The Physics of Sorrow, Theodore Ushev dipinge la malinconia con la cera calda

Presentato al festival di Toronto, il nuovo corto di Theodore Ushev per l'ONF adatta Georgi Gospodinov ed è il primo film interamente animato con la tecnica dell'encausto.

Le cinéaste bulgaro-canadien Theodore Ushev (3)
Immagine: Jean-Pierre Bazard Jpbazard · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Cinquanta fotogrammi al giorno. Tanti ne riusciva a dipingere Theodore Ushev lavorando a The Physics of Sorrow, e il dato basta a dare un'idea della fatica che sta dietro ai ventisette minuti del film. Ushev ha scelto l'encausto, una tecnica antichissima in cui i pigmenti vengono mescolati alla cera d'api fusa e stesi a caldo. La cera si raffredda in fretta, quindi bisogna dipingere veloci; poi la si può riscaldare, rimodellare, ridipingere. Nessuno prima aveva realizzato un film d'animazione interamente in questo modo, e i primi tentativi, a quanto racconta la produzione, sono stati un fallimento. Il regista ha dovuto inventarsi il metodo strada facendo.

Il corto, prodotto da Marc Bertrand per l'Office national du film du Canada con la partecipazione di ARTE France, è stato presentato in anteprima mondiale il 7 settembre al Toronto International Film Festival, nella sezione Short Cuts. La giuria gli ha assegnato una menzione d'onore, citandone la qualità della messa in scena e la cura artigianale.

Un uomo senza nome

Il punto di partenza è il romanzo omonimo dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov. Un uomo di cui non sappiamo il nome passa in rassegna i propri ricordi: il circo, le cartine delle gomme da masticare, i primi innamoramenti, il servizio militare nella Bulgaria comunista, e poi l'emigrazione in Canada, una vita adulta senza radici e attraversata da una tristezza che non trova mai una causa precisa. A fare da filo conduttore c'è il mito del Minotauro, il mostro chiuso nel labirinto, che il protagonista sente vicino a sé come nessun altro personaggio della sua infanzia.

Nella versione inglese la voce narrante è di Rossif Sutherland, con un breve intervento del padre Donald. Il testo è fitto, a tratti quasi saggistico, e chiede allo spettatore una disponibilità all'ascolto che non tutti i cortometraggi pretendono.

La materia della memoria

Ushev, bulgaro trapiantato a Montréal, non ha mai avuto paura di cambiare tecnica da un film all'altro. Il suo Vaysha l'aveugle aveva le linee nette dell'incisione su legno, qui invece tutto è grumo, colatura, stratificazione. Ed è una scelta che il soggetto giustifica fino in fondo. La cera conserva le tracce di ogni passaggio, e quando l'immagine si trasforma si vedono ancora, sotto, i residui della forma precedente. È esattamente così che funzionano i ricordi del protagonista, che si sovrappongono e si contaminano a vicenda.

I colori sono caldi, terrosi, con improvvisi lampi di rosso e di giallo. Le figure emergono e si sciolgono, i volti hanno la consistenza di vecchie fotografie lasciate al sole. Ci sono sequenze di una bellezza rara, in particolare quelle legate all'infanzia e al circo, dove la materia pittorica sembra vibrare come una pellicola d'epoca. La colonna sonora alterna Schubert e Mendelssohn a canzoni pop che chiunque sia cresciuto negli anni Ottanta riconoscerà, e quel contrasto funziona molto meglio di quanto si potrebbe pensare.

Il prezzo della densità

Il film ha un difetto, e lo si avverte soprattutto nella seconda metà. Ventisette minuti sono tanti per un corto di questo tipo, e la narrazione per accumulo, che all'inizio incanta, a lungo andare rischia di stancare. Alcune riflessioni della voce fuori campo suonano più letterarie che cinematografiche, come se Ushev non avesse voluto rinunciare a troppe pagine di Gospodinov. Chi cerca una storia con un arco preciso resterà deluso.

Ma The Physics of Sorrow non vuole essere quel tipo di film. Si avvicina piuttosto a un quaderno di memorie dipinto a mano, da attraversare con pazienza. Ci si perde, a volte ci si annoia, poi arriva un'immagine che giustifica tutto il resto. Per l'animazione d'autore canadese è un'opera importante, e per Ushev forse la più personale finora.

theodore ushevthe physics of sorrowencaustooffice national du filmgeorgi gospodinov

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta