The Boy, the Mole, the Fox and the Horse, il libro di Mackesy diventa animazione a mano

Peter Baynton e Charlie Mackesy portano sullo schermo il libro illustrato più regalato degli ultimi anni. Mezz'ora di inchiostro e acquerello, tra BBC e Apple TV+.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Il libro di Charlie Mackesy è uscito nel 2019 ed è diventato in fretta un oggetto da regalo. Poche parole scritte a mano, disegni a inchiostro con macchie di colore, quattro personaggi che si fanno domande semplici su gentilezza, paura e amicizia. Trasformarlo in un film poneva un problema evidente: come dare movimento a pagine che vivono di pause e di spazio bianco?

La risposta arriva dalla BBC, che ha trasmesso il film su BBC One alla vigilia di Natale, e da Apple TV+, che lo ha pubblicato nel resto del mondo il 25 dicembre. Lo hanno diretto Peter Baynton, animatore e regista già passato per The Tiger Who Came to Tea, e lo stesso Mackesy. La sceneggiatura è di Mackesy con Jon Croker. Dura poco più di mezz'ora.

Inchiostro che si muove

La prima cosa da dire riguarda la tecnica. Il film è animato a mano, in 2D, con una pipeline costruita apposta per non tradire il segno dell'autore. Le linee restano nervose, irregolari, con lo spessore che cambia come quando si preme di più la penna. I fondali sono macchie d'acquerello che si allargano e sfumano. Chi conosce il libro riconosce subito i personaggi, e la cosa sorprendente è che nel passaggio al movimento non perdono la loro aria di schizzo.

Animare un disegno così libero è difficilissimo. Una linea che vibra troppo da un fotogramma all'altro stanca l'occhio, una linea troppo stabile diventa un'altra cosa. La squadra di Baynton trova un equilibrio raro: il tratto respira, ma il cavallo pesa come un cavallo e la talpa si muove con la goffaggine di un animale piccolo e tondo. Le scene sulla neve, con il bianco della carta che diventa paesaggio, sono le più belle.

Le voci e la storia

Il bambino ha la voce di Jude Coward Nicoll, al suo esordio. La talpa è Tom Hollander, la volpe Idris Elba, il cavallo Gabriel Byrne. È un cast di peso usato con discrezione, perché i personaggi parlano poco e spesso a mezza voce. Hollander dà alla talpa un'ingordigia comica che alleggerisce tutto. Elba ha poche battute e le dice con una stanchezza che rende credibile il suo personaggio, il più diffidente dei quattro.

Il libro non aveva una trama vera. Il film gliene costruisce una minima: il bambino si è perso e cerca casa, gli altri lo accompagnano. È un'aggiunta sensata, che dà al racconto una direzione senza riempirlo di eventi. Dentro questa cornice passano gli aforismi di Mackesy, quasi tutti conservati.

Il rischio della frase da cartolina

Qui sta il limite del film, ed è lo stesso del libro. Le frasi sono costruite per essere ricordate e condivise, e messe in bocca a personaggi animati suonano a volte come massime da biglietto d'auguri. In un dialogo di trenta minuti la loro densità si sente. Ci sono momenti in cui i quattro smettono di parlarsi e cominciano a parlare allo spettatore.

Il film se la cava soprattutto grazie alla musica di Isobel Waller-Bridge, eseguita dalla BBC Concert Orchestra, che sostiene le scene senza sottolinearle troppo, e grazie al ritmo lento che Baynton difende fino alla fine. Le pause contano quanto le battute. In una stagione televisiva natalizia di solito affollata di animazione rumorosa, una mezz'ora così trattenuta fa quasi effetto.

Fra i produttori ci sono Cara Speller di NoneMore Productions e la Bad Robot di J.J. Abrams, e sarebbe stato facile trasformare il progetto in un prodotto patinato. Invece il risultato somiglia ancora a un quaderno di schizzi. Chi ha trovato il libro troppo zuccherino non cambierà idea. Chi lo ha amato troverà un adattamento rispettoso, e una delle prove di animazione tradizionale più curate viste in televisione negli ultimi mesi.

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