Romics 2018, Tsukasa Hōjō per la prima volta in Italia tra Occhi di gatto e City Hunter
Il papà delle sorelle ladre e di Ryo Saeba riceve il Romics d'Oro alla ventitreesima edizione, insieme a Massimo Rotundo e Martin Freeman. Mostre, doppiaggio e la generazione di Goldrake.

Tre sorelle gestiscono un bar di giorno e di notte rubano opere d'arte. Una di loro è fidanzata con il poliziotto che dà loro la caccia. Con questa premessa, nei primi anni Ottanta, Tsukasa Hōjō creò Cat's Eye, che in Italia è diventato Occhi di gatto e ha segnato l'infanzia di più di una generazione grazie alla serie animata trasmessa dalle reti private. Il mangaka giapponese è venuto in Italia per la prima volta, ospite della ventitreesima edizione di Romics, alla Fiera di Roma dal 5 all'8 aprile, e ha ricevuto il Romics d'Oro.
Da Occhi di gatto a City Hunter
Il festival gli ha dedicato una mostra che ripercorreva la sua carriera, da Occhi di gatto a City Hunter, l'altro suo grande successo. Le avventure di Ryo Saeba, investigatore privato a Tokyo, irresistibile con le clienti e infallibile con la pistola, sono diventate a loro volta una serie animata molto popolare anche da noi.
Le tavole esposte mostrano quanto il suo disegno sia preciso e attento all'anatomia, molto più realistico di quello di tanti colleghi della sua generazione. Gli adattamenti animati hanno inevitabilmente semplificato quel tratto, ma la mostra permetteva di capire da dove venivano le sue figure femminili, eleganti e dinamiche, e il suo gusto per le scene d'azione costruite come un film. Per chi conosce i personaggi solo attraverso la televisione è stata una scoperta.
Gli altri Romics d'Oro
Gli altri due premiati di questa edizione venivano da mondi diversi. Massimo Rotundo, illustratore e fumettista romano, ha avuto una mostra intitolata Contaminazioni d'autore. Martin Freeman, l'attore britannico noto per Lo Hobbit e per la serie Sherlock, ha rappresentato il versante cinematografico del festival. Una scelta che riflette la natura di Romics, dove fumetto, animazione, cinema e cultura pop convivono da sempre.
Goldrake, doppiatori e cosplay
Per gli appassionati di animazione giapponese c'era anche Goldrake Generation, l'evento dedicato al robot che, arrivato sulla Rai nel 1978, aprì le porte agli anime in Italia. Quarant'anni dopo, Goldrake resta un riferimento per chi è cresciuto in quegli anni, e Romics lo ha celebrato con la passione di sempre. Sul palco anche Cristina D'Avena, la voce delle sigle che hanno accompagnato tanti di quei cartoni.
Il Gran Galà del Doppiaggio, arrivato alla quindicesima edizione, ha consegnato i premi alla carriera a Claudio Sorrentino e Anna Rita Pasanisi, oltre ai premi intitolati a Ferruccio Amendola e Andrea Quartana. Per l'animazione straniera in Italia il lavoro dei doppiatori è decisivo. Molte serie giapponesi degli anni Ottanta sono ricordate anche per le voci italiane, e Romics ha il merito di non dimenticarlo.
Tra le mostre segnaliamo anche Il Corvo, Memento Mori e Donne che disegnano le donne, con illustratrici italiane al lavoro dal vivo. Il resto lo hanno fatto i cosplayer, con il Romics Cosplay Award, e il K-pop.
Romics tornerà in autunno con la ventiquattresima edizione. Questa primavera ci ha lasciato un incontro raro, quello con un autore che gli italiani conoscevano soprattutto attraverso i cartoni animati e che finalmente hanno potuto vedere di persona.


