Kipo and the Age of Wonderbeasts, una ragazza in superficie tra rane armate e gatti giganti
La serie di Radford Sechrist per DreamWorks e Netflix, animata in Corea da Studio Mir, racconta un futuro post-apocalittico pieno di colore, musica e animali mutati.

Kipo Oak ha passato tutta la vita sottoterra, in una colonia umana nascosta. Quando un incidente la sbalza in superficie, scopre che il mondo di sopra è stato preso dagli animali, cresciuti a dimensioni enormi e diventati intelligenti. Ci sono rane che girano in bicicletta e brandiscono armi improvvisate, topi organizzati in bande, conigli giganti che possono travolgerti come una mandria di bufali. E ci sono gli umani che sono rimasti fuori, pochi, induriti, diffidenti. Kipo vuole soltanto ritrovare suo padre e riportare tutti a casa. Ci vorranno dieci episodi solo per cominciare a capire dove si trovi.
Kipo and the Age of Wonderbeasts è arrivata su Netflix il 14 gennaio. La firma Radford Sechrist, che l'ha tratta da un suo fumetto online del 2015 e ne è showrunner insieme a Bill Wolkoff. Produce DreamWorks Animation Television, mentre l'animazione è affidata ai sudcoreani di Studio Mir, quelli che i fan della Leggenda di Korra conoscono bene.
Un'apocalisse a colori
La prima cosa che colpisce è la tavolozza. Le serie post-apocalittiche di solito vivono di grigi e marroni; qui la città in rovina di Las Vistas è invasa da una vegetazione verde brillante, da fiori enormi, da cieli rosa e arancio. Le rovine non fanno paura, sembrano un parco giochi abbandonato. È una scelta che dice subito il tono della serie: un mondo pericoloso ma pieno di meraviglie, dove l'avventura prevale sulla disperazione.
Studio Mir fa un lavoro eccellente, come era lecito aspettarsi. I combattimenti sono fluidi, coreografati con chiarezza, e i movimenti dei personaggi hanno un peso fisico preciso. I mutanti, chiamati semplicemente «mute», sono disegnati con una fantasia inesauribile: ogni specie ha una propria cultura, un proprio modo di vestire e di parlare, e l'animazione rispetta queste differenze anche nel modo di muoversi. Il design dei personaggi umani è più semplice, con forme morbide e volti espressivi, vicino a certa animazione televisiva americana recente.
I compagni di strada
Kipo, che ha la voce di Karen Fukuhara, è una protagonista luminosa, ottimista fino all'imprudenza, convinta che chiunque possa diventare un amico. Le fanno da contrappunto Wolf, una ragazzina cresciuta da sola che non si fida di nessuno, doppiata da Sydney Mikayla; Benson, ragazzo allegro e sicuro di sé (Coy Stewart); Dave, un insetto mutato che cambia età a ogni muta e ha la voce di Deon Cole; e Mandu, un maialino a sei zampe che è il personaggio più tenero dell'intera stagione. Sterling K. Brown presta la voce al padre di Kipo, e Dan Stevens a Scarlemagne, un mandrillo vanitoso che vuole dominare la superficie.
La serie gestisce bene questo gruppo, dando a ciascuno uno spazio e un piccolo arco. In un episodio Benson dice con semplicità di essere gay, e la cosa viene accolta senza drammi, come un dettaglio della persona e nulla più. È un momento breve e importante, per un'animazione rivolta a ragazzi.
La musica come linguaggio
Un elemento originale di Kipo è il peso della musica. La colonna sonora di Daniel Rojas mescola hip hop, elettronica e altri generi, e diverse fazioni di mutanti sono legate a uno stile musicale preciso. Le canzoni entrano nella narrazione in modo naturale e danno a ogni episodio un'energia particolare.
Il difetto principale sta nella struttura. Dieci episodi da una ventina di minuti sono pochi per un mondo così ricco, e la stagione si chiude con un colpo di scena che lascia quasi tutto in sospeso. Alcuni episodi centrali procedono per incontri successivi, senza che la trama principale avanzi molto. Chi cerca una storia compiuta resterà a metà strada.
Ma Kipo ha una personalità precisa, un cuore generoso e un'animazione di alto livello. Tra le serie d'avventura per ragazzi arrivate su Netflix negli ultimi anni è una delle più vivaci e originali. Speriamo di poter tornare presto a Las Vistas.


