Ride Your Wave, Masaaki Yuasa prova la storia d'amore e trova l'acqua

Visto ad Annecy, il nuovo film di Yuasa per Science Saru è un melodramma romantico sul lutto, dolce fino al limite della glassa, che si riscatta ogni volta che entra in scena l'acqua.

Surfing at Hitotsumatsu Beach, Chōsei, -20 Mar. 2012 a
Immagine: Tsuyoshi Uda from Setagaya-ku, Tokyo, Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Masaaki Yuasa è il regista giapponese che più di ogni altro ha piegato la linea alla propria fantasia: corpi che si allungano, prospettive che si rompono, notti alcoliche che durano un film intero. Per questo la prima mezz'ora di Kimi to, nami ni noretara, presentato in anteprima mondiale ad Annecy il 10 giugno e atteso nelle sale giapponesi il 21, spiazza. Sembra una commedia romantica come tante, con una ragazza, un ragazzo, il mare e una canzone da cantare in coppia.

Surf, pompieri e una canzone

Hinako Mukaimizu ha diciannove anni, studia all'università e ha scelto di trasferirsi in una città di mare per poter fare surf ogni mattina. Una sera nel suo palazzo scoppia un incendio e a tirarla fuori arriva Minato Hinageshi, giovane pompiere preciso, generoso, un po' ingenuo. Si innamorano in fretta, fra lezioni di surf, pranzi in riva all'oceano e una canzone pop che cantano ovunque, Brand New Story dei Generations from Exile Tribe. Il gruppo, va detto, è lo stesso di Ryota Katayose, che dà la voce a Minato, accanto a Rina Kawaei nel ruolo di Hinako.

Poi Minato muore in mare, nel tentativo di salvare un uomo in difficoltà. Hinako si chiude nel dolore, finché scopre che se canta la loro canzone vicino all'acqua, in un bicchiere, in una bottiglia, nel mare stesso, il ragazzo le compare dentro. Può vederlo e parlargli, non toccarlo. Il film diventa allora una storia di fantasmi gentile e un po' assurda, in cui Hinako porta a spasso il fidanzato dentro un gonfiabile pieno d'acqua, e il resto del mondo, a partire dalla sorella di lui, Yōko, e dal collega Wasabi, la guarda con crescente preoccupazione.

La sceneggiatura di Reiko Yoshida

La sceneggiatrice è Reiko Yoshida, la stessa di Liz and the Blue Bird e di molto anime per ragazzi. La sua mano si riconosce nella cura per i personaggi di contorno e nella capacità di trasformare un'idea fantastica in un discorso sul lutto molto concreto. Il film non ha dubbi su dove voglia arrivare. Hinako deve smettere di aggrapparsi a Minato e trovare la propria strada, e Minato, che nel frattempo capisce qualcosa di sé e di lei, deve trovare il modo di lasciarla andare.

Il limite è nel tono. Per lunghi tratti Yuasa sembra voler dimostrare di saper fare un film per tutti, e ci riesce fin troppo: la canzone torna con insistenza, i flashback del primo incontro sono zuccherosi, il rapporto fra i due innamorati resta in superficie, quasi uno spot. Chi ama il Yuasa febbrile di Mind Game o di Devilman Crybaby troverà qui pochi appigli.

Quando arriva l'onda

Il riscatto arriva dall'acqua. Science Saru, lo studio che Yuasa ha fondato con Eunyoung Choi, la anima come una materia viva, con forme piene e semplificate, colori saturi, onde che si arrotolano come fossero di gomma. Dopo Lu over the Wall, il regista torna a un elemento che evidentemente lo ossessiona e lo rende protagonista. Le sequenze di surf hanno una leggerezza sorprendente, e nel finale, quando Hinako e Yōko si ritrovano in pericolo e un'onda enorme attraversa le strade, il film ritrova d'un tratto la libertà visiva che ci si aspetta da lui. Sono minuti in cui l'animazione smette di illustrare e si mette a raccontare.

Musiche di Michiru Oshima, delicate e d'atmosfera, e un design dei personaggi più pulito e meno deformato del solito completano un film che appare, nel catalogo di Yuasa, come un esperimento di misura. Funziona a metà. Ma dimostra che anche quando sceglie il genere più codificato del cinema giapponese, il melodramma romantico per giovani adulti, questo regista sa trovare un modo per far muovere le cose che nessun altro ha.

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