Affairs of the Art, Beryl torna a disegnare e la sua famiglia perde la testa
Quindici anni dopo l'ultimo film, Joanna Quinn e Les Mills riportano in scena Beryl con un corto co-prodotto con l'ONF che ha vinto il premio per l'animazione a Clermont-Ferrand.

Beryl non è più giovane e ha un problema. Vuole diventare un'artista, una di quelle vere, di cui si parla. Così disegna, disegna, disegna, con la stessa foga con cui un tempo affrontava le serate tra amiche. Intanto il resto della famiglia coltiva le proprie manie: c'è chi mette sotto vetro qualsiasi cosa si possa conservare, chi colleziona filettature di viti, chi impaglia gli animali domestici. È un ritratto di gruppo con ossessioni, e Joanna Quinn lo disegna come se ogni personaggio rischiasse di esplodere da un momento all'altro.
Affairs of the Art ha avuto la sua prima mondiale il 31 gennaio al festival del cortometraggio di Clermont-Ferrand, che quest'anno si è svolto online, e si è portato a casa il premio per il miglior film d'animazione della competizione internazionale. È il primo film di Beryl dopo Dreams and Desires: Family Ties, e l'attesa è stata lunga.
Sedici minuti, ventiquattromila disegni
Il dato produttivo merita di essere ricordato perché dice molto del film. Più di ventiquattromila disegni fatti a mano sulla tavola luminosa, poi scansionati, colorati in TVPaint e composti in After Effects. Quinn firma regia, storyboard e animazione principale, con un piccolo gruppo di collaboratori; Les Mills scrive la sceneggiatura, cura il colore e produce insieme a Michael Fukushima dell'Office national du film du Canada, che co-produce con Beryl Productions International.
Sullo schermo questa quantità di lavoro diventa energia pura. La linea di Quinn è ruvida, nervosa, lascia vedere i ripensamenti. I corpi si gonfiano, si allungano, si piegano con un'elasticità che pochi animatori oggi osano. E la macchina da presa, che naturalmente non esiste, gira intorno ai personaggi con prospettive impossibili, tutte disegnate. Chi ha visto i film precedenti riconoscerà lo stile; chi non li ha visti rischia di restare a bocca aperta già nella prima scena.
Beryl e i suoi parenti
Rispetto ai capitoli precedenti, Beryl è invecchiata ma non ha perso nulla della sua irruenza. La voce di Menna Trussler le dà un tono insieme fiero e svampito, e il lavoro sul labiale, molto dettagliato, rende ogni battuta fisica, quasi tattile. La stessa Quinn presta la voce a uno dei personaggi, Beverly, e Brendan Charleson si divide tra diversi ruoli maschili.
Il film è costruito come una galleria di monomanie, e qui sta il suo pregio maggiore insieme al suo limite. Ogni ritratto è riuscito, alcuni sono irresistibili, ma la struttura episodica a volte prende il sopravvento sul racconto. Si passa da un personaggio all'altro con una velocità tale che l'arco della protagonista, la sua ambizione di artista, finisce per diluirsi. In certi momenti si vorrebbe che il film rallentasse, che restasse un po' di più su Beryl davanti al foglio bianco.
Un film sull'ossessione di disegnare
Al di là della commedia, Affairs of the Art è un film su cosa significhi passare la vita a disegnare. Beryl che si arrovella sulla sua opera ha qualcosa dell'autrice, e non è difficile vederci un autoritratto ironico di chi fa animazione a mano nel 2021, quando quasi tutto spinge verso processi più rapidi ed economici. Quinn non fa proclami. Mostra la fatica, l'ostinazione e anche il ridicolo di questa passione, con un affetto evidente.
Il risultato è un corto che fa ridere molto, sorprende spesso e si fa rivedere volentieri per scoprire i dettagli che al primo passaggio scappano. Dopo il premio di Clermont-Ferrand è facile prevedere per Affairs of the Art un lungo giro di festival. Se lo merita, se non altro per ricordare a tutti che il disegno animato a mano libera è ancora capace di questa forza.


