Night Is Short, Walk On Girl, una notte a Kyoto che dura un anno
Masaaki Yuasa torna al mondo di Tomihiko Morimi, già visto in The Tatami Galaxy, e comprime un romanzo intero in una sola notte di bevute, libri usati e raffreddori.

Lei beve. Beve tanto, beve bene e non si ubriaca mai. È una matricola dell'università di Kyoto, ha i capelli neri, non ha un nome e attraversa la notte con un passo deciso e un sorriso fiducioso, come se la città fosse stata costruita apposta per lei. Dietro, a qualche metro, arranca un ragazzo più grande che è innamorato di lei da tempo e non trova il coraggio di dirglielo. Passa la serata a cercare di trovarsi sulla sua strada per caso, e ogni volta qualcosa va storto.
Night Is Short, Walk On Girl (in originale Yoru wa mijikashi aruke yo otome) è uscito in Giappone il 7 aprile, distribuito da Toho, ed è il secondo lungometraggio di Masaaki Yuasa per il cinema, a tredici anni da Mind Game. Lo ha prodotto Science Saru, lo studio che il regista ha fondato. La storia viene dal romanzo di Tomihiko Morimi uscito nel 2006, lo stesso autore di The Tatami Galaxy, la serie con cui Yuasa aveva conquistato un pubblico di culto nel 2010. Tornano lo sceneggiatore Makoto Ueda e il disegno originale dei personaggi di Yusuke Nakamura, e tornano anche alcune figure della serie, come lo strano Higuchi.
Quattro stagioni, una notte
Il libro di Morimi è diviso in episodi distribuiti lungo un anno. Il film li stringe tutti in un'unica notte, e questo è il suo azzardo più riuscito. Si comincia con una festa di matrimonio e un giro di bar, si prosegue con una gara di bevute contro un vecchio usuraio di nome Rihaku, si passa per una fiera di libri usati sorvegliata da una specie di divinità bambina, si arriva alla festa dell'università dove un gruppo teatrale clandestino mette in scena uno spettacolo itinerante, e si finisce con un'epidemia di raffreddore che mette a letto mezza città.
Yuasa non cerca la verosimiglianza. Il tempo scorre in modo diverso per i diversi personaggi, e la notte della ragazza sembra non finire mai mentre per altri si consuma in fretta. La logica è quella del sogno o del racconto orale, dove una cosa porta all'altra perché così è più divertente. A volte la trama sembra perdersi, poi un dettaglio lasciato un'ora prima torna al momento giusto e tutto si ricompone.
Il corpo che si deforma
La protagonista ha la voce di Kana Hanazawa, il ragazzo quella del musicista Gen Hoshino. Ma il vero protagonista è il disegno. I personaggi si allungano, si rimpiccioliscono, camminano con le braccia che oscillano in modo esagerato. La ragazza procede con una specie di marcia elastica che diventa la sua firma visiva. Nelle scene di bevuta i bicchieri si moltiplicano, i colori virano al viola e al rosa acido, lo spazio si piega.
Sono soluzioni che chi conosce Mind Game o The Tatami Galaxy riconoscerà subito, e qui sono messe al servizio di una commedia romantica. Il risultato è meno sperimentale del primo e meno claustrofobico della seconda, più accessibile a chi non ha mai visto Yuasa. Le musiche di Michiru Oshima e la canzone finale degli Asian Kung-Fu Generation tengono il ritmo veloce senza strafare.
Una ragazza vera, un ragazzo di carta
Il limite del film sta nel rapporto fra i due protagonisti. Lei è un personaggio memorabile, curioso, generoso, attraversa la notte aiutando gli altri senza accorgersi delle trappole. Lui è una funzione comica, il ragazzo goffo che inciampa e fantastica, e non cresce molto oltre questo ruolo. Il film lo sa e ci gioca, ma alla lunga lo squilibrio pesa, perché lo spettatore finisce per tifare più per lei da sola che per la coppia.
Alcuni episodi, poi, durano più del necessario. Il lungo spettacolo teatrale alla festa universitaria, con i suoi numeri cantati, ha momenti molto divertenti e altri in cui la trovata si ripete.
Resta un film che non somiglia quasi a nulla nel panorama giapponese di quest'anno. Yuasa ha già pronto un secondo lungometraggio, Lu over the Wall, che uscirà a maggio. Viene da pensare che il regista abbia finalmente trovato nel cinema lo spazio che per anni ha cercato in televisione. A giudicare da questa notte di Kyoto, ne aveva bisogno anche il pubblico.


