Kitbull, la Pixar torna al disegno con un gattino e un pitbull
Il terzo titolo del programma SparkShorts, diretto da Rosana Sullivan e ora visibile gratis su YouTube, è un corto in 2D sull'amicizia tra due animali abbandonati a San Francisco.

Fa un certo effetto vedere il logo della Pixar prima di un film disegnato a mano. Lo studio che ha costruito la propria identità sulla computer grafica tridimensionale ha pubblicato il 18 febbraio sul suo canale YouTube Kitbull, nove minuti di animazione 2D firmati da Rosana Sullivan. Il corto era già passato in sala a gennaio, per una breve programmazione all'El Capitan di Los Angeles insieme agli altri primi titoli di SparkShorts, il programma con cui la Pixar concede ad alcuni dipendenti sei mesi e un budget limitato per realizzare un progetto personale.
Il risultato è il più riuscito dei tre corti usciti finora, e probabilmente anche il più coraggioso.
Un vicolo nel Mission District
La storia si svolge in un cortile malandato del Mission District, a San Francisco. Tra i bidoni della spazzatura vive una gattina randagia, nera, diffidente, abituata a cavarsela da sola. Nello stesso cortile, legato a una catena, c'è un pitbull che il proprietario usa per i combattimenti. Lei soffia, lui scodinzola. Ci vuole tempo prima che i due si fidino l'uno dell'altra.
Sullivan racconta questa amicizia senza dialoghi e senza fretta. Le prime scene sono quasi una commedia muta, costruita sulla paura della gattina e sulla goffaggine gentile del cane. Poi il film cambia registro. Il pitbull torna ferito da un combattimento, e da quel momento la tenerezza si carica di un peso diverso. Sullivan non mostra la violenza, la lascia fuori campo e ne fa vedere le conseguenze sul corpo dell'animale. È una scelta di misura, che rende la scena più dura invece che più leggera.
Il finale, con la fuga dei due e un passante che si prende cura di loro, è prevedibile, e non potrebbe essere altrimenti. Il corto chiede allo spettatore di sperare, e lo ricompensa.
Il 2D come scelta espressiva
La parte più interessante di Kitbull sta nella sua superficie. I personaggi sono disegnati e animati in 2D su un livello, i fondali sono dipinti a parte, e un compositing attento li tiene insieme. I colori sono morbidi, con molti grigi e azzurri sporchi per il cortile e luci calde quando arriva la speranza. Le linee sono pulite ma non levigate, conservano qualcosa del tratto a matita.
È evidente che Sullivan conosce bene i gatti. La gattina si muove a scatti, si irrigidisce, gonfia la coda, si infila in una scatola di cartone come in una fortezza. Il pitbull ha invece un'animazione più pesante e lenta, con un corpo grosso che si muove con delicatezza per non spaventare l'amica. Il contrasto tra i due modi di stare al mondo è risolto quasi tutto nell'animazione, senza bisogno di spiegazioni.
C'è chi si chiederà perché la Pixar abbia scelto il disegno per una storia così. La risposta più semplice è che il 2D qui serve a ridurre la distanza. Un pitbull ferito in computer grafica realistica sarebbe forse stato insostenibile per un pubblico familiare. Disegnato, diventa un'immagine che si può guardare e che comunque fa male.
Un esperimento da seguire
Kitbull ha qualche ingenuità. La musica a tratti sottolinea troppo, e la caratterizzazione del proprietario dei cani è ridotta a un'ombra minacciosa. Ma sono limiti piccoli per un corto realizzato in pochi mesi, con un budget ridotto.
Il dato più rilevante è un altro. SparkShorts sembra pensato per far emergere voci e linguaggi che nei lungometraggi dello studio non troverebbero posto, e Kitbull è la prova che l'idea può funzionare. Speriamo che altri dipendenti della Pixar abbiano nel cassetto un progetto disegnato a mano. Questo, intanto, è da vedere.


