Beurk! di Loïc Espuche, il primo bacio visto da un campeggio estivo

Presentato nella sezione Generation della Berlinale, il corto francese racconta l'imbarazzo dei bambini davanti all'amore con una trovata visiva semplice e geniale, le labbra che si illuminano di rosa.

Illustrazione per l’articolo: Beurk! di Loïc Espuche, il primo bacio visto da un campeggio estivo
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Ogni estate, in ogni campeggio, c'è un gruppo di bambini che passa il pomeriggio a spiare le coppie e a gridare che baciarsi fa schifo. Loïc Espuche ha preso questo rito minuscolo e universale e ci ha costruito sopra tredici minuti di animazione che a febbraio sono passati dalla Berlinale, nella sezione Generation dedicata al pubblico giovane.

Beurk!, che nei festival internazionali gira con il titolo inglese Yuck!, è una produzione francese di Ikki Films e Iliade et Films, distribuita da Miyu. Espuche, nato nel 1989, firma regia e sceneggiatura. Il film è realizzato in animazione 2D digitale.

Labbra che brillano

L'idea su cui regge tutto è una sola, ed è ottima. Nel mondo del film, quando una persona bacia qualcuno, le sue labbra diventano rosa e luccicanti. Un segnale visibile, impossibile da nascondere, che per i bambini protagonisti è la prova definitiva di quanto sia ridicolo e disgustoso l'amore degli adulti. Le coppie che passeggiano tra le piazzole, i ragazzi più grandi che si appartano: tutti con quelle bocche luccicanti che i piccoli indicano ridendo.

Léo ride con gli altri. Ma ha un segreto, perché anche le sue labbra hanno cominciato a brillare. E vicino a lui c'è Lucie, l'amica di sempre, che forse ha capito qualcosa.

Il bello della trovata è che funziona su due livelli senza mai dichiararlo. Per i più piccoli è una gag visiva chiarissima, quasi un superpotere al contrario. Per gli adulti è una metafora precisa del pudore infantile: quella cosa che senti e che temi si veda da fuori, scritta in faccia, letteralmente. Espuche non spiega il meccanismo né lo giustifica. Lo dà per acquisito dal primo minuto, come fanno le buone favole.

Il campeggio come mondo

Il secondo merito del film è l'ambiente. Il campeggio di Beurk! è riconoscibile per chiunque abbia passato un'estate in tenda o in bungalow in Francia, in Italia, ovunque: il viavai tra le tende, le serate all'aperto, il gruppo di bambini che si muove come un branco in bicicletta. Il disegno è morbido, con figure semplici e arrotondate e una palette calda da tardo pomeriggio d'estate. Non c'è niente di virtuosistico, e non serve. L'animazione si concentra sui corpi dei bambini, sulle corse, sugli scatti di imbarazzo, sulle facce che cambiano colore.

Le voci contribuiscono molto. I dialoghi suonano come chiacchiere vere di bambini, con le interruzioni, le prese in giro ripetute fino allo sfinimento, le frasi lasciate a metà. È un lavoro di direzione degli attori che si sente, e che rende il gruppo credibile senza trasformarlo in una banda da cartone animato.

La notte del campeggio

Il film cambia passo quando cala la sera. Senza svelare troppo, c'è una sequenza notturna in cui la trovata delle labbra luminose smette di essere una gag e diventa un'immagine poetica, un piccolo momento di meraviglia che allarga lo sguardo da Léo a tutto il campeggio. È il punto più alto del corto, quello in cui si capisce che Espuche non voleva soltanto fare una commedia sull'imbarazzo ma parlare del bisogno di affetto di tutti, grandi e piccoli.

Se c'è un limite, sta nella prevedibilità del percorso. Lo spettatore adulto intuisce presto dove andrà a finire la storia tra Léo e Lucie, e qualche passaggio nella parte centrale ripete la stessa dinamica di scherno e vergogna una volta di troppo. Ma la prevedibilità, in un film pensato anche per un pubblico di otto o nove anni, è quasi un patto con lo spettatore: il piacere sta nel come, e il come qui è sempre curato.

Beurk! ha l'aria del corto destinato a girare a lungo, nei festival per ragazzi e nelle scuole, e probabilmente anche oltre. Ha una trovata che si ricorda dopo una sola visione e un cuore che non si vergogna di mostrarsi. Esattamente come le labbra dei suoi personaggi.

beurkyuckloic espucheberlinalecortometraggi francesi

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta