Pantheon, la fantascienza delle menti caricate trova casa nell'animazione 2D
Conclusa su AMC+ la prima stagione della serie di Craig Silverstein tratta dai racconti di Ken Liu. Otto episodi animati da Titmouse, densi di idee e di dolore familiare.

Che cosa resta di un padre quando il suo cervello viene scansionato strato per strato e trasformato in codice? Pantheon si apre con questa domanda, ma la pone nel modo più concreto possibile: una ragazzina di quattordici anni, Maddie Kim, che a scuola viene presa di mira dai bulli e che a un certo punto riceve aiuto da qualcuno, online, che comunica solo con le emoji. Quel qualcuno conosce cose che solo suo padre poteva sapere. Il padre è morto.
La serie creata da Craig Silverstein per AMC+ ha chiuso la sua prima stagione il 13 ottobre, dopo un debutto con i primi due episodi il primo settembre e un'uscita settimanale. Otto puntate in tutto, animate in 2D dallo studio Titmouse e ispirate a una serie di racconti di Ken Liu, lo scrittore americano noto per il racconto The Paper Menagerie. È uno dei progetti più ambiziosi visti quest'anno nell'animazione per adulti, e anche uno dei meno pubblicizzati.
Tre fili che si intrecciano
La storia di Maddie è solo la prima. Accanto a lei c'è Caspian, un adolescente geniale e isolato, cresciuto in una famiglia che sembra seguire un copione scritto da qualcun altro. E c'è Chanda, ingegnere di un'azienda indiana di telecomunicazioni, che si risveglia dentro un server senza sapere come ci sia finito. Sullo sfondo si muove Logorhythms, colosso tecnologico fondato da un visionario morto anni prima, che ha portato avanti in segreto la ricerca sulle intelligenze caricate, le menti umane trasferite in forma digitale.
Silverstein tiene insieme questi fili con una scrittura serrata, a volte perfino troppo. Ogni episodio introduce concetti nuovi, aziende rivali, apparati governativi, implicazioni geopolitiche. Chi si distrae per cinque minuti rischia di perdere un passaggio decisivo. Ma il centro emotivo resta saldo, ed è la relazione tra Maddie e il padre David, una figlia che ritrova un genitore e deve accettare che non sia più del tutto la stessa persona.
Un'animazione sobria, quasi dal vivo
Titmouse ha scelto uno stile che guarda più al fumetto realistico che al cartone animato. I personaggi hanno proporzioni naturali, linee pulite, ombre nette. Le espressioni sono misurate e la recitazione si affida a micro movimenti più che a pose esagerate. Qualcuno potrà trovarlo rigido, e in alcune scene di dialogo l'animazione è effettivamente limitata. Il risultato, però, ha una credibilità che serve alla storia: queste persone sembrano vere, e il loro dolore pesa.
Dove la serie si libera è negli spazi digitali. Quando la narrazione entra nella mente di un'intelligenza caricata, il disegno si fa astratto, i colori si accendono, le architetture diventano impossibili. Sono passaggi brevi ma memorabili, che usano l'animazione per mostrare ciò che un live action avrebbe dovuto affidare a effetti speciali generici.
Il cast vocale è di primo piano. Katie Chang presta la voce a Maddie, Paul Dano a Caspian, Daniel Dae Kim al padre, con Rosemarie DeWitt nel ruolo della madre e Aaron Eckhart tra i comprimari. Il doppiaggio, per una volta, aggiunge spessore invece di essere un'attrazione da locandina.
Domande senza risposta facile
Pantheon ha difetti evidenti. Il ritmo è irregolare, alcune sottotrame sono abbozzate e la seconda metà accelera tanto da sacrificare la costruzione di qualche personaggio. Ma ha anche un merito raro: prende sul serio le sue idee. La serie si chiede che cosa significhi essere vivi, chi possieda una mente, che prezzo abbia l'immortalità quando a gestirla sono le aziende, e non finge di conoscere le risposte.
Per l'animazione 2D occidentale è un segnale importante. Una serie drammatica, adulta, senza comicità di alleggerimento, costruita sul disegno e non sulla grafica tridimensionale. Peccato che sia nascosta su una piattaforma di nicchia. Merita di essere vista da molte più persone.


