In This Corner of the World, la guerra vista dalla cucina di una casa di Kure

Sunao Katabuchi porta sullo schermo il manga di Fumiyo Kōno e racconta il Giappone in guerra attraverso le giornate di una ragazza che ama disegnare. Un film di rara pazienza.

Katabuchi Sunao from "In This Corner (and Other Corners) of the World" at Opening Ceremony of the Tokyo International Film Festival 2019 (49014117897)
Immagine: Dick Thomas Johnson from Tokyo, Japan · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

Suzu disegna. Lo fa da bambina sulla spiaggia di Eba, a Hiroshima, lo fa da ragazza svagata che si perde nei propri pensieri, lo continua a fare quando nel 1943, a diciotto anni, sposa Shusaku Hojo, impiegato della marina, e si trasferisce a Kure, il grande porto militare poco lontano. La guerra entra nella sua vita a poco a poco, prima con le razioni sempre più scarse, poi con gli allarmi, infine con le bombe.

Kono sekai no katasumi ni (in inglese In This Corner of the World), arrivato nelle sale giapponesi il 12 novembre dopo l'anteprima al Festival di Tokyo, è il film che Sunao Katabuchi preparava da anni. Lo ha scritto con Chie Uratani partendo dal manga di Fumiyo Kōno, pubblicato tra il 2007 e il 2009, e lo ha realizzato con lo studio MAPPA. Una parte del budget è arrivata da una campagna di finanziamento collettivo che nel 2015 ha superato di molto l'obiettivo, segno di un'attesa che andava oltre il pubblico degli appassionati.

La vita domestica come campo di battaglia

Il film non racconta la guerra dalle trincee né dal punto di vista dei generali. La racconta dalla cucina. Suzu impara a cucinare con le erbe selvatiche, a rammendare, a gestire la suocera e la cognata Keiko, tornata a casa con la figlioletta Harumi. Katabuchi dedica a questi gesti una cura quasi documentaria: ricette di guerra, tessuti riciclati, file per l'acqua. Dietro c'è un lavoro di ricerca maniacale, con interviste agli anziani della zona e una ricostruzione accurata dei luoghi com'erano prima dei bombardamenti.

Questa pazienza è il pregio principale del film e insieme la sua scommessa. Per più di un'ora il racconto procede per piccoli episodi, a volte comici, scanditi da didascalie con mese e anno. Chi cerca una trama forte rischia di spazientirsi. Chi accetta il ritmo si accorge che il tempo che scorre è il vero protagonista, e che ogni data avvicina un appuntamento che lo spettatore conosce già.

Un segno morbido contro la catastrofe

L'animazione, disegnata a mano, segue lo stile tondo e un po' sbiadito del manga. I fondali hanno qualcosa di acquerellato, i personaggi sono semplici, quasi infantili. Quando la violenza arriva, Katabuchi la filtra attraverso lo sguardo di Suzu. Le esplosioni della contraerea diventano per un attimo macchie di colore, come se lei le stesse dipingendo. È una delle idee visive più forti viste in un anime negli ultimi anni, perché non attenua l'orrore e insieme lo restituisce come lo vive chi ha un pennello in testa.

Senza rivelare troppo, il film colpisce Suzu proprio nel suo talento. Da quel momento il disegno stesso cambia, si spezza, diventa più incerto. Pochi film d'animazione hanno usato la propria tecnica per raccontare una ferita in modo così diretto.

La voce di Non, nome d'arte di Rena Nōnen, dà alla protagonista un'ingenuità che non diventa mai stupidità. Le musiche delicate di Kotringo accompagnano senza enfasi.

Accanto a Takahata

Il paragone con Una tomba per le lucciole di Isao Takahata viene spontaneo, e Katabuchi del resto ha lavorato a lungo nell'orbita di quel cinema. Ma il tono è diverso. Takahata costruiva una tragedia, Katabuchi una cronaca. Il suo film è meno disperato e forse per questo più inquietante, perché mostra quanto la normalità possa resistere fino all'ultimo, anche quando intorno tutto sta crollando.

Qualche passaggio resta oscuro per chi non conosce il manga, in particolare la linea narrativa legata a una ragazza del quartiere dei piaceri, accennata e poi lasciata cadere. Un difetto vero, in un film di oltre due ore. Resta comunque un'opera che chiede tempo e lo ripaga, e che mette Katabuchi tra i registi più seri dell'animazione giapponese di oggi.

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