Mob Psycho 100, Bones trasforma i disegni sgraziati di ONE in uno spettacolo
Conclusa la prima stagione, la serie di Yuzuru Tachikawa si conferma tra gli anime più inventivi dell'anno, tra esplosioni psichiche, pittura su vetro e un truffatore irresistibile.

Il manga di ONE è disegnato male, e lo sa. Le figure sono storte, i volti sono pochi tratti, gli sfondi spesso non ci sono. Chi lo ha letto sul sito Ura Sunday di Shogakukan sa che il fascino di Mob Psycho 100 sta proprio lì, in quella grafia da quaderno che lascia tutto lo spazio alla comicità e alle idee. Trasformarlo in animazione era un rischio. Bones, lo studio di Tokyo, ha deciso di non correggere quella goffaggine ma di farla muovere, e il risultato, dopo dodici episodi andati in onda su Tokyo MX dal 12 luglio al 27 settembre, è una delle serie più vive dell'anno.
Un ragazzino al cento per cento
Shigeo Kageyama, detto Mob, è uno studente delle medie con poteri psichici smisurati. Potrebbe piegare un palazzo con il pensiero, ma vuole soltanto essere un ragazzo normale, piacere alla compagna che gli interessa, mettere su un po' di muscoli nel club di culturismo della scuola. Le emozioni le tiene sotto chiave. Un contatore sullo schermo segna quanto si avvicina al limite, e quando arriva a cento succede qualcosa di molto difficile da controllare.
Accanto a lui c'è Reigen Arataka, sedicente medium, in realtà un truffatore che sfrutta Mob come manodopera per gli esorcismi della sua agenzia. Reigen è il colpo di genio della serie. Bugiardo, vanitoso, codardo, eppure capace di dire al ragazzo le cose giuste nei momenti decisivi. Il loro rapporto, comico e sbilanciato, è il cuore emotivo della stagione molto più delle battaglie.
Le battaglie, comunque, ci sono. La seconda metà introduce altri esper, dal vanitoso Teru Hanazawa all'organizzazione Claw, e porta il fratello minore Ritsu al centro della scena. Il tono si fa più cupo e il finale di stagione alza molto la posta, senza perdere l'ironia.
Animazione che esplode
Il regista Yuzuru Tachikawa, con le sceneggiature di Hiroshi Seko e il character design di Yoshimichi Kameda, ha costruito una serie in cui l'animazione cambia linguaggio a seconda dello stato d'animo dei personaggi. Le scene quotidiane sono semplici, quasi spoglie, fedeli al tratto di ONE. Quando Mob perde il controllo, l'immagine si spacca. Linee che vibrano, colori acidi, deformazioni estreme, effetti disegnati a mano che riempiono lo schermo con una densità rara anche per gli standard di Bones.
Una parte di questo effetto si deve a Miyo Sato, animatrice che lavora con la tecnica della pittura su vetro. Sue sono la sigla finale, una mattinata di Reigen dipinta fotogramma dopo fotogramma, e diverse sequenze legate agli spiriti, che hanno una qualità pittorica e instabile del tutto diversa dal resto. È raro vedere un anime televisivo che integra una tecnica d'autore di questo tipo, e qui l'inserto non sembra mai un esercizio di stile ma un modo per rendere visibile l'invisibile.
Anche la sigla d'apertura, 99 dei Mob Choir, è un piccolo pezzo di bravura animata, e la musica di Kenji Kawai accompagna con un'elettronica nervosa che si adatta bene agli sbalzi di tono.
Qualche squilibrio
Non tutto è perfetto. Alcuni episodi centrali sembrano di passaggio, e certe gag ripetute sul club di telepatia o sui culturisti funzionano meglio sulla carta che sullo schermo. Chi conosce One-Punch Man, l'altra serie di ONE adattata l'anno scorso, troverà anche qualche somiglianza nella struttura del protagonista invincibile che non vuole esserlo.
Ma Mob Psycho 100 ha qualcosa che manca a molte serie d'azione, una tenerezza vera verso i suoi personaggi. Mob non vuole diventare più forte. Vuole capire cosa prova e trovare un modo di stare con gli altri. Bones ha capito che questo era il centro del manga e ha messo tutta la sua abilità tecnica al servizio di un ragazzino timido. Speriamo che una seconda stagione non si faccia attendere troppo.


