Percebes, il Cristal di Annecy va a un crostaceo dell'Algarve
Il documentario animato di Alexandra Ramires e Laura Gonçalves segue il ciclo di vita dei percebes per raccontare una costa portoghese consumata dal turismo. A Annecy ha vinto il premio principale.

Il percebe è un animale strano. Vive attaccato agli scogli battuti dalle onde, ha l'aspetto di un artiglio di drago in miniatura e nei ristoranti del Portogallo e della Spagna costa parecchio, anche perché raccoglierlo è un mestiere pericoloso. Alexandra Ramires e Laura Gonçalves lo hanno scelto come protagonista di un cortometraggio di poco più di undici minuti, e sabato 15 giugno, alla cerimonia di chiusura di Annecy, Percebes ha vinto il Cristal per il miglior cortometraggio.
Per il Portogallo, paese ospite di questa edizione del festival, è un risultato che mancava dal 2006, quando il premio andò a História trágica com final feliz di Regina Pessoa. Il film è prodotto dalla cooperativa portoghese BAP Animation Studios, in coproduzione con la francese Ikki Films, e la sceneggiatura è firmata dalle due registe con Regina Guimarães.
Dallo scoglio al piatto
La struttura è quella di un ciclo vitale. Il film segue il percebe dalla sua formazione fino al momento in cui finisce in un piatto, e lungo questo percorso allarga lo sguardo alla regione che lo circonda: l'Algarve, il sud del Portogallo, una delle coste più turistiche d'Europa. Non quella delle cartoline, però. Le registe guardano la costa dalla parte di chi ci vive tutto l'anno, quando i turisti sono partiti e restano i palazzi costruiti in fretta, i cantieri, le strade che tagliano il paesaggio.
Il crostaceo diventa così un pretesto, nel senso migliore del termine. È il filo che tiene insieme il mare, i pescatori, la speculazione edilizia, la fatica di restare in un posto che si sta trasformando per altri. Sono temi seri, ma il film non alza mai la voce. Preferisce mostrare, accostare, lasciare che siano le immagini a fare i collegamenti.
Acquerello e cemento
Percebes è un documentario animato, e la sua forza sta nel modo in cui il disegno tratta i materiali del reale. Le registe lavorano con un'animazione 2D che unisce acquerello e digitale. Il risultato è un'immagine morbida, porosa, dove l'acqua del mare e il grigio del cemento sono fatti della stessa sostanza pittorica. Questa continuità è già un punto di vista: la costa naturale e quella costruita non sono due mondi separati, si contaminano, si macchiano a vicenda.
Ci sono passaggi di grande precisione nell'osservazione. Il movimento delle onde contro la roccia, la consistenza del percebe, le figure umane disegnate con pochi tratti ma riconoscibili nei gesti. L'animazione, curata da un piccolo gruppo di animatrici, evita qualunque effetto di virtuosismo e resta sempre al servizio del racconto. Anche il suono, firmato da Bernardo Bento, e la musica di Nicolas Tricot lavorano per sottrazione.
Il film ha un tono che si potrebbe definire affettuoso e arrabbiato allo stesso tempo. Le registe amano evidentemente questi luoghi, li disegnano con cura, ma non nascondono quello che non va. È un equilibrio difficile, che molti documentari dal vero sull'overtourism non riescono a trovare, scivolando nella denuncia o nella nostalgia.
Una coppia da seguire
Ramires e Gonçalves non sono esordienti. Avevano già diretto insieme Água Mole, un corto molto premiato sullo spopolamento di un villaggio dell'interno portoghese, e Gonçalves aveva firmato da sola O Homem do Lixo. C'è un filo che lega questi lavori: l'interesse per luoghi e comunità che cambiano, raccontati attraverso la memoria e l'animazione invece che con la camera a mano.
Qualche riserva c'è. In un corto così breve la densità di temi a volte toglie spazio all'emozione, e alcuni passaggi sulla trasformazione urbana sembrano più accennati che sviluppati. Chi arriva al film senza conoscere l'Algarve potrebbe perdere qualche riferimento.
Ma il Cristal è meritato. In un concorso forte, la giuria ha premiato un film piccolo nelle dimensioni e preciso nelle intenzioni, che usa l'animazione per guardare un posto reale con occhi diversi. Ed è bello che a vincere sia stato un documentario: un genere che l'animazione d'autore europea frequenta sempre più spesso, e con risultati sempre migliori.


