Cowboy Bebop, la serie jazz che ha insegnato all'anime a improvvisare

Cacciatori di taglie squattrinati, un'astronave scassata e la musica di Yōko Kanno. Come la serie di Shin'ichirō Watanabe ha mescolato generi e ritmi diventando un classico mondiale.

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Immagine: Georges Seguin (Okki) · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Ogni episodio di Cowboy Bebop si chiama «session», come una sessione di registrazione jazz. Non è un vezzo. La serie diretta da Shin'ichirō Watanabe e prodotta da Sunrise nel 1998 è costruita come un disco di standard reinterpretati. Ogni puntata riprende un genere diverso, il western, il noir, l'horror, la commedia, il film di arti marziali, e lo suona con gli stessi musicisti.

L'equipaggio

Nel 2071 l'umanità ha colonizzato il sistema solare. Sulla nave Bebop viaggiano cacciatori di taglie sempre al verde.

  • Spike Spiegel, ex membro di un sindacato criminale, abile nel kung fu ispirato a Bruce Lee, apatico e ironico.
  • Jet Black, ex poliziotto con un braccio meccanico, proprietario della nave e cuoco di piatti senza carne.
  • Faye Valentine, giocatrice d'azzardo piena di debiti, risvegliata da un lungo sonno criogenico senza memoria.
  • Ed, giovanissima hacker eccentrica.
  • Ein, un corgi dotato di intelligenza fuori dal comune.

Le loro cacce falliscono quasi sempre. Gli episodi autonomi sono intervallati da una trama più lunga, il passato di Spike e il suo rapporto con Vicious e con una donna di nome Julia.

La musica di Yōko Kanno

La colonna sonora è uno degli elementi più celebri della serie. Yōko Kanno, con il gruppo creato per l'occasione, The Seatbelts, compone brani che spaziano dal big band al blues, dal country al rock, dalla musica brasiliana all'elettronica. La sigla d'apertura, Tank!, è un pezzo jazz con fiati scatenati accompagnato da titoli grafici che richiamano il design dei film di spionaggio degli anni Sessanta.

La musica non commenta soltanto le immagini. Spesso le scene sono montate sulla musica, come in un videoclip, e il ritmo dei combattimenti segue quello dei brani.

Una produzione curata

Il character design è di Toshihiro Kawamoto, i mecha sono di Kimitoshi Yamane, la sceneggiatura principale di Keiko Nobumoto. L'animazione dei combattimenti corpo a corpo di Spike è tra le più apprezzate della televisione giapponese di quegli anni, con movimenti precisi e realistici. Le astronavi hanno un aspetto usato, sporco, credibile. Le colonie spaziali somigliano a città terrestri, con bar, mercati, case popolari.

La trasmissione originale fu complicata. TV Tokyo mandò in onda nel 1998 solo una parte degli episodi, anche a causa di regole più severe sulla violenza nei programmi televisivi introdotte in quel periodo. La serie completa di ventisei sessioni andò in onda poco dopo sul canale satellitare WOWOW.

Il successo internazionale

Cowboy Bebop ebbe un'accoglienza notevole all'estero. Negli Stati Uniti fu uno dei titoli che inaugurarono la programmazione di anime nel blocco notturno di Adult Swim, nel 2001, contribuendo a far conoscere l'animazione giapponese a un pubblico adulto. Nello stesso anno uscì il film Cowboy Bebop: Knockin' on Heaven's Door, ambientato tra due episodi della serie.

Perché funziona ancora

La forza della serie sta nel tono. È ironica e malinconica, leggera e violenta, con personaggi che fingono indifferenza ma portano pesi enormi. Ogni episodio ha una propria compiutezza, e il finale, che non intendo anticipare, è uno dei più discussi dell'animazione televisiva.

Watanabe ha continuato con progetti simili nello spirito, come Samurai Champloo (2004), che mescola Giappone feudale e hip hop, e Space Dandy (2014). Ma Cowboy Bebop resta il suo titolo più amato. Ha mostrato che l'anime poteva usare la cultura pop americana, il jazz, il cinema di genere, restituendoli con una sensibilità tutta giapponese.

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