Look Back, Kiyotaka Oshiyama porta al cinema il disegno come forma di lutto
Meno di un'ora per adattare il one-shot di Tatsuki Fujimoto su due ragazze che disegnano manga. Oshiyama lascia il tratto grezzo delle chiavi sullo schermo, e il film ne guadagna in verità.

Una schiena curva sulla scrivania, vista da dietro. La matita che gratta, il quaderno che si riempie, le stagioni che passano fuori dalla finestra mentre la ragazza resta lì. È l'immagine che riassume Look Back, e Kiyotaka Oshiyama la ripete più volte senza mai annoiare, perché ogni volta la stanza è cambiata un po' e il tempo ha lasciato un segno.
Il film, uscito nelle sale giapponesi il 28 giugno dopo una presentazione ad Annecy nella sezione Annecy Presents, adatta il manga breve che Tatsuki Fujimoto, l'autore di Chainsaw Man, aveva pubblicato online nel 2021. Dura meno di un'ora. È la misura giusta.
Due ragazze e un giornalino
Fujino frequenta le elementari ed è la stella del giornalino scolastico, dove pubblica le sue strisce a fumetti tra l'ammirazione dei compagni. Un giorno l'insegnante le chiede di cedere uno spazio a Kyomoto, una compagna che non viene mai a scuola. I disegni di Kyomoto sono fondali minuziosi, prospettive perfette, di una bravura che a Fujino toglie il fiato e il sonno. Per un anno intero si allena per raggiungerla, poi rinuncia. Quando finalmente le due si incontrano, il giorno in cui Fujino deve portarle a casa il diploma, scopre che Kyomoto la considera un modello.
Da lì nasce un sodalizio. Fujino scrive e disegna i personaggi, Kyomoto i fondali, e insieme arrivano a vincere un concorso e a sfiorare la serializzazione. Poi le strade si dividono, perché Kyomoto vuole studiare pittura in un istituto d'arte. Quello che succede dopo è meglio scoprirlo in sala. Basti dire che il racconto viene spezzato da un fatto di violenza improvvisa, nel quale molti lettori del manga avevano riconosciuto un'eco dell'incendio dello studio Kyoto Animation, e che la seconda metà è un lungo confronto con la colpa e con il caso.
Il tratto che resta
Oshiyama, animatore di grande esperienza passato per titoli molto diversi, qui è regista, sceneggiatore, character designer e autore di buona parte dei disegni chiave. Lo si capisce guardando le linee. Il film, prodotto dal giovane Studio Durian, lascia visibili le imprecisioni del tratto, i ripensamenti, le linee doppie che la pulizia tradizionale avrebbe eliminato. Nei momenti di corsa o di tensione i contorni vibrano, i vestiti si piegano con una libertà che ricorda i fogli di un animatore prima che passino al reparto ripasso.
È una scelta estetica che coincide con il soggetto. Un film su due persone che passano la vita a disegnare mostra il disegno nella sua forma più nuda, con tutta la fatica che contiene. Lo spettatore vede le mani dietro l'immagine. La sequenza in cui Fujino, ricevuto il primo complimento della sua vita da Kyomoto, torna a casa saltellando sotto la pioggia è già un pezzo da antologia, proprio perché il movimento sembra uscire direttamente dalla matita.
I fondali, coerentemente, sono il territorio di Kyomoto. Strade di provincia, campi, la stanza ingombra di quaderni. Hanno una precisione quasi documentaria che contrasta con l'energia dei personaggi e restituisce, senza dichiararlo, il dialogo tra le due ragazze.
Qualche riserva
La musica di Haruka Nakamura, con il pianoforte in primo piano, accompagna con delicatezza ma in un paio di passaggi spinge verso la commozione più di quanto servirebbe. Le immagini bastano. Anche la voce di Yuumi Kawai, che dà a Fujino una spavalderia infantile molto credibile, funziona meglio nei momenti leggeri che in quelli drammatici, dove il film forse avrebbe guadagnato da qualche silenzio in più.
Chi conosce il manga ritroverà quasi ogni tavola, compresi i salti temporali e il finale aperto. L'adattamento è fedelissimo, e questo è insieme il suo merito e il suo limite. Oshiyama aggiunge poco alla struttura e molto alla materia, alla temperatura del disegno.
Look Back parla di chi resta al tavolo da disegno quando qualcuno se ne è andato, e della domanda che accompagna chiunque faccia un lavoro creativo: per chi lo sto facendo? Il film non dà una risposta consolatoria. Mostra una ragazza che continua a disegnare, di spalle, e lascia che sia questo gesto a parlare.


