Tuca & Bertie, due amiche pennute e il disordine di avere trent'anni
Lisa Hanawalt, la mente visiva di BoJack Horseman, firma per Netflix una serie animata tutta sua. Dieci episodi surreali e sfacciati con le voci di Tiffany Haddish e Ali Wong.

Nel mondo di Tuca & Bertie gli abitanti sono uccelli, piante e animali di ogni genere, gli oggetti prendono vita senza chiedere permesso e perfino i seni di una protagonista possono decidere di andarsene a spasso per conto loro. Nessuno ci fa caso. È la regola numero uno della serie che Lisa Hanawalt ha portato su Netflix il 3 maggio: l'assurdo è il fondale normale su cui si muovono problemi molto concreti. E i problemi delle due protagoniste sono concretissimi.
Due uccelli, due modi di sbagliare
Tuca è una tucana. Ha appena smesso di bere, vive alla giornata, campa in parte con i soldi di una zia ricca e affronta ogni situazione con un'energia che travolge chiunque le stia intorno. Tiffany Haddish le presta una voce sguaiata e affettuosa, perfetta. Bertie è un tordo, ansiosa, perfezionista, impiegata in una grande casa editrice di riviste e apprendista pasticciera nei ritagli di tempo, con la voce di Ali Wong. Vive con il compagno Speckle, un pettirosso architetto a cui dà voce Steven Yeun. Le due amiche abitano nello stesso palazzo, e la serie comincia proprio quando Tuca lascia l'appartamento di Bertie per far posto alla coppia.
Il cuore dei dieci episodi è la loro amicizia, con le sue dipendenze reciproche e le sue gelosie. Hanawalt la racconta senza sentimentalismi. Tuca e Bertie si vogliono bene e si fanno anche del male, si aiutano e si sabotano, e la serie non decide mai chi abbia ragione. Intorno a loro passano temi seri, la sobrietà difficile, le molestie sul lavoro, ferite antiche che riaffiorano, trattati con la stessa leggerezza svitata del resto e proprio per questo capaci di colpire quando meno te lo aspetti.
Un'estetica senza freni
Chi conosce BoJack Horseman conosce già la mano di Hanawalt, che di quella serie è stata production designer e produttrice. Qui però il suo stile è libero di andare dove vuole, e va lontanissimo. Il tratto deriva dal suo fumetto online Tuca the Toucan, pubblicato qualche anno fa: linee morbide e un po' tremolanti, colori accesi e acidi, personaggi animali disegnati con un'attenzione quasi naturalistica per piume e becchi e poi deformati senza pietà.
La serie, prodotta da Tornante e ShadowMachine con Raphael Bob-Waksberg tra i produttori esecutivi, sfrutta l'animazione in modo più spregiudicato di BoJack. Le metafore diventano letterali, le sequenze si trasformano all'improvviso in un altro stile grafico, un sogno o una canzone interrompono il racconto senza preavviso. Alcune trovate sono geniali, altre restano gag fini a sé stesse. Ma è raro vedere una serie per adulti americana che usi così tanto il disegno per dire le cose, invece di affidarle soltanto ai dialoghi.
Il rovescio della medaglia
Questa densità ha un costo. Nei primi episodi la serie sembra voler dire tutto insieme, e lo spettatore fatica a trovare un appiglio: i gag visivi si accumulano, i personaggi secondari spuntano da ogni parte, il ritmo è quasi frenetico. Chi si aspetta il tono malinconico di BoJack resterà spiazzato, perché qui la malinconia c'è ma si nasconde sotto strati di colore e di follia.
Dalla metà della stagione le cose cambiano. Gli episodi trovano un equilibrio più preciso tra surreale e racconto, e alcuni dei migliori (soprattutto quelli dedicati a Bertie e al suo rapporto col proprio corpo e col proprio passato) mostrano una sensibilità che poche serie animate hanno. La recitazione vocale di Haddish e Wong, quasi improvvisata in certi momenti, dà alle due protagoniste un calore che il disegno, da solo, non avrebbe.
Tuca & Bertie è una serie imperfetta, a tratti sfiancante, e proprio per questo personale. Si sente dietro ogni inquadratura un'autrice con un'idea precisa di cosa voglia raccontare e di come, e la libertà con cui Netflix le ha permesso di farlo. Speriamo che le venga concesso il tempo di crescere.


