Invincible, il supereroe in 2D che Prime Video ha avuto il coraggio di sporcare di sangue
Robert Kirkman porta il suo fumetto su Prime Video con otto episodi animati, Steven Yeun e J.K. Simmons tra le voci. Una prima stagione che parte come un cartone del sabato mattina e diventa altro.

Per quasi tutto il primo episodio Invincible sembra esattamente quello che il suo aspetto promette. Un ragazzo di diciassette anni, Mark Grayson, scopre di aver ereditato i poteri del padre, il supereroe più forte del pianeta, e comincia a provarsi il costume. Ci sono la scuola, la prima cotta, il lavoro part-time, i colori pieni e le linee pulite dei cartoni di supereroi che chi è cresciuto negli anni Novanta conosce a memoria. Poi, negli ultimi minuti, succede qualcosa che non anticiperemo, se non per dire che riguarda il padre e un intero gruppo di eroi, e che lo schermo si riempie di sangue. Da lì la serie non torna più indietro.
La prima stagione è arrivata su Prime Video a fine marzo con tre episodi, seguiti da un episodio a settimana fino all'ottavo e ultimo, uscito alla fine di aprile. Proprio nei giorni del finale Amazon ha annunciato il rinnovo per altre due stagioni.
Dal fumetto allo schermo
Invincible nasce come fumetto pubblicato da Image Comics a partire dal 2003, creato da Robert Kirkman con Cory Walker e poi disegnato a lungo da Ryan Ottley. Kirkman è lo stesso autore di The Walking Dead, e qui sviluppa la serie con Simon Racioppa, con cui condivide il ruolo di showrunner. La produzione mette insieme Skybound, la società di Kirkman, Amazon Studios e altri partner.
L'adattamento è fedele nello spirito e piuttosto libero nei dettagli. Alcuni personaggi hanno più spazio che nel fumetto, altri cambiano aspetto o ruolo, e diverse linee narrative vengono anticipate per dare a questi otto episodi una forma compiuta. Funziona: chi non ha mai letto il fumetto ha tutto quello che serve, chi lo conosce trova qualche sorpresa.
Una scelta grafica precisa
Sarebbe stato facile, e forse più commerciale, realizzare Invincible in computer grafica tridimensionale o con quel 2D sofisticato e pieno di effetti che va di moda. La serie sceglie invece un disegno piatto, con contorni netti e ombre semplici, molto vicino al tratto del fumetto originale e alle serie animate di supereroi della tv americana. È una scelta intelligente. Il contrasto tra questa estetica rassicurante e la violenza estrema di certe sequenze è il motore stesso del racconto: lo spettatore abbassa la guardia proprio perché il disegno gli dice che può farlo.
Il limite di questa impostazione si vede nell'animazione vera e propria. Nelle scene di dialogo il movimento è spesso ridotto al minimo, con personaggi quasi immobili e bocche che si muovono, e qualche sequenza d'azione appare un po' rigida. I combattimenti più importanti, invece, hanno una forza notevole, con un uso degli impatti, delle deformazioni e delle fratture che lascia il segno. Il budget sembra essere stato concentrato dove serviva, e il risultato è disomogeneo ma efficace.
Le voci
Il cast vocale è uno dei migliori sentiti in una serie animata recente. Steven Yeun dà a Mark una voce credibile da adolescente, insicura e testarda. Sandra Oh interpreta la madre Debbie con un'intensità sorprendente, soprattutto negli episodi centrali. Ma è J.K. Simmons, nel ruolo del padre Nolan, alias Omni-Man, a dominare la stagione: la sua voce è calda, autorevole, paterna, e proprio per questo inquietante quando la serie comincia a mostrare cosa nasconde. Intorno a loro c'è una lunga fila di nomi noti, da Walton Goggins a Mark Hamill, da Gillian Jacobs a Zazie Beetz.
Il peso della violenza
Resta da capire se tutto quel sangue sia necessario. A tratti la serie sembra compiacersene, e certe sequenze insistono sui dettagli anatomici più del dovuto. Ma la violenza in Invincible ha anche una funzione precisa: ricordare che i superpoteri, presi sul serio, sono una cosa spaventosa, e che un ragazzo di diciassette anni non è pronto a reggerne il peso. Il finale, Where I Really Come From, lo dice con una chiarezza brutale. È lì che la stagione trova il suo senso e la sua forza.


