Scavengers Reign, la fantascienza disegnata a mano che Max ha nascosto in catalogo

Joe Bennett e Charles Huettner trasformano un loro corto del 2016 in dodici episodi di sopravvivenza su un pianeta vivo. Una delle serie animate più belle dell'anno.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Su Vesta niente è soltanto un paesaggio. Le piante respirano, i funghi pensano, gli animali si mimetizzano in modi che fanno venire i brividi, e ogni creatura sembra parte di una catena alimentare più grande e più intelligente di chiunque provi a capirla. È su questo pianeta che si schianta la nave da carico Demeter 227, e i superstiti dell'equipaggio, sparpagliati in gruppi isolati, devono cercare di raggiungere il relitto e sopravvivere abbastanza a lungo da essere soccorsi.

Scavengers Reign è arrivata su Max il 19 ottobre con tre episodi, e ha concluso la sua stagione il 9 novembre al ritmo di tre puntate a settimana. Dodici episodi in tutto. L'hanno creata Joe Bennett e Charles Huettner, che nel 2016 avevano realizzato Scavengers, un corto di otto minuti senza dialoghi da cui la serie nasce. La produzione è di Green Street Pictures con Titmouse.

Tre storie, un ecosistema

La serie segue tre linee narrative. Azi viaggia con Levi, un robot di bordo che, a contatto con il pianeta, comincia a cambiare in modo imprevisto. Sam, il comandante, e la giovane Ursula cercano di raggiungere la nave insieme. Kamen, il più fragile dei tre gruppi, stringe un legame malsano con una creatura che legge nella mente. Wunmi Mosaku, Alia Shawkat, Bob Stephenson e Sunita Mani danno le voci con una sobrietà che si adatta al tono.

Le tre storie viaggiano su binari separati e si incrociano poco. È una scelta che rallenta il ritmo, soprattutto a metà stagione, ma che regala a ciascun personaggio uno spazio raro in un racconto di genere. Ognuno affronta il pianeta a modo suo, e ognuno ne viene trasformato.

L'ecologia come motore narrativo

Il vero protagonista è Vesta, e la scrittura lo tratta con un rigore quasi da documentario naturalistico. Ogni creatura ha un ciclo vitale, un modo di nutrirsi, un ruolo. Molti episodi si reggono su un'idea biologica, un fiore che attira le prede, un parassita che usa l'ospite come un veicolo, e da quell'idea nasce una situazione di pericolo da risolvere. Il risultato è un racconto di sopravvivenza in cui l'ingegno conta più della forza, e in cui gli esseri umani sono raramente i più furbi.

Viene in mente il Miyazaki di Nausicaä, e viene in mente soprattutto Moebius, un'influenza evidente sui fondali e sullo stile. Le linee pulite, i colori piatti ma ricchissimi di sfumature, i paesaggi enormi in cui le figure umane sembrano dettagli: tutto richiama la fantascienza disegnata europea degli anni Settanta e Ottanta, più che il cinema americano.

Animazione d'autore in televisione

Sul piano tecnico la serie è fuori scala per una produzione televisiva. È animazione 2D realizzata nel corso di due anni da un gruppo internazionale di animatori che lavoravano a distanza, e la cura si vede nei movimenti delle creature, nella loro consistenza molle o cartilaginea, nei dettagli dei fondali. Alcune sequenze senza dialogo durano minuti interi e reggono solo sull'immagine e sul suono, eredità diretta del corto originale.

C'è anche qualche difetto. La violenza, a tratti, è più compiaciuta che necessaria, e la linea di Kamen, la più disturbante, è anche la meno sviluppata. Il finale chiude alcune questioni e ne lascia aperte molte, senza la certezza di una seconda stagione.

Resta il fatto che Scavengers Reign è uscita quasi in sordina, con poca promozione, e merita molto di più. È una serie per adulti che usa l'animazione disegnata per fare qualcosa che nessun altro mezzo potrebbe fare allo stesso modo: inventare un mondo intero, credibile in ogni sua foglia.

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