La palla che rimbalza, l'esercizio da cui passano tutti gli animatori

Un cerchio, un pavimento e qualche decina di disegni. Perché la palla che rimbalza insegna timing, spacing, peso e deformazione meglio di qualsiasi personaggio.

Bouncing ball strobe edit
Immagine: MichaelMaggs Edit by Richard Bartz · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

In molte scuole di animazione il primo compito consegnato agli studenti è sempre lo stesso: una palla che cade, tocca terra, rimbalza e si ferma. Niente occhi, niente braccia, niente storia. Eppure in quei pochi secondi c'è già quasi tutto quello che servirà in seguito, dalla gravità al carattere dei materiali.

Prima la traiettoria

Si comincia senza disegnare la palla. Su un foglio si tracciano gli archi dei rimbalzi: una serie di parabole che si abbassano e si accorciano progressivamente, fino a sparire. Ogni parabola successiva è più bassa della precedente, e la distanza orizzontale tra un contatto e l'altro diminuisce.

Una regola empirica utile per una palla di gomma: ogni rimbalzo raggiunge circa metà o due terzi dell'altezza del precedente. Una palla da ping pong perde poco a ogni rimbalzo, una palla da bowling quasi non rimbalza.

I fotogrammi chiave

Le pose chiave sono pochissime. I punti di contatto con il pavimento e i vertici delle parabole. Con queste segnate sul foglio, il lavoro diventa decidere quanti disegni mettere tra un punto e l'altro e a che distanza.

Per un primo rimbalzo di una palla da basket che cade da un'altezza di circa un metro e mezzo, a 24 fps, si può partire da 10 o 12 fotogrammi tra il vertice e il contatto. I rimbalzi successivi saranno via via più brevi, per esempio 8, poi 6, poi 4 fotogrammi di discesa. La palla si ferma, e gli ultimi micro rimbalzi possono durare due fotogrammi ciascuno prima del rotolamento finale.

Lo spacing fa la gravità

Qui sta il cuore dell'esercizio. Una palla che cade accelera, quindi i disegni sono vicini in alto e sempre più distanti man mano che si avvicinano al pavimento. Dopo il rimbalzo succede il contrario: la palla parte veloce e rallenta salendo.

Disegnate lo spacing come una serie di tacche lungo la parabola. In cima saranno fitte, quasi sovrapposte. In basso molto larghe. Se le tacche sono equidistanti, la palla sembrerà sospesa a un filo e mossa da una mano invisibile.

Un controllo veloce. Sovrapponete tutti i disegni su un unico foglio con il lightbox o con la visualizzazione onion skin. Dovreste vedere una specie di ventaglio che si apre verso il basso. Se vedete una fila ordinata di cerchi a distanze regolari, c'è da rifare.

Schiacciare e allungare

Sul contatto la palla si deforma. Si appiattisce contro il pavimento (squash) e nei fotogrammi immediatamente prima e dopo si allunga nella direzione del moto (stretch). Il volume deve restare costante: se la palla si abbassa, si allarga.

La quantità di deformazione dipende dal materiale. Una palla di gomma morbida può schiacciarsi parecchio, una biglia di vetro non si deforma affatto. Nella pratica si usa:

  • un disegno di stretch subito prima del contatto;
  • un disegno di squash sul contatto, a volte tenuto per due fotogrammi;
  • un disegno di stretch subito dopo, mentre la palla riparte.

Attenzione a non mettere lo stretch all'apice. Lì la palla è quasi ferma e deve avere la sua forma normale.

Il rimbalzo in avanzamento

Quando la palla si muove anche in orizzontale, lo spacing orizzontale resta più o meno costante (non c'è attrito con l'aria degno di nota su queste distanze), mentre quello verticale segue la gravità. È la combinazione delle due componenti a disegnare la parabola. Molti principianti rallentano anche lo spostamento orizzontale all'apice, e la palla sembra esitare.

Variazioni per esercitarsi

Una volta chiusa la palla di gomma, conviene rifare lo stesso esercizio con materiali diversi. Una palla da bowling cade pesantemente, rimbalza appena e rotola. Un palloncino scende lentamente, quasi senza accelerazione, e ricade con indolenza. Una pallina da ping pong compie molti rimbalzi rapidi e ravvicinati.

L'esercizio successivo, quello della palla con la coda, introduce l'azione sovrapposta. Ma conviene arrivarci solo quando il rimbalzo semplice funziona senza dubbi. Rifarlo tre o quattro volte serve: è così che l'occhio impara a riconoscere lo spacing sbagliato al primo sguardo.

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