Lo schermo di spilli di Alexeieff e Parker, l'incisione che si muove

Nel 1933 a Parigi uscì Una notte sul Monte Calvo, animato spingendo centinaia di migliaia di spilli su una tavola. Storia di uno strumento unico e dei pochi che l'hanno saputo usare.

Jacques Drouin et Baby Screen (montage)
Immagine: Lëa-Kim Châteauneuf · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Si prende una tavola verticale, forata da una fitta griglia di buchi minuscoli. In ogni buco si inserisce uno spillo, libero di scorrere avanti e indietro. Si illumina la tavola di lato, con una luce radente. Gli spilli spinti in fuori proiettano ombre lunghe e la superficie appare scura. Quelli spinti in dentro non fanno ombra e lasciano vedere il bianco. Tutte le posizioni intermedie producono grigi. Il risultato è un'immagine che sembra un'acquaforte o una mezzatinta, e che si può modificare spillo per spillo, fotogramma per fotogramma.

Questo strumento si chiama schermo di spilli, in francese écran d'épingles, in inglese pinscreen. Lo inventarono a Parigi, all'inizio degli anni Trenta, Alexandre Alexeieff e Claire Parker.

Un incisore e una studentessa americana

Alexeieff era nato in Russia nel 1901 ed era arrivato a Parigi dopo la rivoluzione. Si era affermato come illustratore e incisore, con edizioni di pregio di autori russi e francesi. Claire Parker, americana di Boston, era venuta a Parigi per studiare arte e aveva chiesto di diventare sua allieva. Divenne la sua collaboratrice e in seguito sua moglie.

Alexeieff voleva portare nel cinema la qualità tonale dell'incisione, con le sue sfumature continue e i suoi neri vellutati. Il disegno al tratto dei cartoni animati non gli interessava. Insieme a Parker costruì il primo schermo di spilli, con centinaia di migliaia di aghi.

Una notte sul Monte Calvo

Il primo film realizzato con lo strumento fu Une nuit sur le mont chauve, del 1933, sulla musica di Modest Musorgskij. Otto minuti di streghe, spettri, cavalli scheletrici, villaggi notturni e metamorfosi continue, senza una vera trama. L'effetto è quello di un sogno inciso, con forme che emergono dal buio e vi si dissolvono.

Il lavoro fu lunghissimo. Alexeieff e Parker lavoravano ai due lati dello schermo, uno spingendo gli spilli dal davanti e l'altro dal retro, usando strumenti di varie forme, rulli, pettini, oggetti di uso comune, per creare texture e gradazioni. Ogni immagine veniva fotografata e poi modificata per il fotogramma successivo.

Il film fu accolto con ammirazione dalla critica ma ebbe una distribuzione limitata. Pochi anni dopo la stessa musica sarebbe tornata, in tutt'altra forma, nella Fantasia della Disney.

La pubblicità e la totalizzazione

Per mantenersi, Alexeieff e Parker realizzarono molti film pubblicitari, per i quali inventarono anche un'altra tecnica, la totalizzazione. Un oggetto luminoso, fissato a un pendolo, veniva fotografato in lunga esposizione mentre si muoveva, e la traccia luminosa formava un solido virtuale. Erano esperimenti di grande eleganza, oggi poco conosciuti.

Dal prologo di Welles agli ultimi film

Durante la Seconda guerra mondiale la coppia si trasferì negli Stati Uniti e in Canada, dove realizzò anche un breve film per il National Film Board. Tornati in Francia, ripresero il lavoro sullo schermo di spilli.

Nel 1962 animarono il prologo del Processo di Orson Welles, la parabola kafkiana della porta della legge. Nel 1963 uscì Le Nez, da Gogol', e nel 1972 Tableaux d'une exposition, ancora su Musorgskij. L'ultimo film fu Trois thèmes, del 1980. Claire Parker morì nel 1981, Alexeieff nel 1982.

Un'eredità custodita

Lo schermo di spilli è rimasto uno strumento rarissimo. Pochi esemplari sono stati costruiti e ancora meno sono gli animatori che hanno imparato a usarlo, perché richiede anni di pratica. Il National Film Board of Canada ne acquisì uno negli anni Settanta, e Jacques Drouin vi realizzò Le Paysagiste nel 1976, un film su un pittore che entra nel proprio quadro, considerato un classico dell'animazione canadese. Più tardi anche Michèle Lemieux ha lavorato con lo schermo dell'ente.

In Francia, gli strumenti originali sono conservati presso istituzioni pubbliche, che ne hanno curato il restauro e organizzato laboratori per formare nuovi artisti.

Lo schermo di spilli resta un caso limite dell'animazione 2D. Non c'è linea, non c'è colore, non ci sono rodovetri. C'è solo la luce che cade su una superficie in rilievo. Alexeieff diceva di voler animare la materia stessa dell'immagine, e pochi film lo dimostrano come Una notte sul Monte Calvo.

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