Corti d'Argento 2021, il Nastro per l'animazione va a Solitaire di Edoardo Natoli
I giornalisti cinematografici premiano i migliori cortometraggi italiani. Nella cinquina animata anche Simone Massi, Andrea Vinciguerra e il trio di En rang par deux, mentre La Fellinette riceve un premio speciale.

Dodici titoli selezionati, cinque finalisti, un vincitore. Il Nastro d'Argento per il miglior cortometraggio d'animazione dell'edizione 2021 dei Corti d'Argento è andato a Solitaire di Edoardo Natoli. Il premio è stato annunciato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani insieme a quello per la fiction, assegnato a Bataclan di Emanuele Aldrovandi, e al Nastro speciale per la migliore opera prima, andato all'esordio dietro la macchina da presa di Jasmine Trinca, Being My Mom.
I Corti d'Argento sono il versante breve dei Nastri, e da alcuni anni tengono separata l'animazione dalla finzione. È una scelta utile: il cortometraggio è il formato in cui l'animazione italiana d'autore vive quasi tutta, e confrontarlo con i corti dal vero significherebbe spesso penalizzarlo.
La cinquina
Accanto al vincitore, la cinquina dell'animazione schierava quattro titoli molto diversi tra loro. Alma di Michelangelo Fornaro, En rang par deux firmato a sei mani da Elisabetta Bosco, Margherita Giusti e Viola Mancini, Infinito di Simone Massi e No, I Don't Want to Dance! di Andrea Vinciguerra.
Massi è un nome che i Nastri conoscono bene. Il regista marchigiano lavora da anni con una tecnica personale e faticosissima, graffiando il colore steso sulla carta per far emergere le figure, migliaia di disegni per pochi minuti di film. Il suo è un cinema della memoria contadina, della guerra, delle colline marchigiane. La sua presenza in cinquina è quasi una costante, e anche quando non vince segna il livello della competizione.
En rang par deux ci interessa per un altro motivo. È il lavoro di tre giovani autrici, e conferma che sta crescendo una generazione di registe attente al racconto e al disegno. Margherita Giusti in particolare è un nome da seguire.
Gli altri selezionati
La selezione completa contava dodici corti animati, e vale la pena ricordarli tutti perché raccontano l'ampiezza della scena. Oltre ai cinque finalisti c'erano Abdita di Valentina Giorgi, Arianna Morganti, Dennis Pezzolato e Giulia Zanetti, Balkanika di Lu Pulici, Bleed di Igor Imhoff, Concatenation di Donato Sansone, La grande onda di Francesco Tortorella, Sogni al campo di Magda Guidi e Mara Cerri e Terra ca nun dormi di Francesco Mescolini, Valentino Presti e Marco Rinicella.
Sansone e Imhoff sono autori che sperimentano da anni con forme e materiali, e la loro presenza accanto a lavori collettivi e a esordi restituisce l'immagine di un'animazione breve italiana che non ha un solo stile. Manca, come sempre, un circuito di sale e di televisioni che faccia arrivare questi film al pubblico al di fuori dei festival.
Il premio speciale a La Fellinette
Tra i riconoscimenti speciali, quello che più ci riguarda è andato a La Fellinette di Francesca Fabbri Fellini, premiata in occasione del settantacinquesimo anniversario dei Nastri. La regista, nipote di Federico Fellini, ha portato in animazione un personaggio nato da un disegno dello zio, e il corto è un omaggio affettuoso al suo immaginario. All'indomani del centenario della nascita del regista riminese, il premio ha un valore che va oltre il singolo film.
Completano il quadro un riconoscimento ad Alessandro Haber come autore e protagonista dell'anno e una menzione per il documentario di montaggio La Napoli di mio padre di Alessia Bottone. Ai giornalisti va dato atto di continuare a premiare l'animazione con un Nastro tutto suo. Ora serve che quei film trovino un pubblico più largo di una giuria.


