Inu-Oh, Masaaki Yuasa trasforma il Giappone medievale in un concerto rock

Presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, il nuovo film di Science Saru racconta l'amicizia fra un suonatore di biwa cieco e un danzatore deforme. Un'opera rock che si prende rischi enormi e quasi sempre li vince.

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Immagine: Unknown authorUnknown author · Public domain · Wikimedia Commons

Che cosa succede se un cantastorie del Trecento scopre la distorsione? Inu-Oh, il nuovo film di Masaaki Yuasa presentato il 9 settembre alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, risponde con lunghi concerti in cui il biwa, il liuto dei monaci ciechi, suona come una chitarra elettrica e una folla medievale batte le mani a tempo come a uno stadio. È un'idea che poteva diventare una barzelletta. Nelle mani dello Studio Science Saru diventa un film anomalo, generoso e spesso esaltante.

Due esclusi e una storia proibita

La sceneggiatura di Akiko Nogi adatta un romanzo di Hideo Furukawa, a sua volta ispirato alle leggende intorno all'Heike monogatari, il grande racconto epico della caduta del clan Heike nel XII secolo. Il film si apre secoli dopo la battaglia di Dan-no-ura, dove il piccolo imperatore annegò stringendo la spada sacra. Un ragazzo che vive su quelle coste, Tomona, viene ingaggiato con il padre per recuperare una cassa da un relitto. Dentro c'è proprio quella spada. Il padre la estrae e muore, Tomona perde la vista.

Il ragazzo si unisce a una confraternita di suonatori di biwa ciechi e cambia nome. Nel frattempo, nella capitale, il capo di una compagnia di teatro nō ha avuto un figlio dal corpo mostruoso, un braccio lunghissimo, la pelle squamosa, un volto che nessuno deve vedere. Il bambino cresce come un cane, ma impara a danzare spiando i fratelli, e ogni volta che danza una parte del suo corpo torna normale. Quando incontra Tomona, che non può vederlo, nasce un'amicizia. Il deforme si fa chiamare Inu-Oh, re dei cani, e i due cominciano a portare in scena storie di guerrieri Heike che nessuno ha mai cantato. Fino a quando lo shogun Ashikaga Yoshimitsu decide che esiste una sola versione ufficiale della storia.

La libertà della linea

I personaggi sono disegnati da Taiyō Matsumoto, l'autore di Tekkonkinkreet, e il suo segno nervoso, asimmetrico, si sposa con la propensione di Yuasa per i corpi elastici. Inu-Oh è una creatura che sfida qualunque model sheet. Si muove su arti di lunghezze diverse, si arrampica, si contorce, e l'animazione segue ogni trasformazione con una libertà che pochi studi oggi si permettono in un lungometraggio. Nelle esibizioni il personaggio cambia corpo quasi a ogni inquadratura, e la coerenza grafica cede il passo al ritmo.

Lo stile alterna registri molto diversi. Le scene iniziali hanno toni spenti, quasi monocromi, con fondali che ricordano la pittura a inchiostro e i rotoli illustrati. I concerti esplodono invece in colori saturi, giochi di luce, coreografie di massa, e certe esibizioni hanno l'energia sfacciata di un videoclip anni Settanta. Yuasa ha sempre amato il contrasto fra la linea essenziale e la sovrabbondanza del movimento. Qui lo porta all'estremo.

Rock, nō e memoria

La musica di Otomo Yoshihide è il motore del film. Mescola strumenti tradizionali e rock con un'aria deliberatamente anacronistica, e le voci di Avu-chan, cantante dei Queen Bee, nel ruolo di Inu-Oh, e di Mirai Moriyama, che dà voce a Tomona, reggono numeri lunghissimi. Qualcuno uscirà dalla sala esausto. I concerti si susseguono con poche pause, e nella parte centrale il racconto rallenta fino quasi a fermarsi, sacrificato allo spettacolo.

Eppure la ripetizione ha un senso. Il film parla di chi decide quali storie possono essere raccontate e quali devono sparire. I guerrieri Heike sconfitti, i musicisti ciechi, un danzatore deforme, sono tutte figure escluse dalla versione ufficiale, e ogni canzone è un modo per rimetterle in circolo. L'idea che una cultura tradizionale fosse viva, rumorosa e popolare, prima di essere imbalsamata dal potere, è il cuore politico dell'opera.

Il finale, che non conviene anticipare, ha una malinconia che compensa qualche eccesso precedente. Inu-Oh uscirà in Giappone nel 2022. È un film imperfetto e sbilanciato, ed è anche uno dei lungometraggi d'animazione più liberi visti negli ultimi anni.

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