Dandadan, fantasmi contro alieni nell'anime più scatenato della stagione
Science SARU adatta il manga di Yukinobu Tatsu con una regia che non sta ferma un secondo. Dopo le prime puntate su Netflix e Crunchyroll, la serie di Fūga Yamashiro è già il titolo di cui si parla di più.

Una ragazza che crede ai fantasmi e non agli alieni, un ragazzo che crede agli alieni e non ai fantasmi. Fanno una scommessa: ciascuno andrà nel posto infestato che l'altro considera una bufala, e vedrà chi ha ragione. Hanno ragione tutti e due. Il problema è che a quel punto è troppo tardi.
Questo è l'innesco di Dandadan, il manga di Yukinobu Tatsu pubblicato dal 2021 su Shōnen Jump+, e l'anime di Science SARU lo prende con una velocità che lascia senza fiato. Il primo episodio è andato in onda in Giappone il 4 ottobre, sulle reti MBS e TBS, e la serie è disponibile in streaming su Netflix e Crunchyroll. I primi tre episodi erano già stati mostrati in anteprima, in alcuni paesi anche in sala, in un montaggio intitolato Dandadan: First Encounter.
Momo, Okarun e la nonna turbo
Momo Ayase è una liceale dal carattere esplosivo, nipote di una medium. Ken Takakura, che tutti chiamano Okarun, è un ragazzo timido e solitario appassionato di occulto e di UFO. La notte della scommessa Momo viene rapita da un gruppo di alieni dall'aspetto molto poco rassicurante, mentre Okarun, in una galleria abbandonata, incontra la Turbo Granny, uno spirito vendicativo che gli ruba qualcosa di molto personale e lo maledice.
Da quel momento lei scopre di avere poteri psicocinetici, lui di potersi trasformare in una creatura velocissima, e i due si ritrovano a combattere insieme contro minacce soprannaturali ed extraterrestri, cercando nel frattempo di recuperare ciò che Okarun ha perso. Se la sintesi sembra assurda, è perché lo è. Dandadan mescola horror, fantascienza da serie B, commedia sporca e romanzo sentimentale adolescenziale senza mai chiedere il permesso.
Una regia che non si ferma
Della storia e del metodo di Science SARU abbiamo già scritto altrove. Qui conviene concentrarsi su questo progetto, diretto da Fūga Yamashiro, con la composizione della serie di Hiroshi Seko, il character design di Naoyuki Onda e la musica di Kensuke Ushio.
La prima cosa che colpisce è il montaggio. Le scene d'azione sono costruite con una frenesia controllatissima: inquadrature brevi, cambi di scala continui, la camera che sembra inseguire i personaggi invece di osservarli. L'inseguimento in cui la Turbo Granny dà la caccia ai protagonisti, nei primi episodi, è un piccolo saggio di animazione dinamica, con corpi che si deformano, prospettive estreme, colori acidi che esplodono nella notte. È il tipo di sequenza che giustifica da sola un adattamento.
La seconda cosa è l'equilibrio tra registri. Dopo un combattimento furioso, la serie riesce a fermarsi su un momento di imbarazzo tra i due protagonisti, su una battuta, su uno sguardo, e il cambio di tono non stride mai. Onda disegna personaggi molto espressivi, che reggono sia la caricatura sia i primi piani più seri.
Ushio, che con Science SARU ha già lavorato più volte, firma una colonna sonora eclettica, piena di chitarre, ritmi elettronici e sonorità da vecchio cinema horror. La sigla d'apertura, Otonoke dei Creepy Nuts, è accompagnata da una sequenza animata di grande inventiva, mentre la chiusura è affidata a Taidada degli Zutomayo.
Qualche cautela
Non tutto è perfetto. L'umorismo di Dandadan è spesso volgare, con molte gag a sfondo sessuale, e il primo episodio contiene una scena di minaccia verso Momo che alcuni spettatori troveranno sgradevole, anche se la serie la ribalta con decisione. È un tratto del manga originale, e l'anime non prova ad ammorbidirlo.
C'è poi una questione di tenuta. Il ritmo di queste prime puntate è altissimo, e non è detto che la serie possa mantenerlo senza stancare. Le storie che si basano sull'accumulo di trovate rischiano, a lungo andare, di diventare un catalogo.
Per ora, però, Dandadan è la serie della stagione autunnale che più di tutte mostra cosa può fare l'animazione televisiva giapponese quando le si lascia libertà. È sfacciata, rumorosa, a tratti commovente. E dimostra che un adattamento può essere fedele al fumetto e insieme avere una personalità tutta sua.


