Ralph Bakshi e Fritz il gatto, quando il cartone americano diventò vietato ai minori
Nel 1972 un animatore cresciuto a Brooklyn portò nelle sale il primo lungometraggio animato americano classificato X. Da lì nacque un'altra idea di animazione per adulti.

Negli Stati Uniti dei primi anni Settanta l'equazione era considerata ovvia. Cartone animato voleva dire Disney, o al massimo il sabato mattina televisivo. Quando Fritz the Cat uscì nelle sale nel 1972 con il bollino X, la classificazione riservata ai film per soli adulti, molti spettatori e critici rimasero spiazzati. Un gatto antropomorfo faceva sesso, fumava marijuana, partecipava a rivolte urbane. Il film incassò molto bene, e il suo regista, Ralph Bakshi, divenne di colpo il volto di un nuovo modo di fare animazione.
Dai Terrytoons alla rivolta
Bakshi era nato nel 1938 ad Haifa, in quella che allora era la Palestina sotto mandato britannico, e la sua famiglia si era trasferita a Brooklyn quando era bambino. Crebbe nel quartiere di Brownsville, un ambiente povero e duro che sarebbe tornato spesso nei suoi film.
Entrò giovanissimo ai Terrytoons, lo studio newyorkese di Paul Terry, noto per un'animazione economica e ripetitiva. Fece carriera rapidamente, da addetto alla pulizia dei rodovetri ad animatore e poi a regista, e alla fine degli anni Sessanta fu messo a capo per un breve periodo dello studio d'animazione della Paramount, poco prima della sua chiusura. Ne uscì convinto che l'animazione americana dovesse cambiare radicalmente.
Fritz e Crumb
Fritz il gatto era un personaggio dei fumetti underground di Robert Crumb, un gatto studente, opportunista e libertino. Bakshi e il produttore Steve Krantz ne acquisirono i diritti e realizzarono il film con un budget limitato. Crumb non apprezzò il risultato e se ne distanziò pubblicamente, arrivando a far morire il personaggio nei suoi fumetti.
Il film era una satira della controcultura dei tardi anni Sessanta, degli studenti radicali, del razzismo e dell'ipocrisia della classe media. Lo stile era ruvido, gli sfondi spesso ricavati da fotografie di strada ritoccate, il montaggio sincopato. Era un cartone che rifiutava la bellezza levigata in nome della verità sociale, o almeno di una certa idea di verità.
Le polemiche
Il successo commerciale permise a Bakshi di proseguire. Heavy Traffic, del 1973, raccontava la vita di un giovane disegnatore a New York fra famiglia disfunzionale e strada. Coonskin, del 1975, fu il suo film più controverso. Voleva essere una satira del razzismo americano usando gli stereotipi stessi, ma fu contestato da organizzazioni per i diritti civili come offensivo prima ancora dell'uscita e distribuito con difficoltà. Il dibattito su quel film è aperto ancora oggi.
Il fantasy e il rotoscopio
Dalla metà degli anni Settanta Bakshi si orientò verso il fantasy. Wizards, del 1977, mescolava animazione tradizionale e materiale di repertorio rielaborato. Nel 1978 uscì Il signore degli anelli, prodotto per la United Artists, che adattava la prima metà del romanzo di Tolkien.
Per contenere i costi e ottenere movimenti realistici in scene di massa, Bakshi usò ampiamente il rotoscopio. Le battaglie furono girate con attori in costume e poi ricalcate, a volte lasciando intravedere l'origine fotografica con effetti di solarizzazione. Il risultato è disomogeneo, ma il film ebbe un buon successo. La seconda parte prevista non fu mai realizzata, e il racconto si interrompe a metà.
Seguirono American Pop, del 1981, una saga musicale di quattro generazioni di una famiglia di immigrati, e Fire and Ice, del 1983, realizzato con l'illustratore Frank Frazetta.
Eredità
Negli anni seguenti Bakshi lavorò in televisione, con Mighty Mouse: The New Adventures nel 1987, una serie che diede spazio a giovani animatori come John Kricfalusi, futuro creatore di Ren e Stimpy. Il suo ultimo lungometraggio per Hollywood, Cool World del 1992, fu un insuccesso.
Il giudizio su Bakshi è diviso. Molti gli rimproverano un'animazione grezza, incoerente, a volte gratuitamente provocatoria. Altri gli riconoscono di aver aperto, da solo e contro l'intera industria, la possibilità di un lungometraggio animato americano per adulti, decenni prima che le serie animate in prima serata e i film d'autore rendessero normale quel pubblico. Senza di lui, il discorso sul cartone animato come forma adulta, negli Stati Uniti, sarebbe partito molto più tardi.


