Arco, Ugo Bienvenu firma un'avventura per ragazzi che guarda al futuro con paura e tenerezza
Arriva nelle sale francesi l'esordio di Ugo Bienvenu, Cristal ad Annecy. Un bambino del 2932 precipita nel 2075 e trova un'amica, un robot e un mondo in fiamme. Il 2D più luminoso dell'anno.

Da dove arriva l'idea che il futuro debba per forza essere grigio? Ugo Bienvenu, fumettista che da anni disegna avvenire e tecnologia, risponde con un film pieno di colore, che pure non nasconde nulla della crisi climatica. Arco è uscito nelle sale francesi il 22 ottobre, distribuito da Diaphana, dopo la proiezione speciale a Cannes a maggio e il Cristal del lungometraggio vinto ad Annecy a giugno. Le aspettative erano alte. Il film le regge quasi sempre.
Un arcobaleno sbagliato
Siamo nel 2932. L'umanità vive su piattaforme sospese sopra le nuvole e viaggia nel tempo indossando tute che lasciano scie d'arcobaleno. Arco ha dieci anni e non ha ancora l'età per farlo. Una notte prende di nascosto il mantello e la gemma della sorella maggiore per andare a vedere i dinosauri, ma il viaggio va storto e il ragazzino precipita nel 2075.
Lì incontra Iris, una bambina della sua età. I genitori lavorano lontano e la crescono a distanza, mentre in casa si occupa di lei Mikki, un robot domestico premuroso e un po' goffo. Il mondo di Iris è il nostro, appena più avanti. Città protette da barriere contro gli incendi, tecnologia ovunque, una natura che si fa sempre più ostile. Arco vuole solo tornare a casa. Per riuscirci servirà un arcobaleno, e intanto sulle sue tracce si mettono tre fratelli strampalati.
Il futuro disegnato a mano
Bienvenu ha costruito il film partendo dai suoi disegni. Ha storyboardato tutto prima di scrivere la sceneggiatura con Félix de Givry, con cui ha fondato lo studio Remembers, e ha scelto un 2D digitale realizzato in TVPaint per tenere il carattere artigianale del tratto. Molti degli animatori erano suoi ex studenti dei Gobelins. Alla produzione si è aggiunta MountainA, la società di Natalie Portman e Sophie Mas.
Il risultato ha un'identità precisa. Le linee sono pulite, i volti dei bambini essenziali, i colori pieni e caldi anche quando il cielo si riempie di fumo. Si sentono gli echi di Moebius e del Miyazaki di Nausicaä e Laputa, con un'idea di fantascienza che passa per il paesaggio prima che per la tecnologia. Le sequenze di volo, con le scie colorate che tagliano le nuvole, sono tra le immagini più belle viste in un film animato europeo negli ultimi anni.
Il 2075 di Bienvenu colpisce per la sua normalità. Nessuna distopia urlata. Le case sono comode, i robot gentili, la scuola funziona. Eppure gli incendi sono una minaccia quotidiana e i genitori di Iris sono quasi sempre lontani da casa. Il film non fa prediche. Lascia che lo spettatore, anche il più piccolo, noti da solo cosa manca in quella vita così ordinata.
Mikki e il resto
Il personaggio più riuscito è Mikki, il robot. Attraverso di lui Bienvenu parla di cura, di lavoro invisibile, di affetto delegato alle macchine, senza mai renderlo un simbolo freddo. Le sue ultime scene, che qui non raccontiamo, sono di quelle che restano.
Meno a fuoco i tre fratelli inseguitori, una spalla comica che nella versione francese ha le voci di Vincent Macaigne, Louis Garrel e William Lebghil. Divertono, ma il tono slapstick stride a tratti con la malinconia del resto. Anche il ritmo della parte centrale, con la fuga e l'incendio, procede per accumulo più che per tensione.
Le musiche di Arnaud Toulon, premiate ad Annecy, accompagnano con un lirismo discreto. Le giovani voci di Oscar Tresanini e Margot Ringard Oldra suonano naturali, lontane dalla dizione impostata di tanto doppiaggio per ragazzi.
Arco è un film per famiglie nel senso migliore. Parla ai bambini senza semplificare e agli adulti senza farli sentire in colpa. E ricorda che il futuro, prima di essere un problema da risolvere, è un posto che qualcuno abiterà davvero.


