Josée, la tigre e i pesci, lo studio Bones riscrive il racconto di Seiko Tanabe

Film di chiusura a Busan, il lungometraggio di Kotaro Tamura porta in animazione la storia di una ragazza in sedia a rotelle e di uno studente innamorato del mare. Luminoso e un po' prudente.

Busan Cinema Center at BIFF 2020 - 03
Immagine: 밥풀떼기 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una sedia a rotelle scende a tutta velocità lungo una strada in pendenza di Osaka. Uno studente che passa di lì si lancia, la ferma, finisce a terra. La ragazza seduta sopra non lo ringrazia affatto: lo accusa di averle messo le mani addosso. Così comincia Joze to tora to sakanatachi, ed è un buon modo per mettere subito le cose in chiaro. Josée non è una figura fragile da proteggere, e il film eviterà, almeno in parte, la commozione facile che il soggetto potrebbe suggerire.

Il racconto di Seiko Tanabe da cui tutto nasce è degli anni Ottanta, e in Giappone era già diventato un film dal vero di Isshin Inudo nel 2003. Questa nuova versione animata, diretta da Kotaro Tamura per lo studio Bones su sceneggiatura di Sayaka Kuwamura, è stata presentata il 30 ottobre come film di chiusura del Festival di Busan, in un'edizione ridimensionata dalla pandemia. L'uscita nelle sale giapponesi, rinviata per lo stesso motivo, è attesa per fine anno.

Lo studente e la ragazza chiusa in casa

Tsuneo Suzukawa studia all'università, lavora in un negozio di articoli da sub e ha un sogno preciso: partire per il Messico e vedere con i propri occhi un pesce che ha studiato solo sui libri. Per mettere da parte i soldi accetta un lavoro insolito. La nonna di Josée, che vive con la nipote in una vecchia casa e la tiene il più possibile lontana dal mondo, lo assume per badare alla ragazza.

Josée, il cui vero nome è Kumiko, ha più o meno la sua età e passa le giornate fra libri e disegni. È scontrosa, capricciosa, piena di paure, e di Tsuneo si serve come di un domestico. Lui all'inizio sopporta per lo stipendio, poi comincia a portarla fuori: al mare, che Josée non ha mai visto, in biblioteca, fra la gente. Il resto del film segue la loro relazione e il modo in cui ciascuno dei due costringe l'altro a cambiare.

Bones alla prova del sentimentale

Lo studio Bones è noto soprattutto per serie d'azione e di genere. La sorpresa è che qui lo stile della casa si mette al servizio di un melodramma quotidiano senza perdere precisione. La Osaka del film è luminosa e ricca di dettagli, il mare è sempre presente come promessa, e le sequenze in cui Josée immagina il mondo sottomarino sono le più libere, con pesci, luci e colori che invadono la città. Le musiche di Evan Call sottolineano molto, a volte troppo.

Il personaggio di Josée è il punto di forza. Il film non la riduce alla sua disabilità e mostra con concretezza le barriere che incontra: i gradini, i marciapiedi, gli sguardi della gente. Kaya Kiyohara le dà una voce tagliente, e la ragazza cresce in modo credibile, da prigioniera volontaria a persona che si espone, sbaglia, prende decisioni. Tsuneo, doppiato da Taishi Nakagawa, è meno interessante, un bravo ragazzo con pochi lati oscuri.

Il prezzo della dolcezza

Chi conosce il racconto originale o il film del 2003 noterà che questa versione è più ottimista e più adatta al pubblico giovane. Gli spigoli si smussano, i personaggi secondari (la collega Mai, l'amico Hayato, la bibliotecaria Kana) servono soprattutto a far avanzare la trama, e nell'ultima parte un incidente imprime alla storia una svolta melodrammatica che sembra presa da un manuale di genere.

Eppure il film ha una sincerità che lo salva. Tamura crede ai suoi personaggi e alla loro voglia di uscire di casa, e lo dimostra in scene semplici, come la prima volta di Josée davanti al mare, costruite con un'attenzione ai gesti che non è comune. È un anime romantico confezionato con cura, meno audace di quanto avrebbe potuto essere, ma capace di raccontare la disabilità senza pietismo. Per un film destinato al grande pubblico non è un risultato scontato.

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