Amphibia, Matt Braly porta Disney Channel in una palude di rane

Dopo un mese di episodi la nuova serie animata di Disney Channel mostra un'identità precisa. Una ragazzina thailandese-americana, una famiglia di rane e una scatola musicale che non promette niente di buono.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Anne Boonchuy ha tredici anni, una scatola musicale rubata e un problema serio: si è svegliata in un mondo abitato da rane. La prima rana che incontra si chiama Sprig, è un ragazzino con un'idea molto personale dell'avventura, e invece di consegnarla ai compaesani che le danno la caccia come a una bestia la porta a casa. Lì c'è il nonno Hop Pop, diffidente e brontolone, e la sorellina Polly, un girino in un secchio d'acqua con un'indole più aggressiva di tutti gli altri messi insieme.

Amphibia è andata in onda su Disney Channel dal 17 giugno, con una programmazione fitta che in un mese ha già messo in fila parecchi episodi. Il ritmo serrato permette di fare un primo bilancio. La serie l'ha creata Matt Braly, che si era fatto le ossa nella squadra di Gravity Falls, e la produce Disney Television Animation. Il canale l'aveva già rinnovata per una seconda stagione a metà maggio, prima ancora del debutto.

La ragazza di città nella palude

La formula di partenza è antica: il pesce fuor d'acqua, anzi la ragazza fuori dalla palude. Anne è una ragazzina di città, cresciuta tra telefono e centri commerciali, e deve adattarsi a una vita rurale fatta di raccolti, lumache da cavalcare e insetti giganti. Le gag nascono da qui. Il bello è che la serie non rende Anne simpatica a tutti i costi. Nei primi episodi è egoista, pigra, a tratti insopportabile, e il suo cambiamento procede lentamente, con ricadute.

Braly ha raccontato che la serie nasce dai viaggi che faceva da bambino a Bangkok, dove ogni estate andava a trovare la famiglia della madre. Quell'esperienza del sentirsi straniero in un luogo che è anche un po' tuo si sente nel modo in cui Anne guarda Wartwood, il villaggio delle rane: con fastidio all'inizio, poi con un affetto che lei stessa non vorrebbe ammettere. Anne è doppiata da Brenda Song, e il suo essere thailandese-americana passa attraverso dettagli concreti più che attraverso dichiarazioni.

Fondali che fanno venire caldo

Sul piano visivo Amphibia è una delle produzioni Disney Channel più curate degli ultimi anni. I fondali sono ricchissimi, pieni di verdi saturi, luci filtrate dal fogliame, muschi e radici che sembrano trasudare umidità. Le rane hanno un design semplice e leggibile, forme tonde e occhi enormi, e si muovono con un'elasticità cartoon che lascia spazio a molte deformazioni comiche. L'animazione, realizzata in Corea da studi come Rough Draft Korea, è fluida e ben sincronizzata con il timing delle gag.

La colonna sonora di T. J. Hill lavora bene sul doppio registro della serie, avventuroso e domestico, e fa la sua parte quando gli episodi spingono verso il fantastico più cupo.

Formula e mistero

Ogni episodio è diviso in due segmenti da undici minuti, quasi sempre autoconclusivi. È il formato classico del canale e ha i suoi limiti: alcuni segmenti sono semplici variazioni sul tema dell'adattamento e lasciano poco. Il ritmo comico, però, raramente cala, e Hop Pop è una spalla perfetta.

La parte più interessante sta ai margini. La scatola musicale che ha portato Anne in quel mondo non è un semplice espediente, e ogni tanto qualche indizio lascia intendere che dietro ci sia una mitologia più ampia, con altri personaggi e altri luoghi che non conosciamo ancora. Chi ha amato Gravity Falls riconoscerà l'approccio: una serie per ragazzi che costruisce il suo mistero piano piano, sotto la superficie delle gag.

Per ora Amphibia convince più come commedia familiare che come saga fantastica. Ma le basi ci sono tutte, e la seconda stagione già annunciata lascia a Braly il tempo di far crescere la sua palude.

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