Pluto su Netflix, il noir robotico di Urasawa diventa finalmente animazione
Otto episodi lunghi quasi un'ora, prodotti da Studio M2 e Genco. L'adattamento del manga di Naoki Urasawa tratto da Astro Boy arriva dopo sei anni di attesa ed è un'opera seria, fedele, a tratti magnifica.

L'annuncio era arrivato ad Annecy nel giugno 2017. Da allora di Pluto si erano viste poche immagini, qualche conferma sporadica che il lavoro andava avanti, molta attesa. Il 26 ottobre Netflix ha pubblicato tutti insieme gli otto episodi, ciascuno lungo tra i cinquantasei e i settantuno minuti. Sei anni per una serie sono tanti. Guardandola si capisce dove sono finiti.
Un'indagine tra i robot più potenti del mondo
Il materiale di partenza è doppio. C'è Il più grande robot della Terra, una delle storie più celebri di Astro Boy di Osamu Tezuka, e c'è la rilettura che ne ha fatto Naoki Urasawa con Takashi Nagasaki nel manga Pluto, pubblicato tra il 2003 e il 2009. Urasawa ha preso una storia per ragazzi e l'ha trasformata in un noir adulto, lento, pieno di dolore.
Il protagonista non è Atom, che qui compare più avanti, ma Gesicht, un detective robot dell'Europol. Qualcuno sta uccidendo i sette robot più avanzati del pianeta, e insieme a loro alcuni esseri umani legati alla legge sui diritti dei robot. Le vittime vengono ritrovate con qualcosa che richiama delle corna accanto alla testa. Gesicht indaga, e scopre presto di essere lui stesso nella lista.
Il cuore del racconto è la domanda che Urasawa eredita da Tezuka e porta all'estremo: che cosa rende umano un essere artificiale? La risposta, nella serie, passa per la capacità di provare odio e lutto. Sullo sfondo c'è una guerra recente in Asia centrale, combattuta anche dai robot e giustificata con armi di distruzione di massa mai trovate, e l'allusione al presente è tutt'altro che velata.
L'eredità di Maruyama
L'animazione è di Studio M2, fondato da Masao Maruyama, che già nel 2004 aveva prodotto per Madhouse l'adattamento di Monster, l'altro grande thriller di Urasawa. La regia è di Toshio Kawaguchi, il character design e la supervisione dell'animazione di Shigeru Fujita, la musica di Yugo Kanno. La produzione è di Genco.
Lo stile visivo è sobrio, quasi austero. Il character design resta molto vicino al tratto di Urasawa, con volti realistici, rughe, espressioni sottili che contano più dei movimenti ampi. Le scene d'azione sono poche e brevi; quando arrivano sono animate con grande cura, ma la serie le tratta come eccezioni. Il lavoro più notevole è sui corpi dei robot: alcuni sono indistinguibili dagli umani, altri sono macchine enormi e goffe, e l'animazione rende con precisione questa differenza, il peso di un'armatura, la grazia innaturale di un androide perfetto.
L'episodio del musicista
Il primo episodio contiene la sequenza che molti lettori del manga ricordano come la più bella. North No. 2, un robot da guerra dal corpo gigantesco, lavora come maggiordomo per un anziano compositore cieco e scontroso, e vuole imparare a suonare il pianoforte. È una storia di poche decine di minuti che sta in piedi da sola, e l'anime la rende con un'emozione che non scivola mai nel patetico. La colonna sonora di Kanno qui fa un lavoro enorme.
Il resto della serie non sempre tiene quel livello. Il formato lungo degli episodi aiuta a restituire la densità del manga, ma in alcuni momenti centrali la tensione cala, e qualche dialogo esplicativo si poteva asciugare. Anche la regia, molto controllata, a tratti diventa rigida: si sente la volontà di essere fedeli a ogni costo all'originale, inquadratura per inquadratura.
Per chi è
Pluto richiede pazienza. Non è una serie da guardare in sottofondo, e chi non conosce né Tezuka né Urasawa potrebbe trovare lenta la prima ora. Ma è anche uno dei prodotti d'animazione seriale più ambiziosi visti sulle piattaforme negli ultimi anni, un'opera che si prende sul serio senza diventare pesante e che ha il coraggio di parlare di guerra, razzismo e memoria con il linguaggio di un racconto di robot.
Il finale, che non anticipo, chiude il cerchio con una dolcezza che ripaga ogni minuto di attesa. Per chi ha letto il manga sarà un ritorno a casa. Per gli altri, un ottimo modo per scoprire perché Urasawa sia considerato uno dei più grandi autori di fumetto giapponese viventi.


