Lu over the Wall, la sirena di Masaaki Yuasa che balla appena sente musica

Il Cristal di Annecy 2017 va a un film giapponese di sirene, cani pesce e acqua che si solleva in cubi. Masaaki Yuasa e Science Saru firmano un'opera originale piena di invenzioni e un po' confusa.

Yuasa Masaaki from "The World of Masaaki Yuasa" at Opening Ceremony of the Tokyo International Film Festival 2018 (44705659005)
Immagine: Dick Thomas Johnson from Tokyo, Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Come si anima l'acqua quando non deve per forza cadere verso il basso? In Lu over the Wall Masaaki Yuasa risponde nel modo più sfacciato possibile. Le sirene del film possono sollevare il mare e dargli forma, e allora l'acqua esce dalla baia in blocchi squadrati, galleggia sopra le strade, si gonfia in bolle grandi come case dentro cui i personaggi nuotano a mezz'aria. È un'idea grafica prima che narrativa, ed è la ragione principale per vedere il film.

Sabato scorso la giuria del festival di Annecy gli ha assegnato il Cristal per il lungometraggio, il premio più importante della manifestazione. Un film giapponese non lo vinceva dai tempi di Pom Poko di Isao Takahata, nel 1994. In Giappone Lu over the Wall era uscito il 19 maggio, distribuito da Toho, appena sei settimane dopo l'altro film di Yuasa di quest'anno, Night Is Short, Walk On Girl. Due lungometraggi nella stessa primavera, dopo anni dedicati soprattutto alla televisione.

Un ragazzo chiuso e una sirena rumorosa

Kai Ashimoto ha quattordici anni e si è trasferito da Tokyo a Hinashi, un paese di pescatori stretto tra il mare e una grande roccia che lo tiene in ombra. Parla poco, risponde a monosillabi a padre e nonno, e passa le serate a comporre musica elettronica che carica in rete. Due compagni di scuola, Kunio e Yuho, lo scoprono e lo arruolano nel loro gruppo, i Seiren. Durante una prova vicino a un isolotto compare Lu, una piccola sirena. Appena sente musica, la coda le si trasforma in gambe e lei comincia a ballare, senza alcuna possibilità di fermarsi.

Il paese ha un rapporto antico e ostile con le sirene, considerate portatrici di sventura. La luce del sole le brucia, e il loro morso trasforma chi lo riceve. Quando un video di Lu comincia a circolare, però, gli adulti di Hinashi scoprono che la creatura può diventare un'attrazione turistica, e il film vira verso la satira sullo sfruttamento commerciale prima di precipitare in un finale catastrofico, con un'inondazione e un'antica maledizione da sciogliere.

Il disegno che si muove a scatti di gioia

La sceneggiatura è di Reiko Yoshida, scritta con Yuasa. Il character design di Nobutaka Ito parte da un concept di Yoko Nemu, e l'animazione digitale di Science Saru, con un ampio uso di Flash, dà al film una leggerezza da cartone animato televisivo degli anni Settanta rimesso a nuovo. Lu è disegnata con pochissimi tratti, gli occhi enormi, il corpo elastico. Quando balla, le gambe si allungano e si piegano come gomma, e tutto intorno a lei comincia a muoversi a tempo: i pesci, i cani, a un certo punto mezzo paese.

Sono queste le sequenze dove Yuasa dà il meglio. Il suo gusto per la deformazione, per il disegno che cambia proporzioni a metà di un gesto, si sposa con la musica in modo naturale. Le musiche di Takatsugu Muramatsu accompagnano senza invadere, e la canzone di Kazuyoshi Saito che ritorna più volte nel film diventa una specie di filo emotivo.

Troppe cose in un film solo

I problemi arrivano nell'ultima mezz'ora. Il racconto accumula personaggi secondari, retroscena familiari, un padre di Lu gigantesco e silenzioso, leggende locali, e non tutto ha il tempo di trovare un senso. Alcune svolte arrivano per necessità di trama più che per una logica interna. L'inondazione finale è spettacolare da guardare e faticosa da seguire.

Anche il percorso di Kai, il ragazzo che impara a dire ad alta voce quello che ama, resta un po' schematico. Il tema è chiaro fin dalla prima scena e il film lo ribadisce più del necessario.

Resta un'opera originale, non tratta da manga o romanzi, in un'industria che punta quasi sempre su titoli già noti. Ha un'energia contagiosa e una libertà grafica che pochi registi giapponesi si concedono nel lungometraggio. Il Cristal di Annecy premia soprattutto questo coraggio, e ha ragione a farlo. Chi ama il cinema d'animazione ordinato e misurato farà fatica. Chi cerca il disegno che si diverte, qui ne troverà a volontà.

lu over the wallmasaaki yuasascience saruannecy 2017anime

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta