Bluey, la cagnolina di Brisbane che prende sul serio il gioco dei bambini
Su ABC Kids va in onda ogni giorno la serie di Joe Brumm prodotta da Ludo Studio. Episodi di sette minuti in cui una famiglia di cani gioca, litiga e inventa mondi, con una scrittura rara.

Il padre è sdraiato sul pavimento, immobile. Le figlie lo hanno appena congelato con uno xilofono magico, e finché qualcuno non suona di nuovo la nota giusta lui non può muovere un muscolo, nemmeno per sfuggire alla figlia minore che gli sta sistemando addosso le sue cose. Il primo episodio di Bluey, andato in onda su ABC Kids il 1° ottobre, si regge tutto su questo gioco, e in sette minuti riesce a parlare di turni, di sorelle e di quanto sia faticoso, e divertente, essere un genitore che si presta.
La serie australiana creata da Joe Brumm e prodotta a Brisbane da Ludo Studio, commissionata insieme da ABC e BBC, sta uscendo in questo mese con un episodio al giorno. Ne abbiamo visti abbastanza per dire che è una delle cose migliori arrivate nell'animazione prescolare da molto tempo.
Una famiglia di cani
Bluey è una cucciola di blue heeler, il cane da pastore australiano, di sei anni. Vive con la sorellina Bingo e i genitori Bandit e Chilli in una casa su palafitte circondata da un giardino tropicale, in un sobborgo che somiglia moltissimo alla Brisbane in cui la serie è prodotta. Il papà ha la voce di David McCormack, cantante della band australiana Custard; la mamma quella di Melanie Zanetti.
Non ci sono avventure straordinarie né cattivi da sconfiggere. Ogni episodio prende un gioco infantile, a volte inventato al momento, e lo segue fino in fondo. In Hospital le bambine operano il padre per estrargli un gatto immaginario dalla pancia. In Keepy Uppy tutta la famiglia corre per il giardino per impedire a un palloncino di toccare l'erba. In Daddy Robot un papà-robot telecomandato dovrebbe riordinare la stanza dei giochi, e le cose non vanno come previsto.
Il segreto è nella scrittura
Detto così potrebbe sembrare poco. Ma Bluey ha qualcosa che molte serie per bambini non hanno: capisce davvero come giocano i bambini. Le regole cambiano a metà, i ruoli si ribaltano, un litigio esplode e si spegne in pochi secondi. Le battute hanno il ritmo sghembo dei dialoghi infantili, e i genitori reagiscono come reagirebbero genitori veri, con pazienza ma anche con stanchezza, ironia, qualche furbizia per ottenere cinque minuti di riposo.
Brumm sa che il pubblico di questi episodi comprende anche chi li guarda insieme ai figli, e scrive per entrambi senza mai strizzare l'occhio agli adulti con battute fuori contesto. La morale, quando c'è, emerge dal gioco stesso e non viene mai spiegata. In The Magic Xylophone nessuno dice che bisogna fare a turno. Lo si capisce guardando.
Animazione semplice, molto curata
Sul piano visivo la serie sceglie la semplicità. È animata in digitale con CelAction2D, un software per l'animazione a pezzi molto usato nella televisione britannica, e ne ha l'aspetto pulito: forme geometriche, colori pieni, nessuna texture. Il rischio di questa tecnica è la rigidità, quella sensazione di burattini di cartone che si muovono su perni. Qui il rischio è tenuto a bada da un'animazione attenta alle pose e alla recitazione, e da una regia che sa usare le pause. I cani di Bluey hanno un linguaggio del corpo sorprendentemente espressivo, soprattutto Bandit, che passa dal gioco alla stanchezza con un solo cambio di postura.
Merita una menzione anche la musica di Joff Bush, che cambia registro da un episodio all'altro e spesso richiama brani classici in versioni leggere, dando a ogni puntata un'atmosfera propria.
Qualche dubbio
I sette minuti sono una misura ideale per i più piccoli, e qualche episodio si chiude in modo un po' brusco, come se la storia fosse stata tagliata a metà. Alcune puntate funzionano meglio di altre, e quelle con i cugini e gli amici, dove i personaggi si moltiplicano, perdono un po' dell'intimità che rende speciali gli episodi in famiglia. Sono osservazioni marginali. Se il resto della stagione manterrà questo livello, Bluey ha tutto per diventare un piccolo classico della televisione australiana, e forse non solo di quella.


