa dei film comparivano solo alcuni nomi. Dopo Biancaneve si era parlato di premi di produzione che molti dipendenti ritenevano di non aver ricevuto in misura equa. Il trasferimento a Burbank, nel 1940, aveva introdotto un ambiente più ordinato ma anche più gerarchico, con uffici e accessi distinti per livello.
Intanto i fallimenti commerciali di Pinocchio e Fantasia, aggravati dalla chiusura dei mercati europei per la guerra, avevano messo lo studio in difficoltà economica. Ci furono licenziamenti.
Babbitt e il sindacato
Nel resto dell'industria cinematografica i sindacati si erano rafforzati negli anni Trenta. La Screen Cartoonists Guild aveva già ottenuto accordi con altri studi d'animazione. Alla Disney esisteva un'associazione interna favorita dalla direzione, che molti consideravano un sindacato di comodo.
Una figura chiave della vertenza fu Art Babbitt, uno degli animatori più pagati dello studio, autore fra l'altro dell'animazione di Pippo e della Regina cattiva. Babbitt prese le parti dei colleghi meno pagati e aderì al sindacato. Fu licenziato. Il suo allontanamento fu la miccia dello sciopero.
Il picchetto
Lo sciopero coinvolse una parte consistente dei dipendenti. Fra gli scioperanti c'erano artisti che avrebbero avuto carriere importanti, come Bill Tytla, l'animatore di Brontolo e del demone Chernabog di Fantasia, e futuri fondatori dell'UPA come John Hubley. Altri restarono al lavoro, fra cui molti dei veterani più vicini a Walt. Le amicizie si spezzarono, in alcuni casi per sempre.
Lo sciopero ebbe il sostegno di altri sindacati di Hollywood e diventò una notizia nazionale. Dopo settimane di stallo intervenne la mediazione federale, e la vertenza si chiuse nell'estate del 1941 con il riconoscimento del sindacato, aumenti salariali, regole più chiare sui crediti e il reintegro di Babbitt, che più tardi vinse anche una causa contro lo studio.
Mentre la trattativa era ancora in corso Walt Disney partì per un viaggio in America Latina, su invito del governo statunitense, da cui nacquero Saludos Amigos e I tre caballeros.
Le conseguenze
Per la Disney lo sciopero segnò la fine di un'epoca. Lo studio uscì dalla vertenza più regolato e meno idealista, e molti artisti di talento se ne andarono negli anni seguenti. Walt maturò un risentimento duraturo verso chi aveva scioperato. Nel 1947, testimoniando davanti alla Commissione per le attività antiamericane, indicò alcuni organizzatori sindacali come agitatori comunisti.
Una leggenda di studio, riportata da più fonti, vuole che in Dumbo, completato in quei mesi, i clown che vanno a chiedere un aumento al capo siano una caricatura degli scioperanti. È un dettaglio difficile da verificare nelle intenzioni, ma dice molto del clima.
Per il resto dell'industria lo sciopero ebbe anche effetti creativi. Gli artisti che lasciarono la Disney portarono altrove competenze e idee diverse. Alcuni di loro fondarono l'UPA, lo studio che negli anni Cinquanta avrebbe rifiutato il realismo disneyano a favore di uno stile grafico e moderno. In questo senso l'animazione limitata, che avrebbe cambiato il volto del cartone animato, è anche figlia di quel picchetto davanti ai cancelli di Burbank.


