Merlot, la nonna, il bosco blu e una bottiglia smarrita
Il corto di diploma di Giulia Martinelli e Marta Gennari, nato al Centro Sperimentale di Torino, è una fiaba muta di cinque minuti che sta raccogliendo premi nei festival europei.

Una vecchia scorbutica attraversa un bosco tutto blu. Ha con sé una bottiglia di vino, la perde, e da lì in poi niente va per il verso giusto. La trama di Merlot sta tutta qui, e basta per cinque minuti e quaranta secondi di animazione senza una parola di dialogo.
Il film è il lavoro di diploma di Giulia Martinelli e Marta Gennari, uscite dal corso di animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino. Le due autrici firmano insieme regia, sceneggiatura, montaggio e animazione. Nel corso del 2016 il corto ha girato parecchio: ha vinto il primo premio all'Hamburg Animation Award, il premio speciale della giuria al KROK in Ucraina e quello per il miglior film di diploma al CINANIMA di Espinho, oltre a un riconoscimento a PRIMANIMA.
Una fiaba con il colore sbagliato
Il bosco delle fiabe, di solito, è verde scuro o nero. Qui è blu, di un blu notturno e saturo che toglie ogni naturalismo e mette subito lo spettatore in un territorio irreale. Su quel fondo le figure spiccano con forme semplici, linee morbide, una deformazione caricaturale che ricorda certa illustrazione per l'infanzia ma con un'ironia più adulta.
La nonna è il centro di tutto. Non è la vecchietta tenera di Cappuccetto Rosso. Brontola, si arrabbia, insegue la sua bottiglia con una determinazione che fa ridere proprio perché sproporzionata. Martinelli e Gennari la animano con un senso del peso molto preciso: il corpo tozzo, i passi corti, le reazioni che arrivano un attimo in ritardo, come succede alle persone anziane. Chi ha studiato animazione riconoscerà un lavoro accurato sul timing comico, con pause tenute il giusto tempo e accelerazioni improvvise.
Il racconto per gag
Merlot funziona come una sequenza di piccole disavventure, ognuna risolta in pochi secondi. È la struttura del cartoon classico, la caccia che si ripete con variazioni, applicata a una protagonista insolita. Le creature del bosco entrano ed escono dalla scena con discrezione, e il film non perde mai tempo a spiegare chi siano o cosa vogliano. Se ne intuisce abbastanza.
Il limite, se così si può chiamare, è proprio la brevità. Alcune idee visive avrebbero meritato di essere sviluppate, e il finale arriva con una rapidità che lascia un po' di desiderio di restare in quel bosco. Ma è il limite tipico di un corto di diploma, che deve dimostrare padronanza in poco spazio, e qui la padronanza c'è tutta.
Torino come vivaio
Negli ultimi anni la sede piemontese del Centro Sperimentale ha prodotto una serie di cortometraggi di diploma capaci di farsi notare all'estero, e Merlot si inserisce bene in questa tradizione. Non c'è niente di provinciale nel suo linguaggio: è un film che potrebbe venire da una scuola francese o danese, e infatti i premi sono arrivati soprattutto fuori dall'Italia.
Resta la curiosità di vedere dove porteranno le due autrici le loro strade separate. Per ora, cinque minuti di nonna arrabbiata nel bosco blu sono una delle cose più divertenti che l'animazione italiana di scuola abbia prodotto quest'anno.


