Linda veut du poulet!, una gallina, uno sciopero e il lutto raccontato a colori

Chiara Malta e Sébastien Laudenbach firmano una commedia musicale animata che corre per le strade di una città bloccata dallo sciopero. Dopo il Cristal di Annecy, il film arriva finalmente in sala.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Tutto comincia con un'ingiustizia piccola. Paulette punisce la figlia Linda, otto anni, per una colpa che non ha commesso. Poi scopre di essersi sbagliata. Per farsi perdonare le promette qualsiasi cosa, e Linda chiede il pollo coi peperoni, il piatto che cucinava suo padre, morto quando lei era piccolissima. Paulette non sa cucinare. E il giorno dopo la città è paralizzata da uno sciopero generale, negozi chiusi, niente pollo da nessuna parte.

Da questo spunto minimo Chiara Malta e Sébastien Laudenbach tirano fuori settantatré minuti di commedia che si muove come un cartone del sabato mattina e lascia, alla fine, un nodo in gola. Linda veut du poulet! è stato presentato a maggio a Cannes nella sezione ACID, poi ha vinto il Cristal per il miglior lungometraggio ad Annecy e ha aperto la Piazza Grande di Locarno. Il 18 ottobre è uscito nelle sale francesi.

Un colore per ciascuno

Chi ha visto La jeune fille sans mains, il film che Laudenbach aveva disegnato quasi da solo, riconoscerà la stessa libertà del tratto. Qui però il lavoro è collettivo, realizzato in animazione tradizionale dal team di Miyu ad Angoulême in circa diciotto mesi, e la regola grafica è diversa. Ogni personaggio ha un colore. Linda ha il suo, la madre un altro, la zia Astrid un altro ancora, e così via per vicini, bambini e poliziotti. Le figure sono abbozzate con poche linee, a volte quasi astratte, mentre gli sfondi hanno la consistenza di pennellate stese in fretta su carta.

Il risultato sembra fragile e invece regge benissimo. Quando la scena si affolla, e succede spesso perché la ricerca del pollo coinvolge mezzo quartiere, i colori permettono di seguire chi fa cosa senza fatica. Quando invece la scena si svuota, le macchie colorate restano sole in uno spazio quasi bianco, e l'effetto è struggente.

La commedia e il resto

Il film è anche un musical, con le canzoni di Clément Ducol che spuntano nei momenti più impensati, cantate da personaggi che non hanno nessuna voglia di essere eroi. La comicità viene dagli inseguimenti, da una gallina che scappa, da adulti goffi che si complicano la vita, da poliziotti più confusi che minacciosi. Le voci aiutano molto. Clotilde Hesme dà a Paulette un'ansia sempre sul punto di diventare risata, Laetitia Dosch è una zia Astrid deliziosa, e la piccola Melinée Leclerc suona come una bambina vera, non come un'attrice che fa la bambina.

Sotto questa superficie scorre un tema serio, che il film tratta senza mai calcare la mano. Il pollo coi peperoni è il ricordo di un padre che Linda quasi non ha conosciuto. Paulette, a sua volta, porta un lutto che non ha mai elaborato davanti alla figlia. Cercare quel piatto in una città ferma diventa un modo per parlarsi, finalmente. La scena in cui il sapore riaffiora ha la semplicità delle cose che funzionano.

Lo sciopero, poi, ha un ruolo preciso. Malta e Laudenbach ne fanno uno sfondo affettuoso, con una città che si ferma e proprio per questo si ritrova in strada. È una visione un po' idealizzata, certo. Ma il film non pretende di essere realistico, e la sua utopia di quartiere ha qualcosa di contagioso.

Qualche esitazione

Se c'è un limite, sta nella parte centrale, dove la catena di disavventure si allunga un poco e alcuni personaggi secondari restano poco più che macchie di colore. Ma è un difetto che si perdona volentieri a un film così vivo, capace di ricordare che l'animazione d'autore può essere anche buffa, popolare, per tutte le età.

Pochi film d'animazione europei di quest'anno hanno la stessa leggerezza. Ancora meno sanno usarla per parlare della morte a un pubblico di bambini senza spaventarli e senza mentire.

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