Frieren, il fantasy di Madhouse che comincia dove le avventure finiscono

Debuttata con uno speciale di due ore su Nippon TV, la serie diretta da Keiichirō Saitō racconta un'elfa che sopravvive ai suoi compagni. Le prime settimane confermano un adattamento di rara delicatezza.

Milky Way - Flickr - mkfeeney
Immagine: MK Feeney · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Il Re dei demoni è già morto. Lo hanno sconfitto quattro eroi dopo dieci anni di viaggio, e la serie comincia il giorno del loro ritorno trionfale in città. Una storia fantasy qualunque finirebbe qui, con la festa e i titoli di coda. Frieren (in Italia Frieren - Oltre la fine del viaggio) parte da quel punto e si chiede che cosa resti dopo, soprattutto a chi, come la protagonista, ha davanti a sé ancora mille anni di vita.

Frieren è un'elfa, maga del gruppo. Per lei i dieci anni passati con l'eroe Himmel, il guerriero Eisen e il sacerdote Heiter sono stati una parentesi breve. Si salutano promettendo di rivedersi per la pioggia di meteore di cinquant'anni dopo, e lei mantiene la promessa senza fatica. Ma nel frattempo Himmel è diventato un vecchio, e poco dopo quell'ultimo incontro muore. Al funerale Frieren si accorge di non averlo mai conosciuto davvero. Da lì comincia un nuovo viaggio, più lento e più consapevole, insieme a Fern, la giovane apprendista che le affida Heiter.

Un debutto in prima serata

La serie, tratta dal manga di Kanehito Yamada e Tsukasa Abe pubblicato dal 2020 su Weekly Shōnen Sunday e già vincitore del Manga Taishō, ha avuto un esordio insolito. Il 29 settembre Nippon TV ha trasmesso i primi quattro episodi tutti insieme, in uno speciale di due ore nella fascia del Kin'yō Road Show, lo spazio del venerdì sera solitamente riservato ai film. Da allora gli episodi escono uno alla settimana nella nuova fascia notturna del venerdì dell'emittente, e in Italia arrivano su Crunchyroll.

Dietro c'è Madhouse, con la regia di Keiichirō Saitō, che l'anno scorso aveva firmato Bocchi the Rock!. La composizione della serie è di Tomohiro Suzuki, il character design di Reiko Nagasawa, la musica di Evan Call.

Il tempo come materia

La cosa più notevole di questo adattamento è il modo in cui gestisce il tempo. Nei primi episodi passano anni in pochi minuti: una scena finisce, quella dopo si apre con i personaggi invecchiati, cambiati, a volte scomparsi. Saitō non carica mai questi salti di enfasi. Li lascia accadere con la naturalezza con cui li vive Frieren, e il risultato è un senso di vertigine che cresce piano.

Il resto lo fa il ritmo. Frieren è un anime che non ha fretta. Gli episodi indugiano su gesti quotidiani, su un pasto, su una magia inutile che Frieren colleziona perché le piace (far sbocciare un campo di fiori, togliere la ruggine da una statua). Queste pause sono il cuore della serie. Servono a mostrare come l'elfa cominci, quasi suo malgrado, a fare attenzione alle persone che le stanno accanto.

Disegno pulito, emozione trattenuta

Visivamente la serie sceglie la sobrietà. Il character design di Nagasawa è morbido e leggibile, con volti semplici che reggono bene i primi piani lunghi; i fondali sono luminosi, con paesaggi europei da fiaba e una luce chiara che toglie al fantasy ogni cupezza. Madhouse riserva l'animazione più spettacolare ai pochi combattimenti, che arrivano improvvisi e durano poco, con una cura per gli effetti magici che ricorda quanto lo studio sappia fare quando vuole.

La musica di Evan Call è una parte essenziale del tono. Orchestrale, malinconica, con temi che ritornano, accompagna i ricordi di Frieren senza mai forzare la commozione.

Cosa può non funzionare

La lentezza che è il pregio della serie può diventare un limite. Chi si aspetta un fantasy d'azione troverà poche battaglie e una protagonista volutamente distaccata, a volte quasi inespressiva. Alcuni episodi hanno una struttura episodica, un villaggio, un incontro, un ricordo di Himmel, che rischia di diventare formula se ripetuta troppo a lungo.

Per ora il rischio non si vede. Dopo le prime settimane Frieren sembra uno degli adattamenti più riusciti degli ultimi anni, un anime che parla di lutto e di memoria con una delicatezza difficile da trovare in televisione. Resta da vedere come terrà il passo quando la storia entrerà nel vivo. Le premesse sono ottime.

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