Il burattino e la balena, il Pinocchio di Roberto Catani che non vuole crescere

Otto minuti disegnati a pastello e puntasecca su carta bianca. Il corto di Catani, Gran premio a Ottawa, rilegge Collodi come una storia di rifiuto davanti a un mondo autoritario.

VIS Vienna Shorts 2019-05-29 Stadtkino im Künstlerhaus 31 Roberto Catani Thomas Renoldner
Immagine: Manfred Werner (Tsui) · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Nel libro di Collodi diventare un bambino vero è il premio finale, la ricompensa per aver smesso di mentire, di scappare, di disobbedire. Roberto Catani rovescia la morale. Il suo burattino guarda il mondo degli uomini, vede dove sta andando, e decide che no, grazie, preferisce restare di legno.

Il burattino e la balena dura otto minuti, non ha dialoghi ed è stato presentato in prima mondiale nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia del 2024. Da allora ha fatto un percorso lungo e costante: il premio SACD per il miglior film d'animazione francofono a Clermont-Ferrand a febbraio, la selezione a Annecy, e il 27 settembre scorso il Gran premio per il cortometraggio all'Ottawa International Animation Festival, probabilmente il riconoscimento più pesante della sua carriera. Con quella vittoria il film diventa automaticamente eleggibile per la corsa agli Oscar. È una coproduzione franco-italiana di Miyu Productions e Withstand con Arte France, e la musica è di Enrico Ascoli.

Il segno prima della storia

Chi conosce Catani riconosce subito la mano. L'animatore di Jesi, che insegna disegno animato a Urbino dalla fine degli anni Ottanta, lavora da sempre su carta, a mano, fotogramma dopo fotogramma. Questa volta ogni disegno è realizzato su fogli bianchi con oilbar, gessetti, pastelli e puntasecca, e la combinazione dà al film una superficie particolare: grassa e vibrante nei colori, graffiata e nervosa nelle linee incise.

Le figure non stanno mai ferme. Si deformano, si moltiplicano, si trasformano l'una nell'altra secondo una logica che è più quella del sogno che quella del racconto. È il modo di procedere di Catani da La sagra in poi: l'immagine si genera da sé, una metamorfosi apre la successiva, e la narrazione emerge dal flusso invece di guidarlo. In Per tutta la vita, il corto del 2018, questa tecnica serviva a ripercorrere all'indietro la memoria di una coppia. Qui serve a raccontare un'infanzia che si rifiuta di finire.

Un burattino contro il potere

La storia, ridotta all'osso, è quella di un burattino che sceglie di non diventare bambino dopo aver scoperto la deriva autoritaria della società che lo circonda. La società lo spaventa, e il film fa in modo che spaventi anche noi: il potere, nel segno di Catani, diventa grottesco senza diventare mai comico. La balena del titolo, che in Collodi è il ventre da cui Pinocchio esce cambiato, qui pesa come un'immagine ambigua, e il film lascia allo spettatore il compito di decidere se sia una minaccia o un rifugio.

È una lettura politica, e il film non lo nasconde. Ma non c'è niente di didascalico. Catani non mette slogan in bocca ai suoi personaggi, che d'altra parte non parlano. Lascia che siano le trasformazioni a dire le cose: un corpo di legno che resiste mentre tutto intorno si piega, una forma che non accetta di prendere la forma che gli altri hanno deciso per lei.

Otto minuti densissimi

Il film richiede più di una visione. In otto minuti accadono moltissime cose, e la prima volta si rischia di restare abbagliati dalla tecnica senza afferrare del tutto il filo. Non è un difetto vero e proprio, perché il cinema di Catani è sempre stato così, generoso di immagini e avaro di spiegazioni. Però chi cerca una favola con un inizio e una fine chiari potrebbe uscire disorientato.

La musica di Ascoli accompagna il flusso con discrezione e lo tiene insieme nei momenti in cui le immagini sembrano disperdersi. Il lavoro sul suono è essenziale in un film muto, e qui lo è in modo esemplare.

Pinocchio è uno dei personaggi più adattati della storia dell'animazione, in Italia e fuori, e ogni nuova versione deve fare i conti con un peso enorme. Catani lo affronta nel modo più libero possibile, tenendo solo lo scheletro della storia e cambiandole il senso. Il premio di Ottawa arriva a un autore che lavora da trent'anni in disparte, con pazienza artigianale, e che con questo corto ha trovato il suo film più compiuto.

il burattino e la balenaroberto catanipinocchioottawa international animation festivalcortometraggi italiani

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta