The Colors Within, Naoko Yamada dipinge un film senza cattivi

Dopo il debutto in concorso ad Annecy, il nuovo film di Naoko Yamada arriva nelle sale giapponesi. Tre ragazzi, una band improvvisata, una vecchia chiesa su un'isola e una regista che lavora per sottrazione.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

In The Colors Within non succede quasi niente di grave. Nessuno muore, nessuno viene tradito, nessun segreto esplode in faccia ai protagonisti nel terzo atto. Per un film giapponese sull'adolescenza è una scelta rara, quasi provocatoria, e Naoko Yamada la porta fino in fondo. Il risultato è un'opera che divide: chi cerca un racconto con una tensione drammatica forte resterà a mani vuote, chi è disposto a seguire il ritmo dei gesti minimi troverà uno dei film più delicati dell'anno.

Il titolo originale è Kimi no iro, uscito in Giappone il 30 agosto dopo l'anteprima mondiale nel concorso di Annecy a giugno. È il primo lungometraggio che Yamada dirige per Science SARU, lo studio fondato da Masaaki Yuasa ed Eunyoung Choi, dopo gli anni alla Kyoto Animation di A Silent Voice e Liz e l'uccellino azzurro. Con lei tornano la sceneggiatrice Reiko Yoshida e il compositore Kensuke Ushio.

Vedere le persone come colori

Totsuko Higurashi frequenta un collegio cattolico femminile e ha un dono che non ha mai confessato a nessuno. Vede le persone come colori, aloni che dicono qualcosa di chi le circonda. Il colore della compagna Kimi la incanta. Quando Kimi lascia la scuola all'improvviso, dopo voci su un presunto ragazzo, Totsuko la cerca e la ritrova in una libreria dell'usato dove lavora. Lì conosce anche Rui, un ragazzo timido che suona il theremin. Senza aver mai preso in mano uno strumento, Totsuko propone di formare una band.

I tre cominciano a provare in una vecchia chiesa vicino a casa di Rui, che le ragazze raggiungono in traghetto. Ognuno porta con sé un piccolo peso. Kimi non ha detto alla nonna che l'ha cresciuta di aver lasciato la scuola, Rui sa che i genitori si aspettano da lui un'altra strada, Totsuko si sente sempre fuori posto. Sono problemi veri ma privati, che il film rispetta senza gonfiarli. Accanto a loro c'è suor Hiyoshiko, una religiosa gentile che li incoraggia con discrezione.

La regia dei piedi e delle mani

Chi conosce Yamada sa che i suoi film si guardano anche in basso. Piedi che esitano su un gradino, dita che tormentano l'orlo di una manica, una tazza girata tra le mani. Qui quell'attenzione si fa ancora più fine, e i movimenti dei corpi raccontano quello che i dialoghi tacciono. La goffaggine di Totsuko, che quando è felice non sa dove mettere braccia e gambe, è disegnata con un affetto contagioso.

Il lavoro sul colore è il vero centro del film. La palette è pastello, morbida, con superfici che sembrano stese ad acquerello e contorni leggeri. Gli aloni che Totsuko percepisce sono resi con sfumature trasparenti che si posano sui personaggi senza mai diventare effetto speciale. Il paesaggio, fatto di mare, colline e cieli limpidi, ha una luminosità quasi irreale. In alcune inquadrature un'unica pennellata disegna l'orizzonte di una collina, e basta.

La musica come finale

La band è il pretesto, e la musica diventa il modo in cui i tre si dicono le cose. Ushio scrive brani che mescolano elettronica, chitarra e theremin, e il film costruisce la sua ultima parte attorno a un concerto in cui i dialoghi scompaiono quasi del tutto. È la sequenza più riuscita, quella in cui la scelta di non drammatizzare trova una ricompensa: l'emozione arriva dalla durata, dalla musica, dai volti.

Il limite è altrove. La prima metà procede con una lentezza che a tratti diventa monotonia, e il personaggio di Rui resta più abbozzato delle due ragazze. Anche la dimensione religiosa, trattata con rispetto e senza ironia, poteva essere esplorata di più, visto che il collegio è lo sfondo di quasi metà del racconto.

Rispetto ad A Silent Voice, The Colors Within ha meno ambizioni narrative e più fiducia nelle immagini. Yamada sceglie di raccontare ragazzi che si vogliono bene e non sanno come dirlo, e lo fa con una gentilezza ostinata. Non tutti la apprezzeranno. Chi la accoglie se la porterà dietro a lungo.

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