Animafest Zagreb 2018, il Grand Prix va a La Chute di Boris Labbé
Il festival croato premia una caduta infernale disegnata a china e un lungometraggio coloniale con pupazzi di feltro. Il pubblico sceglie la volpe di Benjamin Renner.

Una moltitudine di corpi minuscoli che precipita, si arrampica, si ammassa e torna a cadere, dentro un'architettura che sembra uscita da un codice miniato. È La Chute di Boris Labbé, il film che si è aggiudicato il Grand Prix per il cortometraggio alla ventottesima edizione di Animafest Zagreb, il festival mondiale del film d'animazione che si è chiuso sabato 9 giugno nella capitale croata dopo sei giorni di proiezioni.
Un inferno a inchiostro
Labbé, francese, prodotto da Sacrebleu Productions, lavora da anni su strutture visive che si moltiplicano e si espandono, e qui applica il suo metodo a un immaginario medievale e dantesco. Il film è disegnato a china e acquerello su carta, con le immagini poi invertite in negativo, e ha un tratto fitto, quasi ossessivo, con migliaia di figure che l'animazione mette in movimento come un unico organismo. Tra i riferimenti visivi si riconoscono Bosch e Bruegel. Non c'è un protagonista da seguire. C'è una massa di esseri che si contendono lo spazio fra cielo e abisso, e uno sguardo d'insieme che alterna il dettaglio al panorama, proprio come davanti a un grande affresco.
La giuria della competizione principale dei corti era formata da Jeanette Bonds, Sanja Borčić, Piotr Dumała, Robert Morgan e Pedro Rivero. La presenza di Dumała, maestro polacco della pittura animata su gesso, aiuta a capire perché un film così legato al segno abbia convinto.
Il Golden Zagreb Award, che il festival assegna alla creatività e all'innovazione, è andato invece a un'opera di tutt'altra natura: Fest del tedesco Nikita Diakur, un film digitale che si diverte con le simulazioni fisiche e con l'estetica volutamente sgangherata del computer. Il premio Zlatko Grgić per la migliore opera prima realizzata fuori da una scuola è andato a 32-Rbit di Victor Orozco Ramirez, coproduzione tra Germania e Messico.
Le menzioni speciali dicono molto della varietà della selezione: How Steel Was Tempered del croato Igor Grubić, III della polacca Marta Pajek, Mr. Deer dell'iraniano Mojtaba Mousavi, Finity Calling di Jasper Kuipers e Negative Space di Ru Kuwahata e Max Porter.
Il lungometraggio vince col feltro, il pubblico col pennello
Nella competizione dei lungometraggi il Grand Prix è andato a This Magnificent Cake! di Emma De Swaef e Marc James Roels, coproduzione tra Belgio, Francia e Paesi Bassi. È un film a pupazzi, lontano quindi dal territorio abituale di questo sito, ma merita una nota per il coraggio con cui affronta il passato coloniale belga in Africa con un'ironia amara. La giuria (Olga Bobrowska, Joni Männistö e Arsen Anton Ostojić) ha assegnato una menzione a Man-Woman Case della francese Anaïs Caura.
Chi cercava il disegno classico lo ha trovato nel premio del pubblico. Gli spettatori di Zagabria hanno scelto Le grand méchant renard et autres contes di Benjamin Renner e Patrick Imbert, la raccolta di storie di fattoria nata dai fumetti di Renner. Acquerello leggero, tempi comici impeccabili, animali che sbagliano tutto: è il genere di animazione 2D francese che riesce a parlare ai bambini e agli adulti senza cambiare tono. Il premio del pubblico per i corti è andato a Between the Shadows di Alice Guimarães e Mónica Santos.
Scuole, Croazia e bambini
Il premio Dušan Vukotić per il miglior film di studenti è andato a Facing It del britannico Sam Gainsborough, diplomato alla National Film and Television School, con menzioni per l'ungherese Take Me Please di Olivér Hegyi e per Bless You! della polacca Paulina Ziółkowska.
Nella competizione nazionale ha vinto Cyclists di Veljko Popović, coproduzione tra Croazia e Francia, con una menzione per Two for Two di Jelena Oroz. Il premio per il miglior film per bambini è andato al canadese Birdlime di Evan DeRushie, con menzione per Two Balloons dello statunitense Mark C. Smith. Il premio Vimeo Staff Pick, infine, ha segnalato A Love Letter to the One I Made Up dell'israeliana Rachel Gutgarts.
Zagabria resta un festival di autori
Il palmarès di quest'anno conferma l'identità di un festival che, dalla sua fondazione nel 1972, ha legato il proprio nome alla Scuola di Zagabria e all'idea dell'animazione come arte personale. Premiare La Chute significa scegliere un film senza dialoghi né trama in senso tradizionale, che chiede allo spettatore di perdersi nel segno. Accanto, il successo popolare della volpe di Renner ricorda che il disegno a mano ha ancora molte strade aperte, da quella più sperimentale a quella più narrativa.


