Louise en hiver, l'inverno di una donna sola in una spiaggia deserta
Jean-François Laguionie firma un piccolo film sulla vecchiaia, disegnato a mano su carta a grana grossa. Una signora perde l'ultimo treno e resta sola sul mare fino alla primavera.

L'ultimo treno della stagione lascia Biligen senza di lei. Louise arriva in stazione un attimo troppo tardi, vede i vagoni allontanarsi e capisce che la località balneare dove ha passato l'estate, come ogni anno, sta per svuotarsi del tutto. Poi arrivano le maree dell'equinozio, il maltempo, la corrente che salta, i telefoni muti. Da lì in avanti, per quasi tutto il film, sullo schermo c'è soltanto una donna anziana, il mare e quello che le passa per la testa.
Louise en hiver è il sesto lungometraggio di Jean-François Laguionie, che ne è anche sceneggiatore. È stato presentato in concorso ad Annecy lo scorso giugno ed è arrivato nelle sale francesi il 23 novembre, distribuito da Gebeka Films. Lo producono JPL Films, la canadese Unité centrale, Tchack e Arte France Cinéma. In autunno ha vinto il gran premio per il lungometraggio al festival di Ottawa, un segnale che il film parla anche a chi non conosce il percorso del suo autore.
Robinson con la borsetta
Il paragone con Robinson Crusoe è suggerito dal film stesso, e funziona soprattutto per contrasto. Louise non ha la forza di un naufrago né le sue competenze. È fragile, un po' snob, abituata a un mondo ordinato. Eppure decide di non farsi abbattere. Costruisce un riparo sulla spiaggia, impara a procurarsi da mangiare con quello che il mare le lascia, si dà una disciplina quotidiana. A farle compagnia arriva un cane, che lei accoglie con la stessa diffidenza educata che riserverebbe a un vicino di ombrellone.
Il film procede per piccoli episodi, scanditi dalla voce interiore di Louise, che nella versione originale è quella di Dominique Frot. Il tono è asciutto, spesso ironico. Louise si rimprovera, si giustifica, discute con se stessa come si fa quando non c'è nessun altro con cui discutere. Ogni tanto la memoria apre una porta: l'infanzia, la guerra, un ragazzo paracadutista, cose che la donna aveva lasciato da parte e che la solitudine riporta a galla. La giovane Louise ha la voce di Diane Dassigny.
La grana della carta
Laguionie disegna ogni immagine su carta dalla grana marcata, e la tecnica mescola animazione tradizionale e passaggi digitali resi in modo da sembrare dipinti. Il risultato ha la consistenza di un album di disegni acquerellati, con il bianco del supporto che affiora sotto i colori. I modelli dichiarati vengono dalla pittura del primo Novecento, e si sente: le marine sono composte come quadri, con orizzonti bassi e cieli che occupano gran parte dell'inquadratura.
Questa scelta dà al film una qualità rara. L'immagine sembra fragile quanto la protagonista, sempre a un passo dal dissolversi. L'animazione è parca, a volte quasi immobile, e chi cerca movimento fluido resterà deluso. Ma la lentezza qui è coerente con il soggetto. Il tempo di Louise è dilatato, vuoto, e il film ce lo fa sentire senza riempirlo di trovate.
Un film che non si vergogna dei suoi anni
Laguionie ha attraversato mezzo secolo di animazione francese, dai cortometraggi degli anni Sessanta a Gwen, le livre de sable e Le Tableau. Louise en hiver sembra il lavoro di qualcuno che non ha più niente da dimostrare. Parla di vecchiaia senza patetismo, senza la tenerezza zuccherosa con cui il cinema tratta spesso gli anziani. Louise è cocciuta, ha dei pregiudizi, non sempre è simpatica. Proprio per questo le si crede.
Il limite sta nella struttura. Settantacinque minuti di monologo interiore chiedono molto allo spettatore, e qualche episodio centrale gira a vuoto, ripetendo un'idea già chiara. I flashback, poi, restano sospesi e non tutti trovano un posto preciso nel disegno complessivo, forse per scelta. Chi accetta il ritmo, però, ne esce con la sensazione di aver passato un inverno intero su quella spiaggia.
È un film piccolo, per un pubblico adulto, che difficilmente farà grandi numeri. Quando l'animazione per adulti cerca così spesso la provocazione, la sua gentilezza testarda pesa più di tante audacie di superficie.


