J. Stuart Blackton e le facce buffe alla lavagna, l'animazione nasce dal vaudeville

Nel 1906 un disegnatore della Vitagraph trasformò il numero del disegno veloce in un piccolo film a passo uno. Storia di Humorous Phases of Funny Faces e del suo autore.

Humorous Phases of Funny Faces screenshot
Immagine: J. Stuart Blackton · Public domain · Wikimedia Commons

Il numero era semplice e ai primi del Novecento lo si vedeva in molti teatri di varietà americani e inglesi. Un disegnatore saliva sul palco davanti a un grande foglio, o a una lavagna, e in pochi secondi tracciava il ritratto di un personaggio famoso, poi lo trasformava in qualcos'altro con due colpi di gesso. Lo chiamavano lightning sketch, schizzo fulmineo. James Stuart Blackton, nato a Sheffield nel 1875 ed emigrato da ragazzo negli Stati Uniti, era uno dei suoi interpreti.

Da quel palco Blackton sarebbe passato al cinema, e dal cinema a un'idea che il vaudeville non poteva realizzare. Far muovere il disegno da solo, senza che la mano dell'artista si vedesse.

Dal palco alla Vitagraph

Nel 1897 Blackton fondò con Albert E. Smith la Vitagraph, che sarebbe diventata una delle case di produzione più importanti del cinema muto americano. Nei primi anni la compagnia girava di tutto, dalle attualità ai brevi film comici, e Blackton portò davanti alla macchina da presa il proprio repertorio di disegnatore.

The Enchanted Drawing, del 1900, è il primo esempio interessante. Blackton disegna su un foglio il volto di un uomo, poi una bottiglia e un bicchiere. Stacca dal foglio la bottiglia, che diventa un oggetto vero, e il volto disegnato cambia espressione. Il trucco è quello reso celebre da Méliès: si ferma la ripresa, si modifica la scena, si riprende a girare. È animazione solo in senso largo, perché i cambiamenti sono pochi e bruschi.

Il film del 1906

Humorous Phases of Funny Faces, distribuito dalla Vitagraph nel 1906, fa un passo ulteriore. Per circa tre minuti una lavagna mostra volti disegnati col gesso che si formano da soli. Un uomo e una donna si scambiano occhiate, un signore con la bombetta soffia fumo di sigaro che avvolge la compagna, un clown fa giochi con un cappello, un cane salta dentro un cerchio.

Stavolta Blackton fotografa il disegno fotogramma per fotogramma, modificandolo di volta in volta. La mano appare all'inizio, poi scompare. Il gesso viene cancellato e ridisegnato a ogni posa, con il risultato che le linee tremano un po', come se la lavagna respirasse. In alcuni passaggi Blackton ricorre a sagome di carta ritagliate, mosse a piccoli scatti sulla superficie: una tecnica che anticipa il cut-out.

Molti storici considerano questo cortometraggio il primo film d'animazione americano conservato. La formula è prudente, ed è giusto che lo sia: i confini fra trucco cinematografico e animazione vera, in quegli anni, sono sfumati, e la cronologia delle invenzioni è piena di casi paralleli.

Il richiamo dell'hotel stregato

Un anno dopo Blackton realizzò The Haunted Hotel, un film dal vero in cui oggetti e mobili si muovono da soli, animati a passo uno. Distribuito in Europa, ebbe un'eco notevole. In Francia gli operatori cercarono di capire come fosse stato fatto, e nell'ambiente parigino la tecnica del fotogramma singolo venne indicata per un periodo come «movimento americano». Fra chi studiò il problema c'era un caricaturista che lavorava per Gaumont, Émile Cohl.

Un pioniere che smise presto

Blackton non costruì una carriera da animatore. Gli interessavano la produzione, i film patriottici, il cinema spettacolare. Dopo i primi esperimenti tornò al cinema dal vero e alla gestione della Vitagraph, e negli anni Venti la sua fortuna si esaurì. Morì nel 1941 a Los Angeles, lontano dall'industria che aveva contribuito a far nascere.

Rimane però un'osservazione utile per capire da dove venga l'animazione disegnata. Il cartone animato non discende solo dai giocattoli ottici e dalla scienza della percezione. Ha un'altra radice, popolare e teatrale: il disegnatore che si esibisce, che diverte, che trasforma un viso in una caricatura sotto gli occhi del pubblico. Winsor McCay, qualche anno più tardi, avrebbe portato in scena proprio quella figura, presentandosi accanto al suo dinosauro. Blackton ne fu il primo esempio cinematografico, con un pezzo di gesso e una macchina da presa ferma davanti a una lavagna.

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