Liz and the Blue Bird, Naoko Yamada filma un'amicizia al passo di due ragazze
Lo spin-off di Sound! Euphonium firmato da Naoko Yamada per Kyoto Animation è un film minuscolo e preciso, costruito su sguardi, passi e un duetto per oboe e flauto.

Il film si apre con dei passi. Mizore arriva per prima davanti al liceo e aspetta; poi sente arrivare Nozomi e la riconosce dal rumore delle scarpe prima ancora di vederla. Le due salgono verso l'aula di musica, una davanti e l'altra dietro, e in quei pochi minuti senza quasi dialogo c'è già tutto il film: chi guida, chi segue, chi non si volta.
Liz to aoi tori, uscito in Giappone il 21 aprile con la distribuzione di Shochiku, nasce come costola di Sound! Euphonium, la serie di Kyoto Animation tratta dai romanzi di Ayano Takeda sulla banda di un liceo. Chi non conosce la serie può entrare in sala tranquillo. Naoko Yamada, che due anni fa aveva diretto La forma della voce, mette da parte quasi tutto il cast corale e si chiude con due sole ragazze al terzo anno: Mizore, oboista silenziosa, e Nozomi, flautista estroversa che tutti cercano. La sceneggiatura è di Reiko Yoshida, già al lavoro sulla serie.
Una fiaba dentro la scuola
Il concorso regionale si avvicina e la banda prepara un brano ispirato a una fiaba. Liz vive sola in una casa ai margini del bosco finché una ragazza misteriosa, un uccello azzurro in forma umana, bussa alla sua porta. Le due vivono insieme, felici, fino a quando Liz capisce che deve lasciarla volare via. Nel terzo movimento oboe e flauto dialogano, e Mizore e Nozomi dovrebbero dare voce a quella separazione.
Yamada alterna la vita scolastica alle scene della fiaba, disegnate con un tratto diverso, più morbido e acquerellato, con colori pastello che sembrano usciti da un libro illustrato. Il gioco degli specchi è chiaro da subito. Mizore si vede in Liz, teme il diploma e la fine di un'amicizia che per lei è tutto. Il film però ha la pazienza di non chiudere lì l'equazione, e a un certo punto rovescia le parti con un'eleganza che non conviene anticipare.
Il suono dei piedi
La cosa più sorprendente sta nel modo in cui il film usa il corpo. La macchina da presa virtuale indugia su caviglie, mani, ciocche di capelli tormentate, sul modo in cui Mizore si stringe il gomito quando non sa che dire. Molte inquadrature tagliano via il volto. Kyoto Animation è nota per la cura del dettaglio; qui quella cura diventa linguaggio, perché i personaggi parlano poco e mentono spesso, e sono i gesti a tradirli.
La colonna sonora va nella stessa direzione. Kensuke Ushio, già autore delle musiche della Forma della voce, scrive per le scene a scuola una partitura rada, fatta di note isolate e di rumori: i passi nei corridoi, un'anta che si chiude, una penna che batte sul banco. Il ritmo del montaggio e quello del suono si inseguono fino a confondersi. Le musiche della fiaba e i brani della banda sono invece di Akito Matsuda, il compositore della serie, e il contrasto fra i due registri è voluto.
Novanta minuti di sospensione
Non tutto funziona allo stesso modo. Per lunghi tratti il film resta volutamente sospeso, e chi cerca uno sviluppo narrativo classico troverà la parte centrale ripetitiva, con troppe varianti della stessa scena in corridoio. Anche la fiaba, graziosa, a tratti sottolinea quello che le immagini a scuola avevano già detto meglio.
Poi arriva la prova in cui Mizore suona davvero, e capisci perché Yamada ha tenuto il freno tirato così a lungo. È la sequenza più bella vista quest'anno in un anime, ed è costruita quasi solo su un assolo di oboe e su un primo piano che non si stacca. Ne esce un film piccolo, che rifiuta il melodramma e lascia le due protagoniste un passo prima di capirsi del tutto. Racconta un legame fra ragazze con un pudore raro, senza spiegarlo e senza dargli un nome.


