If Anything Happens I Love You, il lutto di due genitori in dodici minuti

Su Netflix dal 20 novembre, il corto di Will McCormack e Michael Govier racconta in bianco e nero la perdita di una figlia in una sparatoria a scuola. Un film necessario, a tratti troppo insistito.

Illustrazione per l’articolo: If Anything Happens I Love You, il lutto di due genitori in dodici minuti
Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Il titolo è un messaggio. Lo si capisce solo alla fine, quando il film rivela l'ultima cosa che una ragazzina ha scritto ai genitori prima di morire. If Anything Happens I Love You, dodici minuti diretti da Will McCormack e Michael Govier, è arrivato su Netflix il 20 novembre dopo che la piattaforma ne aveva acquisito i diritti a metà ottobre. È un corto in 2D, quasi interamente in bianco e nero, che parla di una sparatoria in una scuola americana senza mai mostrarla davvero.

Chi scrive ha avuto bisogno di qualche giorno prima di riuscire a metterlo in ordine.

Due ombre al tavolo

All'inizio ci sono un uomo e una donna che cenano ai due capi di un tavolo, senza guardarsi. Dietro ciascuno c'è un'ombra che si muove per conto suo, e fa quello che i corpi trattengono. Le ombre si cercano, si dibattono, piangono, tentano di riavvicinarsi. È l'idea visiva più forte del film e regge tutta la prima parte: la distanza tra i due genitori diventa uno spazio vuoto, una stanza troppo grande.

Poi la madre, mentre fa il bucato, trova una maglietta della figlia. Un pallone da calcio rotola nella cameretta chiusa e un giradischi parte da solo con 1950 di King Princess. I due genitori si ritrovano in quella stanza e il film si apre ai ricordi: la bambina che gioca a calcio, la festa per i dieci anni, il primo bacio. In queste scene le ombre diventano spettatrici, e l'animazione acquista un calore che prima si negava.

Il bianco, il nero e un po' d'acquerello

La scelta cromatica è rigorosa. I fondali sono acquerelli su carta, slavati e pieni di bianco, con pochissimo colore. I personaggi hanno un tratto essenziale e morbido, animato digitalmente con TVPaint sotto la direzione dell'animatrice Youngran Nho. Il riferimento dichiarato è Father and Daughter di Michaël Dudok de Wit, e si vede nell'uso delle figure scure su campi chiari, nella capacità di raccontare un sentimento con una silhouette.

La regia sfrutta bene il vuoto. Ci sono inquadrature larghe in cui i due genitori sono piccoli in mezzo alla casa, e primi piani in cui basta uno sguardo abbassato. Il ricordo della figlia arriva invece con movimenti più fluidi, quasi danzati, e con una sequenza musicale accompagnata da un'orchestra giovanile di Los Angeles.

Dove il film spinge troppo

Il problema è la parte finale. L'ultimo ricordo è la mattina in cui la ragazzina esce per andare a scuola, e le ombre dei genitori cercano di fermarla, inutilmente, perché la memoria non si può cambiare. Fin qui il film è fortissimo. Poi la tragedia viene evocata attraverso il suono, e il messaggio che dà il titolo appare sullo schermo. L'effetto è devastante, ma anche costruito per esserlo. Il corto, che fino a quel punto aveva lasciato molto allo spettatore, sente il bisogno di stringere la mano attorno alla gola.

Si può discutere a lungo se un film del genere abbia il diritto di essere così diretto. McCormack e Govier hanno scelto di non girarci intorno, e la loro posizione sul tema delle armi è chiara anche senza dichiarazioni esplicite. Chi cerca un film sottile qui non lo troverà. Chi è disposto a farsi ferire troverà un lavoro sincero, curato in ogni inquadratura, e un'idea, quella delle ombre, che resta nella memoria più a lungo del finale stesso.

Un esordio che pesa

Per i due registi è un esordio. McCormack viene dalla scrittura e dalla recitazione, e si sente nella costruzione drammatica, più teatrale che strettamente animata. È anche un esordio che arriva su una piattaforma enorme, e potrà raggiungere famiglie che di solito non guardano cortometraggi d'animazione. Forse è questa la sua funzione principale. Di sicuro non è un film da guardare distrattamente.

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