Animal Behaviour, la terapia di gruppo di Snowden e Fine ad Annecy

Una sanguisuga, una mantide, un maiale e un gorilla irascibile dallo psicoterapeuta. Il ritorno di Alison Snowden e David Fine al cortometraggio, prodotto dall'NFB, è una commedia precisa e affettuosa.

Bonlieu 2018
Immagine: Boungawa · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Una sanguisuga che non riesce a staccarsi da nessuno. Una mantide religiosa che non trova un compagno disposto a restare (per ovvie ragioni). Un maiale che mangia per nervosismo, un uccello roso dai sensi di colpa, una gatta ossessiva. Ogni settimana si siedono in cerchio nello studio del dottor Clement, un cane psicoterapeuta, e provano a parlare dei loro istinti come se fossero problemi da risolvere.

Poi arriva Victor, un gorilla con seri problemi di gestione della rabbia. Non vuole stare lì, non crede alla terapia e, nel giro di pochi minuti, l'equilibrio del gruppo comincia a scricchiolare.

Il ritorno di una coppia rodata

Animal Behaviour (in francese Zoothérapie) ha debuttato al Festival di Annecy, nella competizione ufficiale dei cortometraggi, nella giornata d'apertura dell'11 giugno. Dura quattordici minuti, è prodotto dal National Film Board of Canada con Michael Fukushima, ed è il primo corto d'autore di Alison Snowden e David Fine dopo molti anni passati soprattutto in televisione. I due, che lavorano in coppia da sempre, hanno vinto l'Oscar con Bob's Birthday nei primi anni Novanta, da cui è nata la serie Bob and Margaret.

Chi conosce quel lavoro ritrova qui lo stesso gusto per l'imbarazzo quotidiano, le conversazioni che girano a vuoto, la comicità delle persone che cercano di essere ragionevoli e non ci riescono. La differenza è che stavolta le persone sono animali, e il loro disagio ha una radice biologica che nessuna seduta potrà estirpare.

Una gag che si fa struttura

L'idea di partenza potrebbe reggere uno sketch da tre minuti. Snowden e Fine la allungano senza annacquarla, perché ogni paziente porta in scena un piccolo dramma costruito sulla propria natura. La mantide racconta le sue relazioni finite male con la serenità di chi non vede il problema. La sanguisuga soffre di ansia da separazione nel senso più letterale possibile. Il maiale si giustifica davanti al cibo con argomenti sempre più fragili. Sono battute, certo, ma funzionano perché i personaggi credono davvero in quello che dicono.

Il gorilla Victor è il motore del film. La sua rabbia non è solo un tratto comico, è il corpo estraneo che mette alla prova la pazienza del dottore e la fragile solidarietà del gruppo. La progressione verso il caos è gestita con un timing teatrale, quasi da commedia di situazione, e la scrittura tiene sempre in vista una domanda seria: quanto possiamo cambiare quello che siamo?

Disegno digitale, sapore di carta

Sul piano visivo il film è animato in 2D digitale, ma cerca la consistenza del disegno su carta. I personaggi hanno un leggero ombreggiato che dà volume senza appesantire, e la palette è smorzata, con toni caldi e spenti che ricordano certi romanzi a fumetti. È una scelta furba. Lo studio del dottore è un ambiente pieno di oggetti, e con colori più accesi sarebbe diventato un caos. Così invece le figure si staccano bene dal fondo e l'occhio va dove deve andare.

L'animazione punta sulla recitazione più che sul movimento spettacolare. Sguardi, posture, piccoli scatti nervosi. Il gorilla occupa lo spazio in modo minaccioso anche quando sta seduto, la gatta si muove con una precisione maniacale, il cane terapeuta mantiene una calma professionale che si incrina a poco a poco. Il doppiaggio inglese, asciutto e naturale, accompagna bene questo registro.

Più tenero di quanto sembri

Il limite del film è una certa prevedibilità. Si capisce presto dove andrà a parare il conflitto con Victor, e alcune gag sulla natura dei pazienti sono intuibili appena il personaggio viene presentato. Ma Snowden e Fine non cercano la sorpresa. Cercano la simpatia per creature imperfette, e la trovano.

Si esce dalla visione con l'impressione di aver visto una commedia piccola e molto rifinita, che fa ridere senza cinismo e lascia un fondo di malinconia. Nella selezione di Annecy di quest'anno non sarà il film più audace, ma è tra quelli che il pubblico ricorderà con più affetto.

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