Max e Dave Fleischer, dal rotoscopio a Superman la New York irriverente del cartoon
Inventori del rotoscopio, padri di Betty Boop e del Popeye animato, i fratelli Fleischer furono l'alternativa urbana, jazz e surreale al mondo di Disney.

Per girare i primi esperimenti, Max Fleischer fece indossare al fratello minore Dave un costume da clown e lo filmò mentre si muoveva sul tetto di casa. Poi ricalcò quei fotogrammi, uno per uno, proiettandoli dal basso su un piano di vetro. Era la metà degli anni Dieci a New York, e quel dispositivo avrebbe preso il nome di rotoscopio. Il brevetto fu concesso nel 1917.
Koko esce dal calamaio
Max Fleischer, nato a Cracovia nel 1883 e arrivato bambino negli Stati Uniti, era illustratore tecnico e redattore di una rivista di divulgazione scientifica. Dave, nato a New York nel 1894, aveva lavorato come montatore. Dal clown filmato nacque Koko, protagonista della serie Out of the Inkwell: il personaggio usciva da una boccetta d'inchiostro e interagiva con la mano di Max, ripresa dal vero. Il gioco tra disegno e realtà, tra il creatore e la creatura ribelle, diventò il marchio dello studio.
Negli anni Venti i Fleischer inventarono anche le Song Car-Tunes, cortometraggi in cui una pallina saltellante indicava le parole delle canzoni da cantare in sala. Alcuni di questi film furono sincronizzati con il suono prima di Steamboat Willie, anche se senza lo stesso impatto commerciale.
Betty Boop e il jazz
Il nuovo decennio portò Betty Boop, nata nel 1930 come comprimaria dalle orecchie canine e trasformata in breve nella prima diva sexy dell'animazione. I suoi cortometraggi sono pieni di metamorfosi, oggetti che prendono vita, scheletri danzanti. Alcuni ospitavano i grandi musicisti dell'epoca: Cab Calloway compare in Minnie the Moocher e in Snow-White, dove il suo modo di ballare fu ricalcato al rotoscopio sul fantasma di Koko.
Lo studio Fleischer non cercava l'illusione della vita alla maniera di Disney. Cercava il ritmo, la gag assurda, una logica da sogno urbano in cui tutto può diventare tutto. Era animazione disegnata da newyorkesi per un pubblico adulto e popolare.
Dal 1934 l'applicazione più rigida del codice Hays costrinse Betty ad allungare le gonne e a trasformarsi in una ragazza perbene. Il personaggio perse molto del suo smalto.
Popeye, l'uomo che salvò lo studio
Nel 1933 i Fleischer adattarono il marinaio Popeye dalle strisce di E. C. Segar. Fu un successo enorme, per molti anni più popolare di Topolino nelle sale americane. Le voci borbottate e improvvisate durante il doppiaggio davano ai cortometraggi una vivacità sporca e inconfondibile.
Sul piano tecnico lo studio sviluppò lo Stereoptical Process, un sistema che collocava modellini tridimensionali dietro gli acetati disegnati, su una piattaforma girevole. Nei due rulli a colori come Popeye the Sailor Meets Sindbad the Sailor, del 1936, gli scenari hanno una profondità materica sorprendente.
Miami, la rincorsa e la caduta
Per competere con Biancaneve, Paramount spinse i Fleischer verso il lungometraggio. Lo studio si trasferì a Miami alla fine degli anni Trenta e realizzò I viaggi di Gulliver, uscito nel 1939, e Mr. Bug Goes to Town, del 1941. Il secondo andò male al botteghino.
Nel frattempo nacquero i cortometraggi di Superman, iniziati nel 1941: un'animazione a colori di taglio quasi realistico, con ombre forti e atmosfere da poliziesco, che ha influenzato generazioni di autori di animazione d'azione. Ma i rapporti tra i due fratelli si erano deteriorati fino al punto di non parlarsi più, e lo studio era indebitato con Paramount.
Nel 1942 Paramount prese il controllo e allontanò entrambi. Lo studio rinacque come Famous Studios. Max morì nel 1972, Dave nel 1979.
Perché tornare ai Fleischer
Per decenni la loro opera è stata vista come una versione meno rifinita del modello Disney. Oggi la si legge come una tradizione alternativa, che passa per la cultura del jazz, il surrealismo da fumetto e la meccanica visiva del corpo elastico. Molti cartoni moderni che giocano con l'assurdo e con la musica, dalla televisione degli anni Novanta ai videogiochi di ispirazione rétro, devono più alla New York dei Fleischer che alla Burbank di Disney.

