Blue Period, l'anime di Seven Arcs su un ragazzo che scopre la pittura
Dodici episodi per raccontare un liceale che lascia tutto per tentare l'esame d'ammissione a Geidai. L'adattamento del manga di Tsubasa Yamaguchi ha il cuore giusto e qualche difficoltà a mostrare l'arte.

All'alba Shibuya è blu. È questa la scoperta che cambia la vita di Yatora Yaguchi, liceale con ottimi voti, amici che fanno le ore piccole e la sensazione costante di recitare una parte. Dopo una notte passata in giro, guarda il quartiere ancora vuoto e lo vede di un colore che non sapeva descrivere a parole. Lo dipinge per un compito del corso d'arte. Qualcuno se ne accorge, e per la prima volta Yatora sente di aver comunicato davvero.
Blue Period, il manga di Tsubasa Yamaguchi pubblicato dal 2017 su Monthly Afternoon, aveva vinto nel 2020 il Manga Taishō e il premio Kodansha nella categoria generale. L'adattamento animato, prodotto da Seven Arcs, è andato in onda in Giappone dal 2 ottobre al 18 dicembre su MBS e TBS, mentre Netflix lo ha distribuito in streaming, nel resto del mondo con un episodio a settimana. Dodici episodi in tutto, con la regia generale di Koji Masunari e quella di Katsuya Asano, sceneggiature di Reiko Yoshida.
La parte migliore è la fatica
Pochi anime raccontano lo studio con questa onestà. Yatora decide di tentare l'ammissione alla Tokyo University of the Arts, Geidai, il più selettivo ateneo artistico pubblico del paese, e la serie mostra tutto quello che serve: i corsi preparatori, gli esercizi di disegno dal gesso, la teoria del colore, le critiche spietate degli insegnanti, i compagni più dotati che ti fanno sentire un impostore. Il talento esiste, ma conta meno della quantità di ore passate davanti a una tela.
Questa attenzione al processo è il grande merito della serie, e viene dritta dal manga. Ogni episodio spiega qualcosa di concreto sulla pittura, una regola di composizione, un modo di guardare. Per chi ha frequentato una scuola d'arte, certe scene sono quasi dolorose da quanto suonano vere.
Il cast di contorno aiuta. Ryuji Ayukawa, che a scuola tutti chiamano Yuka, è il personaggio più complesso: un ragazzo che si veste da ragazza, in conflitto con la famiglia, e che trascina Yatora nel club d'arte. Yotasuke Takahashi, il rivale silenzioso e brillante dei corsi preparatori, incarna la paura di non essere mai abbastanza. Mori, la studentessa più grande il cui quadro aveva colpito Yatora, resta sullo sfondo ma pesa.
Il problema di mostrare un quadro
Il punto debole dell'adattamento è proprio quello che ci si aspetterebbe di vedere meglio: l'arte. Un anime su un pittore deve far vedere i quadri e far capire perché uno è migliore dell'altro. Qui le tele finite sono spesso inserite come immagini statiche, e il gesto della pittura, il pennello che carica il colore, la mano che corregge, viene mostrato meno di quanto la storia richiederebbe.
L'animazione, nel complesso, è dignitosa ma piatta. Molte scene di dialogo si reggono su inquadrature fisse e movimenti minimi, e i momenti di rivelazione visiva, come l'alba blu del primo episodio, non hanno la forza che avrebbero potuto avere. Per una serie che parla di vedere il mondo con occhi nuovi, è un limite che si sente.
Un racconto che arriva al traguardo
La struttura, invece, funziona. I dodici episodi arrivano fino all'esame d'ammissione, e gli ultimi, dedicati alle prove, sono tesi come un film sportivo. Yoshida comprime il manga senza snaturarlo e trova un finale di stagione soddisfacente.
Blue Period resta una delle serie più sincere di questo autunno. Non ha la bellezza visiva che il soggetto meriterebbe, e chi conosce il manga noterà la differenza. Ma è raro vedere un anime che prenda sul serio la fatica di imparare un mestiere, e che tratti la scelta di fare arte come una scelta seria, con un prezzo da pagare.


